«Gli Stati Uniti non cercano una guerra fredda con la Cina»

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Ad assicurarlo è il presidente statunitense Joe Biden, il quale ha affermato di voler aprire «una nuova era di incessante diplomazia e di pace nel mondo dopo il ritiro dall’Afghanistan» - Il presidente iraniano accusa: «L’egemonia statunitense ha fallito miseramente»

«Gli Stati Uniti non cercano una guerra fredda con la Cina»
© EPA/Eduardo Munoz

«Gli Stati Uniti non cercano una guerra fredda con la Cina»

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Joe Biden vuole aprire «una nuova era di incessante diplomazia» e «di pace» nel mondo dopo il ritiro dall’Afghanistan e assicura che l’America non cerca «una nuova guerra fredda» con la Cina, anche se resta il monito a Pechino a non aggredire i paesi vicini e a non violare i diritti umani come fa con gli uiguri. È il suo messaggio nel debutto come presidente degli Stati Uniti all’assemblea generale dell’ONU, «il primo in 20 anni senza guerre aperte».

Ad ascoltarlo una platea per la prima volta in presenza dopo l’inizio della pandemia, anche se a delegazioni ristrette, con l’apparizione di leader come il brasiliano Jair Bolsonaro e il turco Recep Tayyip Erdogan e l’esordio del nuovo presidente iraniano Ebrahim Raisi.

Un intervento di 34 minuti, lontanissimo dai toni minacciosi di Donald Trump, nel quale ha cercato di rilanciare la leadership americana nel mondo ma con la cooperazione di tutti i paesi che perseguono fini pacifici, invitando a lavorare insieme per affrontare le sfide più urgenti di questo «decennio decisivo», come la pandemia, il cambiamento climatico, i diritti umani ma anche i cyberattacchi.

In una visione multilateralista in cui ha posto l’accento sull’importanza delle alleanze. A partire da quella «fondamentale» con l’Unione europea, messa a dura prova prima dal caotico ritiro da Kabul e poi dal nuovo patto di sicurezza USA-Australia-Gran Bretagna nell’Indo-Pacifico, con la conseguente crisi dei sommergibili e il «sostegno solidale» dei paesi europei alla Francia dopo la ministeriale degli esteri di lunedì a New York.

«Continueremo a difenderci dal terrorismo e ad usare la forza se necessario, ma come ultima risorsa, e lo dobbiamo fare con il consenso degli americani e in concertazione con i nostri alleati e i nostri partner», ha chiarito invocando il ricorso alle istituzioni multilaterali per affrontare le sfide globali, comprese quelle nell’area Indo-Pacifica.

«Non vogliamo una nuova guerra fredda, o un mondo diviso in blocchi rigidi», ha poi assicurato Biden senza mai nominare Pechino. Ma, ha avvisato, «gli Stati Uniti vogliono partecipare alla competizione e parteciparvi con forza». Competizione, quindi, non conflitto.

«Con i nostri valori e la nostra forza difenderemo la democrazia, i nostri alleati e i nostri amici, e ci opporremo ai tentativi dei paesi più forti di dominare i più deboli», ha messo in guardia le autocrazie, prima che il presidente cinese Xi Jinping intervenisse con un videomessaggio in una sorta di duello a distanza.

A suonare il campanello d’allarme era stato in apertura il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ha lanciato un appello a Washington e Pechino al «dialogo» e alla «comprensione» per evitare una degenerazione delle crisi mondiali che sarebbe «molto meno prevedibile della guerra fredda».

«Il mondo non è mai stato più minacciato o più diviso, siamo sull’orlo di un abisso e ci muoviamo nella direzione sbagliata», ha ammonito Guterres evocando un pianeta che si muove «verso due insiemi differenti di regole economiche, commerciali, finanziarie e tecnologiche, due approcci divergenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e alla fine due strategie militari e geopolitiche diverse».

«Una ricetta per i guai», ha avvertito il capo dell’ONU prima di elencare le crisi aperte, come la pandemia, il riscaldamento climatico, gli sconvolgimenti dall’Afghanistan all’Etiopia allo Yemen, l’ondata di sfiducia e disinformazione.

Biden ha cercato di ribadire che «l’America è tornata» sul fronte internazionale, promettendo nuovi aiuti per affrontare le principali emergenze: ulteriori impegni (vaccinali) nella lotta al virus, che saranno annunciati mercoledì nel vertice alla Casa Bianca, il raddoppio del contributo degli Usa per arrivare ai 100 miliardi di dollari promessi dai paesi sviluppati a quelli più vulnerabili nella lotta alla cambiamento climatico, e un impegno di 10 miliardi di dollari contro la fame nel mondo.

Il presidente non ha dimenticato due dossier delicati come il nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese, ribadendo che gli USA sono pronti a rientrare nell’accordo sul nucleare «se Teheran farà altrettanto» e che la «soluzione migliore» in Medio Oriente resta quella dei due Stati.

Raisi all’ONU, «l’egemonia statunitense ha fallito miseramente»

Dall’attacco a Capitol Hill all’Afghanistan, «il sistema egemonico degli USA non ha credibilità dentro o fuori il paese» e «ha fallito miseramente». Lo ha detto il neo presidente iraniano Ebrahim Raisi parlando all’Assemblea generale dell’ONU con un video messaggio.

«Gli Usa non sono usciti dall’Afghanistan, sono stati cacciati», ha precisato. Raisi ha poi affermato che «una nuova era è iniziata. L’Iran è pronto a prendere parte alla sfida per un mondo migliore».

In materia di nucleare, Raisi ha sostenuto che l’Iran è favorevole a negoziati che portino alla fine di tutte le sanzioni contro Teheran. Nel suo video messaggio egli ha affermato che «tutto il mondo, compresi gli stessi americani, ha ammesso che il progetto di contrasto al popolo iraniano, manifestatosi sotto forma di violazione dell’accordo sul nucleare e seguito dalla ‘massima pressione’ e dal ritiro arbitrario da un’intesa internazionalmente riconosciuta, è totalmente fallito».

Per il leader di Teheran, tuttavia, la politica della «massima oppressione è ancora attiva»: «non vogliamo altro che ciò che è nostro di diritto, chiediamo l’attuazione delle regole internazionali, e che tutte le parti rimangano fedeli all’accordo sul nucleare».

«Gli Stati Uniti credevano erroneamente che ci avrebbe reso disperati e devastati, ma la nostra perseveranza ha prodotto risultati e lo farà sempre», ha continuato, sottolineando che «non ci fidiamo delle promesse fatte dal governo americano».

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