Green pass sul lavoro: l’Austria segue l’Italia

Pandemia

Nella lotta alla COVID il Governo Schallenberg ha scelto la linea dura: dal primo novembre chi si recherà a lavorare dovrà dimostrare di essersi vaccinato, avere eseguito un test o essere guarito dal virus - Previste multe, la sospensione dello stipendio o il licenziamento per chi non ha il certificato

Green pass sul lavoro: l’Austria segue l’Italia
Il cancelliere Alexander Schallenberg. ©AP Photo/Lisa Leutner

Green pass sul lavoro: l’Austria segue l’Italia

Il cancelliere Alexander Schallenberg. ©AP Photo/Lisa Leutner

Mossa a sorpresa di Vienna, che come ha già fatto l’Italia, estende la regola del Green pass al settore del lavoro, per accedervi occorre essere «Geimpft» (vaccinato), «Getestet» (sottoposto al test) o «Genesen» (guarito). A dieci giorni dall’insediamento di Alexander Schallenberg alla Cancelleria in sostituzione del dimissionario Sebastian Kurz, il nuovo inquilino del Ballhausplatz ha deciso di mettere il piede sull’acceleratore in materia di lotta alla COVID. In base al principio che è meglio prevenire che curare - il rappresentante dell’ÖVP ha dunque deciso di seguire la linea adottata dal premier italiano Mario Draghi. Dal primo novembre, dopo l’obbligo del Green pass decretato per bar e ristoranti, alberghi, università e settore culturale, l’obbligo scatta anche nel pubblico impiego e nelle imprese private.

Sullo sfondo - spiegano a Vienna - c’è il rialzo generalizzato dei contagi in corso in mezza Europa. Il ministero della Sanità, nella giornata di giovedì, aveva segnalato 3.727 nuove infezioni da COVID-19 (il valore più alto riscontrato nel Paese dal primo dicembre 2020). La tendenza è un’ulteriore crescita dei contagi. Abbastanza per far scattare severe contromisure.

Stop ai rischi di contagio

«Non può essere che in determinate situazioni si debba rischiare di essere contagiati dal virus sul posto di lavoro», aveva osservato in proposito il ministro della Salute Wolfgang Mückstein, mercoledì, dopo la riunione del Consiglio dei ministri, ricordando lo scenario dei lockdown di un anno fa.

Nell’applicazione della regola, combattuta tuttavia con forza in Parlamento dal Partito della Libertà (FPÖ) dell’ex ministro dell’Interno Herbert Kickl, sono previste eccezioni. Il Green pass non sarà d’obbligo tra le categorie lavorative che non prevedono un contatto diretto con altre persone, «in primis» i camionisti (gli autotrasportatori stranieri attivi in Italia non sono peraltro tenuti ad esibire il certificato verde, contrariamente ai conducenti residenti). Tutte le altre categorie di lavoro sono sottoposte all’obbligo del 3G.

L’obiettivo del previsto inasprimento sembra ricalcare la linea intransigente contro la pandemia adottata da Roma, che una volta tanto ha agito in anticipo rispetto all’Austria. Lo ha affermato lo stesso ministro Mückstein: il giro di vite del Green pass «in altri Paesi ha avuto effetti positivi sul numero delle vaccinazioni». Le restanti misure di sicurezza, a partire dall’uso delle mascherine, saranno abolite. Mentre queste resteranno obbligatoria per il settore ospedaliero, dove il personale dovrà utilizzare il modello «a becco» FFP2.

Stazioni sciistiche

L’obbligo del Green pass (contrariamente alla Svizzera) dovrà essere rispettato anche nelle località turistiche invernali, dato che per l’elevata presenza di ospiti nelle stazioni di sci durante i mesi più freddi, il rischio di alimentare nuovi focolai - rimarca il Governo austriaco - è ritenuto molto elevato. Altre restrizioni come il distanziamento e la riduzione degli accessi, in questo senso, sarebbero stati mantenuti per evitare altri casi come quello verificatosi a Ischgl un anno fa (nella località tirolese l’elevato numero di contagi provocò una crisi diplomatica con la Baviera). Il Governo austriaco, insomma, fa sul serio e non ha escluso di introdurre la regola, ancora più stringente, del 2G: tenere aperti gli impianti di sci soltanto per i vaccinati e per i guariti dal virus, se il quadro epidemiologico dovesse aggravarsi.

Lo scontro politico, come prevedibile, si concentra sull’obbligo del certificato vaccinale nell’impiego. Ma «controllare tutte le imprese del Paese - ha osservato in proposito il ministro del Lavoro Martin Kocher - è impossibile. Mobiliteremo un certo numero di ispettori, servirà collaborazione». Le multe per chi non si adeguerà sono salate: dai 500 ai 3.600 euro. Tra le misure più drastiche ci sono la sospensione dello stipendio e perfino il licenziamento.

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