«I motori non funzionano più, Mayday, Mayday!»

tragedia aerea

Sarebbero state queste le ultime parole alla torre di controllo del pilota di un Airbus della compagnia di bandiera del Pakistan prima di precipitare in una zona residenziale di Karachi

«I motori non funzionano più, Mayday, Mayday!»
© EPA/SHAHZAIB AKBER

«I motori non funzionano più, Mayday, Mayday!»

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«I motori non funzionano più, Mayday, Mayday, Mayday!»: una disperata richiesta di soccorso prima della tragedia. Sarebbero state queste le ultime parole alla torre di controllo del pilota di un Airbus della compagnia di bandiera del Pakistan, prima di precipitare in una zona residenziale di Karachi.

Morte quasi tutte le 99 persone a bordo e, si teme, di molte altre, intrappolate tra le macerie delle case distrutte nello schianto. Tre passeggeri, miracolosamente, salvi.

Doveva essere una giornata di festa in Pakistan, dove era stato appena riaperto il traffico aereo interno dopo il lockdown per il coronavirus. In molti stavano tornando dalle loro famiglie per celebrare la fine del Ramadan. Tra loro, forse, anche alcuni dei 91 passeggeri imbarcati a Lahore su un volo della Pakistan International Airlines (Pia) con 8 membri dell’equipaggio e diretti a Karachi, metropoli economica del sud.

Pochi minuti prima dell’atterraggio, però, si sono interrotte le comunicazioni. Il velivolo era «in avvicinamento sulla pista quando il pilota ha indicato che aveva un problema tecnico ed ha continuato a girare in quota», ha riferito il capo della compagnia Arshad Malik. La scatola nera è stata recuperata e potrà chiarire la dinamica di quanto accaduto, ma il sito di monitoraggio aereo liveatc.net ha pubblicato quella che sarebbe stata l’ultima conversazione tra pilota e torre: «Ho perso due motori», avrebbe detto, prima di lanciare la ripetuta richiesta di soccorso. E scomparire dai radar, prima di precipitare.

L’impatto al suolo è avvenuto in un quartiere a 3 chilometri dall’aeroporto, densamente popolato. «Un boato enorme, tanto fumo e fuoco, almeno quattro edifici crollati», una delle testimonianze di chi è scampato al disastro. «Stavo lasciando la moschea quando ho visto l’aereo inclinarsi da un lato, era così basso che le pareti tremavano», ha raccontato un ragazzo di 14 anni. «Sembrava il giorno del giudizio», le parole di un’insegnante, mentre diversi video mostravano decine di persone in fuga nel panico.

Soccorritori ed esercito, che hanno isolato l’area, si sono trovati di fronte a montagne di detriti sotto cui scavare. Oltre alle vittime dell’aereo si teme che ce ne siano a decine anche tra gli abitanti del quartiere che si trovavano in casa al momento dello schianto, avvenuto alle 14.45 locali. Decine di corpi, ed anche diversi feriti, sono stati portati negli obitori e negli ospedali, ma le ricerche per determinare l’esatto numero di vittime richiederanno tempo. In modo insperato, invece, è andata bene a tre passeggeri, tra cui il presidente della Banca del Pujiab, Zafar Masud. Sono in condizioni stabili.

Il primo ministro Imran Khan ha espresso il suo «shock» per l’incidente ed ha promesso un’inchiesta immediata. Ma la Pia, fino agli anni ‘70 tra le più importanti compagnie al mondo, da tempo ha perso la sua buona reputazione, dopo anni di perdite finanziarie, cattiva gestione e ritardi. Anche con l’Unione europea ha avuto problemi nell’ottenere le certificazioni di sicurezza. E la strage di Karachi non è l’unica che l’ha vista coinvolta: nel 2016 un suo volo interno si schiantò tra le montagne del nord, uccidendo 47 persone. Nel 1992, 167 vittime per un velivolo andato a finire contro una collina, in Nepal.

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