I talebani si vendicano sui civili nel Panshir

Afghanistan

Secondo la BBC, i sedicenti studenti del Corano hanno ucciso almeno venti persone dopo avere ripreso il controllo nella valle

I talebani si vendicano sui civili nel Panshir
© AP/Mohammad Asif Khan

I talebani si vendicano sui civili nel Panshir

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Ogni giorno che passa i talebani, tornati al potere tra promesse di amnistia e moderazione, mostrano il loro vero volto, del tutto simile a quello degli anni Novanta: violento, spietato, oscurantista. A Kabul hanno appena vietato gli argomenti contrari alla Sharia dai programmi universitari, ma in queste ore è nella valle del Panshir che si consuma la loro vendetta contro la sparuta e inadeguata resistenza, guidata da Ahmad Massoud, figlio del più leggendario ‘Leone’, che ha cercato di dar loro filo da torcere: secondo la BBC, i sedicenti studenti del Corano hanno ucciso almeno 20 civili nella valle dopo averne ripreso il controllo la settimana scorsa e issato la bandiera dell’Emirato islamico.

Secondo fonti dell’emittente britannica, i tagliagole del nuovo governo si sono scagliati anche contro un semplice commerciante, Abdul Sami, padre di due bambini. Di fronte all’avanzata dei talebani l’uomo aveva deciso di non fuggire: «Sono solo un povero negoziante e non ho niente a che fare con la guerra», avrebbe detto. Poi però è stato arrestato con l’accusa di aver venduto delle sim card ai combattenti della resistenza e giorni dopo il suo corpo martoriato dalle torture è stato scaricato di fronte a casa sua.

Ma è sempre con i talebani che bisogna parlare se si vuole aiutare il resto degli afghani a sopravvivere. È l’amara ma necessaria constatazione fatta anche dal segretario generale dell’ONU António Guterres alla conferenza dei donatori che si è tenuta a Ginevra, con l’obiettivo di raccogliere almeno 600 milioni di dollari da destinare agli aiuti umanitari. A fine giornata il capo del Palazzo di Vetro, che aveva lanciato un appello alla comunità internazionale affinché si dimostrasse solidale con il popolo afghano, si è mostrato più che ottimista: «Abbiamo ricevuto promesse fino a un miliardo di dollari», ha dichiarato in conferenza stampa. La stessa Onu destinerà 20 milioni dal suo fondo d’emergenza per sostenere 11 milioni di afghani (su una popolazione di 38 milioni), mentre gli Stati Uniti hanno annunciato lo stanziamento di quasi 64 milioni. Anche l’Italia, presente in videoconferenza con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha ribadito «l’impegno a svolgere un ruolo attivo nel sostegno al popolo afghano, anche nella sua veste di presidente del G20», sottolineando che i fondi italiani saranno destinati ad agenzie ONU e ong.

L’urgenza rivelata da tutti a Ginevra, da Guterres come da Di Maio, è che «occorre agire ora per prevenire il collasso economico» dell’Afghanistan, «con il rischio - ha messo in guardia il titolare della Farnesina - di nuovi flussi migratori».

Dal canto loro, i talebani si sono impegnati nero su bianco, in una lettera consegnata la settimana scorsa a Kabul al vicesegretario generale ONU per gli affari umanitari, Martin Griffiths, a garantire un accesso sicuro agli aiuti internazionali, a proteggere la vita degli operatori umanitari e a non entrare nelle basi delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni. L’ennesima promessa del nuovo corso talebano, da prendere con la cautela ormai d’obbligo.

Intanto un aereo della compagnia pachistana Pia è atterrato oggi all’aeroporto di Kabul: è il primo volo commerciale internazionale a posarsi sulle piste dello scalo afghano dal 15 agosto scorso, quando gli estremisti hanno ripreso il potere nella capitale.

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