«Idlib verso la catastrofe umanitaria»

Siria

Medici e coordinatori umanitari lanciano l’allarme: «Tre milioni di civili ammassati in condizioni sempre più proibitive e continuo afflusso di sfollati»

 «Idlib verso la catastrofe umanitaria»
©AP Photo/Ghaith Alsayed

«Idlib verso la catastrofe umanitaria»

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Una vera e propria catastrofe umanitaria, con il rischio di «una carestia», si sta preparando nel nord-ovest della Siria, dove tre milioni di civili sono ammassati in condizioni sempre più proibitive, rese ancor più drammatiche dal continuo afflusso di nuovi sfollati messi in fuga dalla recrudescenza dell’offensiva militare russa e governativa.

L’allarme è lanciato oggi da un gruppo di medici e di coordinatori umanitari siriani e internazionali, riuniti in Turchia per fare il punto della situazione sul terreno nella regione di Idlib e nei distretti sud-occidentali di Aleppo, anche questi investiti dalla campagna aerea e di terra di Mosca e Damasco.

«Lo sfollamento di decine di migliaia di civili, in larga parte donne e bambini, registratosi negli ultimi giorni nei distretti di Idlib e Aleppo, assieme alle dure condizioni meteorologiche invernali, all’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità, costituiscono le basi per un alto rischio di carestia», afferma Maamun Ladhkani, uno degli operatori umanitari interpellati dall’ANSA.

La regione di Idlib è da anni fuori dal controllo governativo. E secondo l’Onu vi sono ammassati circa tre milioni di civili con «urgente bisogno di aiuto umanitario». L’area è sotto influenza turca e vi operano decine di migliaia di miliziani, alcuni affiliati a gruppi qaidisti, mentre altri sono cooptati da Ankara.

Nei giorni scorsi, dopo il fallimento dell’ennesima tregua militare negoziata da Russia e Turchia su Idlib e dintorni, è ripresa intensa l’offensiva russa e di Damasco con raid aerei, di artiglieria. Nelle ultime 72 ore i distretti più colpiti sono quelli a sud-ovest di Aleppo.

Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che da anni si avvale di una fitta rete di fonti sul terreno, almeno sette civili sono stati uccisi oggi in bombardamenti aerei russi a sud-ovest della metropoli siriana. Da questa zona sono scappati negli ultimi quattro giorni 26.800 civili, secondo il gruppo di coordinamento umanitario che collabora con l’Onu a Idlib e ad Aleppo. Il 73% di questi civili in fuga sono donne e bambini. La Turchia dal canto suo ha chiuso il confine e impedisce ai profughi di giungere nel più sicuro distretto di Afrin.

Secondo l’Onu, dal 1 dicembre scorso a oggi sono più di 350mila i civili che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. Mentre il gruppo di coordinamento umanitario afferma che gli sfollati sono 382.500. «Questi si aggiungono ai civili già fuggiti nelle precedenti ondate di sfollamento», racconta Ladhkani. «E’ gente che fugge con ogni mezzo possibile, affronta l’inverno spesso rimanendo all’addiaccio o in campi profughi improvvisati nelle campagne di Idlib».

In tutta la Siria inoltre, nelle ultime settimane, la lira locale ha subito una ulteriore svalutazione rispetto al dollaro americano, facendo schizzare i prezzi di prima necessità. «La gente non ha i soldi per comprare il combustibile per riscaldarsi, e c’è chi dà fuoco a gusci di pistacchi», aggiungono gli operatori umanitari. «In queste condizioni c’è il rischio concreto che in alcuni distretti gli aiuti alimentari non possano arrivare e che si verifichi una vera e propria carestia».

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