Il blitz di Erdogan infiamma Cipro

Il caso

Il presidente turco, ricordando l’intervento militare di Ankara sull’isola, ha ribadito la narrazione «due popoli e due stati»

Il blitz di Erdogan infiamma Cipro
© AP/Nedim Enginsoy

Il blitz di Erdogan infiamma Cipro

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«Non abbiamo altri 50 anni da buttare. Non può esserci alcun progresso nei negoziati» sul futuro di Cipro «senza accettare che ci sono due popoli e due stati».

A bordo di una vettura scoperta in stile papamobile, Recep Tayyip Erdogan fende il corteo festante di nazionalisti che lo accoglie nella parte settentrionale dell’isola sotto controllo turco, nel 47esimo anniversario dell’intervento militare di Ankara, compiuto in risposta a un tentativo di golpe filo-greco.

Dopo quasi mezzo secolo di vani tentativi di riunificazione di Cipro - dove la linea verde pattugliata dall’Onu separa la zona internazionalmente riconosciuta a maggioranza greca da quella di fatto gestita da Ankara -, il presidente turco lancia l’ennesima sfida all’Unione europea, che solo pochi giorni fa aveva ribadito con una visita della presidente della Commissione Ursula von der Leyen che Bruxelles non accetterà «mai la soluzione a due stati». Oggi, Erdogan ha affermato l’esatto contrario.

«L’eguaglianza sovrana e lo status paritario dei turchi ciprioti devono essere accettati. È questa la chiave della soluzione», ha scandito, accusando le autorità di Nicosia di adottare «un approccio massimalista distaccato dalla realtà». La missione era iniziata già ieri pomeriggio con una delle più nutrite delegazioni all’estero di un governo turco.

Con sé, Erdogan ha portato buona parte dei ministri, l’intero stato maggiore del suo Akp, i massimi esponenti istituzionali e il principale alleato, l’ultranazionalista Devlet Bahceli: tutto per segnare l’importanza di un’operazione su cui Ankara - che sull’isola mantiene dal 1974 decine di migliaia di soldati - sta puntando sempre più forte. La scommessa parte dai fallimenti di tutti i negoziati condotti finora - gli ultimi nel 2017 in Svizzera. La scorsa primavera, poi, il tentativo di avviare nuovi colloqui formali è naufragato sul nascere.

In una fitta serie di appuntamenti, tra inaugurazioni e tappe simboliche, Erdogan non ha mancato quello più controverso: la visita a Varosha, il borgo-fantasma di Famagosta, un tempo gioiello del turismo regionale. Dopo quasi 50 anni di abbandono dopo la fuga dei residenti greci, in autunno aveva promesso di riaprirlo ai visitatori insieme al leader turco-cipriota Ersin Tatar. Una sfida ripresa oggi, assicurando «l’inizio di una nuova era» e promettendo compensazioni finanziarie per le proprietà perdute dai greco-ciprioti.

Ma Nicosia ha definito Varosha come «una linea rossa», mentre il governo di Atene sottolinea che «la giusta soluzione» è una riunificazione dell’isola «senza un esercito occupante» e si prepara a rispondere inviando domani a Cipro il ministro degli Esteri, Nikos Dendias.

Immediata è giunta anche la reazione di Bruxelles, che con l’Alto commissario Josep Borrell ha parlato di «un’inaccettabile decisione unilaterale di cambiare lo status dell’area», sottolineando «ancora una volta la necessità di evitare azioni unilaterali in violazione del diritto internazionale e rinnovate provocazioni, che potrebbero aumentare le tensioni sull’isola e compromettere la ripresa dei colloqui».

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