Il coronavirus a Codogno fa paura, tutti chiusi in casa

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Il Comune d’origine del 38.enne contagiato dall’infezione appare deserto - Ecco che cosa abbiamo visto e cosa ci ha raccontato chi ci abita - IL VIDEO

Il coronavirus a Codogno fa paura, tutti chiusi in casa
© AP Photo/Luca Bruno

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Il coronavirus a Codogno fa paura, tutti chiusi in casa

Il coronavirus a Codogno fa paura, tutti chiusi in casa

(Premessa: i nostri inviati hanno preso tutte le precauzioni necessarie per evitare il contagio. Il coronavirus si trasmette da una persona infetta a un’altra attraverso la saliva, con tosse, starnuti e con contatti diretti personali, come toccare o stringere la mano e portarla alle mucose).

Quindici persone – è l’ultimo bilancio aggiornato – bloccano un’intera provincia. La paura del coronavirus, in poche ore, ha messo in ginocchio i Comuni di Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo. Ovvero il triangolo entro il quale l’uomo di 38 anni – contagiato con la moglie all’inizio di febbraio da un collega che era stato in Cina – si è mosso indisturbato per una ventina di giorni senza, forse, neppure rendersene conto.

Fatto sta che nel Lodigiano, ora, la paura del contagio ha attecchito in un batter d’occhio. A Casalpusterlengo, su una piazzola di fronte a un negozio con le serrande abbassate, incontriamo un giovane che gestisce una pizzeria. Dalle sue parole si evince nervosismo, preoccupazione e voglia di parlare. Come stanno facendo un po’ tutti nel Lodigiano da ieri, ci spiega. Senza scordare il tragico incidente del treno deragliato proprio a Lodi lo scorso 6 febbraio costato la vita ai suoi due macchinisti e il ferimento di altre 31 persone – che non aiuta certo a tenere alto il morale. «Da questa mattina stiamo vivendo tutti un momento un po’ tragico – rimarca scosso – molte persone sono andate in panico, pur con tutte le precauzioni sanitarie del caso che sono state decise dalle autorità». Insomma, da queste parti, il coronavirus – pur a migliaia di chilometri dalla Cina – fa paura eccome. E che non si tratti di un fatto soltanto amplificato dai media o dai social network, come affermano i più critici, appare chiaro. Un’ordinanza del sindaco di Codogno Francesco Passerini, proprio emessa nella mattinata di ieri, ha fatto scattare le contromisure per paura del contagio. «Le attività commerciali come la mia sono state sospese – prosegue il nostro interlocutore – la gente è stata incoraggiata a stare a casa. Ho chiuso proprio per il coronavirus. Sembra incredibile, ma è così». L’ordinanza avrà effetto almeno fino a domenica sera, poi, forse, «vi saranno aggiornamenti». Insomma, un allarme serio. E che è partito anche in contemporanea nei Comuni di Castiglione d’Adda e di Casalpusterlengo (dove il 38.enne svolge il proprio lavoro). Meglio non correre rischi fin quando l’emergenza sanitaria sarà rientrata.

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Video Mattia Sacchi
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L’incontro dei tre sindaci

Dopo la conferenza stampa dell’assessore al Welfare Giulio Gallera, i sindaci dei tre enti locali coinvolti, nel primo pomeriggio, hanno fatto il punto a Milano per coordinare l’intervento, ci ha detto Piero Mussida, vicesindaco di Casalpusterlengo. «Nessuna ordinanza – sono le sue parole – è stata tuttavia emessa per bloccare la circolazione stradale». Percorrendo in automobile Codogno, una cittadina di 15.900 abitanti, appare chiaro che i suoi cittadini abbiano obbedito all’autorità comunale. Le strade, in più zone, soprattutto a ridosso del centro, appaiono deserte. Pare una domenica mattina, quando tutti ancora dormono, mentre è venerdì pomeriggio, quando il via vai di auto e persone è solitamente consistente, ci spiega una signora sulla sessantina che afferma di credere nel «destino e nella provvidenza» e quindi di non avere paura.

«I ragazzi sono usciti di scuola, sono stati prelevati dai loro genitori e portati a casa» sussurra un operaio, tuta ancora indosso, che ha appena terminato di lavorare. «Stiamo vivendo una situazione assurda, qui in città non si parla d’altro. Siamo increduli che tutto questo stia capitando proprio qui». Come l’ha presa la popolazione? «La maggior parte delle persone oggi ha fatto quello che sto per fare io: va ad acquistare provviste, laddove vi sono ancora negozi aperti, e torna a rinchiudersi nelle proprie case».

Il coronavirus a Codogno fa paura, tutti chiusi in casa

Via dal pronto soccorso

In fondo a via Cesare Battisti un gruppo di persone pare discutere del più e del meno. Avvicinandoci ci si accorge che l’argomento è ovviamente quello, neanche a dirlo, del coronavirus. Un sermone che fa sussultare un quarantenne che si dice «stufo di parlare di questo tema». Un suo amico è più collaborativo e rilancia: «Oggi mi trovavo all’Ospedale di Lodi e mi hanno cacciato fuori dal pronto soccorso». Come mai? «Nessuna idea. Chiedetelo ai medici».

Ci viene riferito che fuori dall’ospedale – anche a Codogno – è stato esposto l’avviso che «per coloro che riscontrino sintomi influenzali o problemi respiratori l’indicazione perentoria è di non recarsi al pronto soccorso ma di contattare il numero 112 che valuterà ogni singola situazione». Inoltre, come afferma un distinto signore sulla cinquantina non lontano dal Municipio, «le autorità sanitarie, a seconda delle esigenze, vengono a domicilio e fanno il tampone a chi ritengono a rischio». È la procedura cui sarebbero stati sottoposti una parte degli iscritti al club podistico cittadino di cui fa parte anche il 38.enne cui è stata diagnosticata l’infezione del potente virus

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