Il Governo ha «chiuso» Lombardia e 14 province, incertezza per i frontalieri

Italia

Ecco tutte le misure contenute del decreto firmato nella notte e volto a limitare l’ulteriore diffusione del coronavirus limitando anche gli spostamenti di buona parte dell’Italia del nord - Non è ancora chiaro se i lavoratori che vengono quotidianamente in Ticino potranno continuare a farlo

Il Governo ha «chiuso» Lombardia e 14 province, incertezza per i frontalieri
EPA/Angelo Carconi

Il Governo ha «chiuso» Lombardia e 14 province, incertezza per i frontalieri

EPA/Angelo Carconi

(Aggiornato alle 9.35) Come preannunciato nella serata di ieri, verso le 3.20 della notte tra sabato e domenica, il Governo italiano ha firmato un decreto le cui bozze erano già circolate qualche ora prima e che prevedono misure particolari, valide almeno fino al 3 aprile, per la Lombardia e 14 altre province (Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli) allo scopo di contenere il diffondersi del coronavirus e affollare le strutture sanitarie già messe a durissima prova. Comprendendo l’intera Lombardia e la provincia piemontese di Verbano Cusio Ossola, le restrizioni coinvolgono tutta la fascia italiana al confine con il Ticino e quindi tutti i quasi 70 mila frontalieri. Malgrado la notte passata a cercare di capire quanto saranno coinvolti questi ultimi dalle misure previste nel decreto e se potranno beneficiare di esenzioni alla limitazione degli spostamenti, la risposta a questa domanda non è per ora ancora chiara e seguiranno aggiornamenti. Le novità introdotte nello Stivale sono attualmente sotto la lente anche a Berna: «Il Consiglio federale segue da vicino gli sviluppi in Italia», ha infatti affermato in un tweet il portavoce dell’Esecutivo André Simonazzi. Il Governo federale «è in contatto con le autorità ticinesi e italiane per valutare costantemente la sua risposta a questi eventi», ha poi aggiunto. Vediamo intanto cosa prevede in sostanza il decreto.

I PRINCIPALI PROVVEDIMENTI:

- evitare gli spostamenti e limitare le interazioni sociale: la popolazione della Lombardia e delle 14 province menzionate dovrà evitare ogni spostamento in entrata e in uscita, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da «comprovate esigenze lavorative o di salute». È permesso il rientro presso il proprio domicilio o residenza (per chi si trovasse in queste ore fuori da queste zone). Limitate anche le uscite di soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5) ai quali è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante. Scatta invece il «divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus»;

- chiusi pub, cinema, musei, teatri, discoteche e simili: sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati e dunque di sospendere ogni attività. Misura questa valida per tutta l’Italia non solo per la «nuova zona rossa»;

- apertura limitata per bar e ristoranti: bar e ristoranti in Lombardia e nelle 14 province indicate dal presidente del Consiglio potranno aprire solo tra le 6 e le 18, e al loro interno dovranno garantire il rispetto della distanza di sicurezza tra gli avventori. Se questa disposizione non sarà rispettata scatterà la sanzione della sospensione dell’attività. Per quanto riguarda le altre attività commerciali, anche in questo caso per l’intera penisola, il gestore dovrà garantire un accesso con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra i visitatori;

- limitazioni ai trasporti: treni e aerei potranno continuare ad arrivare, ma i viaggiatori dovranno comunque dimostrare di avere le esigenze lavorative indifferibili o gravi motivi di emergenza altrimenti non potranno accedere ai varchi. Aspetto che già nella notte non è stato rispettato con scene di treni pieni di persone in partenza da Milano. Non è stato ancora chiarito in che modo saranno effettuati i controlli, ma saranno le forze dell’ordine a garantire il rispetto delle nuove norme stabilite dal decreto del Governo, ha precisato Conte;

- impianti sciistici: tutti gli impianti sciistici devono rimanere chiusi proprio per evitare assembramenti di persone alla partenza o all’arrivo delle piste. Rimane invece la possibilità di praticare altre attività e infatti nel decreto è scritto: Lo sport di base e le attività motorie in genere svolte all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro;

- palestre e strutture per il benessere: sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;

- niente messe e funerali: l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri;

- limitazioni nei centri commerciali: nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati. Nei giorni feriali, il gestore dei richiamati esercizi deve comunque garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse. Questo tipo di limitazione non vale per farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari, il cui gestore è chiamato a garantire comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

Non è un «divieto assoluto», ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a notte fonda, «non si ferma tutto», non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive. «Mi assumo la responsabilità politica» delle decisioni che vengono prese in queste ore: «Ce la faremo», ha asserito Conte. Lanciato anche un appello alla «auto responsabilità»: per fermare il contagio non si può più «fare i furbi», ha detto il premier invitando i ragazzi a stare in casa a leggere e tutelare così la salute dei loro nonni.

Le scuole continuano ad essere chiuse ma torna oggi, tra polemiche e spalti vuoti, la serie A di calcio: in programma 5 partite inclusa quella tra Juventus e Inter di stasera.

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