Il ministro giapponese dà l’esempio e prende il congedo paternità

la decisione

La decisione del ministro dell’Ambiente, Shinjiro Koizumi, non ha precedenti nella cultura stacanovista del Paese

Il ministro giapponese dà l’esempio e prende il congedo paternità
© CdT/Archivio

Il ministro giapponese dà l’esempio e prende il congedo paternità

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«Un modello di comportamento per i padri che hanno un impiego lavorativo in Giappone, e che raramente lasciano l’ufficio in orario». La decisione del ministro dell’Ambiente giapponese, Shinjiro Koizumi, di usufruire del congedo paternità fino a due settimane dopo la nascita di suo figlio non ha precedenti nella cultura stacanovista del Paese.

Si tratta infatti del primo e unico ministro di un esecutivo nipponico ad aver pubblicamente aderito ad un’iniziativa del genere. Il 38.enne politico - figlio di Junichiro, l’ex premier popolarissimo a cavallo tra il 2001 e il 2006 - ha detto che «il numero degli impiegati pubblici che deciderà di prendere la licenza non crescerà, a meno che il governo non cambi il modo in cui il posto di lavoro viene vissuto, così come l’atmosfera all’interno degli uffici».

Gli fa eco il Capo di Gabinetto Yoshihide Suga, che sulla base della scelta di Koizumi auspica un cambiamento di abitudini tra i dipendenti del settore pubblico e privato. Ma non tutti i politici hanno elogiato la decisione di Koizumi, segnalando l’importanza del suo ruolo pubblico, e le priorità delle funzioni ministeriali su ogni altro incarico.

Dal prossimo aprile il governo di Tokyo punta a convincere quanti più impiegati statali possibile a incrementare le richieste di congedo paternità. Le norme introdotte consentono agli uomini appena diventati padri di avvalersi delle ferie previste possibilmente entro 8 settimane dalla nascita del figlio, anche se il congedo è consentito fino a un anno dall’arrivo del bambino. L’usanza di usufruire di un periodo esteso di ferie non è affatto diffusa tra gli uomini giapponesi: appena il 6,1% dei dipendenti nel settore privato ha fatto richiesta del congedo paternità nell’anno fiscale 2018 - e spesso per un periodo molto ridotto, contro l’82,2% delle donne.

Sulle cause conclamate di una tale dedizione al lavoro, un’indagine recente ha dimostrato che il 37% degli intervistati si è detto preoccupato per un’eventuale riduzione della busta paga nel caso del congedo, il 31% ha risposto di essere troppo impegnato in ufficio per immaginare di assentarsi, mentre un altro 24% ha citato timori di ‘rappresaglie’ sul luogo di lavoro una volta tornati da un così esteso periodo di congedo, un fenomeno che in Giappone prende il nome di ‘pata-hara’. E questo malgrado le leggi sul lavoro nel Paese del Sol Levante siano tra le più liberali nei paesi sviluppati: entrambi i genitori possono prendere fino a un anno di congedo, rinnovabili di altri 6 mesi se non sono disponibili asili per l’infanzia adeguati.

La questione assume una valenza significativa in una nazione che hai tassi di natalità ai minimi storici, mentre le morti da sovraccarico di lavoro, il cosiddetto ‘karoshi’ - sebbene in calo - continuano a mantenersi a valori elevati. «La mia più grande soddisfazione - conclude Koizumi nel suo comunicato - sarà quando la volontà di un politico, come la mia, di prendere congedo paternità, non farà più notizia».

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