Il mondo preme su Netanyahu e Hamas: «Fermate la guerra»

Medio Oriente

Dalla comunità internazionale si fanno sempre più incessanti a israeliani e palestinesi perché si arrivi a un cessate il fuoco immediato

Il mondo preme su Netanyahu e Hamas: «Fermate la guerra»
© AP/Majdi Mohammed

Il mondo preme su Netanyahu e Hamas: «Fermate la guerra»

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«Fermate la guerra». Dalla comunità internazionale si fanno sempre più incessanti gli appelli a israeliani e palestinesi perché tacciano le armi e si arrivi a un cessate il fuoco immediato, prima che sia troppo tardi. Ma al momento quello che sembra prevalere è un vero e proprio senso di impotenza, in particolare quello del presidente statunitense Joe Biden che appare sempre più in difficoltà a gestire la situazione.

L’Onu ha messo in guardia il governo Netanyahu e Hamas dalle conseguenze devastanti che un’ulteriore escalation delle violenze potrebbe avere nella regione mediorientale, ma il Consiglio di Sicurezza appare ancora una volta diviso, incapace di una sintesi unitaria e di andare oltre le parole.

A Washington poi si lavora dietro le quinte per trovare una soluzione al conflitto: ma per il momento si respira un’aria di frustrazione, visto che a poco sono serviti finora i richiami alla moderazione del presidente Joe Biden e del segretario di Stato Antony Blinken.

I Quindici del Consiglio di sicurezza si sono riuniti per la prima volta pubblicamente per discutere la peggiore crisi tra israeliani e palestinesi dalla guerra del 2014. Le tv al Palazzo di Vetro intanto mostravano le immagini dell’ultima strage a Gaza, dove sono rimasti uccisi almeno 192 civili tra cui 58 bambini. «Questo ciclo di violenza e di morte deve finire, devono finire questa distruzione e questa disperazione che spingono sempre più lontano ogni speranza di coesistenza e di pace», le parole di Antonio Guterres. Al richiamo del segretario generale della Nazioni Unite si sono uniti tutti, dalla Cina alla Russia, dagli Stati Unti ai Paesi europei membri del Consiglio di sicurezza, ma la strada verso un documento, una dichiarazione comune appare in salita, con Washington che non allenta il suo sostegno nei confronti di Israele e afferma di andare avanti coi suoi canali diplomatici. Mentre Pechino si offre a sua volta di invitare le parti nel tentativo di riallacciare un dialogo e avviare dei negoziati.

Sulla riunione, però, irrompono le ultime affermazioni del premier israeliano Netanyahu, affermazioni che gelano il Palazzo di Vetro: «L’operazione a Gaza richiederà ancora tempo, quello che sarà necessario». E il primo ministro non tralascia di sottolineare come gli Usa siano dalla sua parte. Così Biden in queste ore appare sempre più in difficoltà: incapace finora di assumere un atteggiamento meno compiacente nei confronti di Israele, ma allo stesso tempo pure impotente e non in grado di influenzare le decisioni di Netanyahu, con cui è in stretto contatto.

Il lavoro sotto traccia del segretario di stato Blinken e quello dell’inviato Usa spedito ormai giorni fa a Gerusalemme per adesso non ha portato a risultati tangibili, così come il colloquio telefonico tra Biden e il leader dell’autorità palestinese Abu Mazen.

Intanto si muove anche Bruxelles, con l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell che ha convocato per martedì un vertice straordinario dei ministri degli esteri europei, definendo «inaccettabile» il numero delle vittime civili degli ultimi giorni. A sollecitare azioni concrete della comunità internazionale contro «gli attacchi selvaggi» di Israele contro Gaza sono stati infine il presidente iraniano Hassan Rohani e quello turco Recep Tayyip Erdogan nel corso di una telefonata.

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