Il nome del bambino non figurava sulla lista Schengen

Italia

Lo si deduce dalla risposta che ci fornisce l’Amministrazione federale delle dogane - L’avvocato del nonno: «Nessun provvedimento di divieto d’espatrio ci è stato notificato»

Il nome del bambino non figurava sulla lista Schengen

Il nome del bambino non figurava sulla lista Schengen

È un giallo su cui anche il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio ha dichiarato di voler far luce ma in cui – così ci è stato confermato – non è coinvolta la Polizia federale. Un rapimento internazionale, o presunto tale, e uno strano volo tra Lugano e Tel Aviv.

Sabato pomeriggio da Agno, destinazione Tel Aviv, è decollato un Cessna 680 Citation Sovereign. Un jet da 9 posti intestato alla società tedesca Aerowest, capace di volare a Mach 0,8 e che ha un’autonomia di 5.900 chilometri. A bordo c’era Eitan, bambino di nazionalità italiana e israeliana e unico sopravvissuto in maggio alla tragedia della funivia del Mottarone, in cui morirono i suoi genitori, il fratellino e i bisnonni. Da quella tragedia Eitan è al centro di una disputa per l’affidamento che vede contrapposta la zia (che vive in Italia, vicino a Pavia e che ne è la tutrice legale) e il nonno, di 58 anni, che vive in Israele. Ex militare ed ex dipendente della compagnia di bandiera israeliana Elal. Su quell’aereo c’era anche lui, il nonno. Poche ore prima di partire si era presentato a casa della zia di Eitan. «Andiamo a comprare dei giocattoli», aveva detto. Ha fatto salire il bambino in auto e si è messo in viaggio per 115 chilometri verso Chiasso e poi verso Agno, dove appunto c’era un Cessna pronto ad attenderli per portarli a Tel Aviv. Alle 18.30 di sabato la zia, ignara di tutto, ha ricevuto un sms: «Eitan è a casa». Nei confronti del nonno è scattata una denuncia per sequestro aggravato di persona. L’Italia chiederà quasi certamente assistenza giudiziaria a Israele per tentare di far riportare il piccolo a Pavia e affidarlo nuovamente alla zia. Ora dovranno essere i giudici israeliani a valutare il caso. Qualora - e pare che così sarà - dovessero convincersi che il nonno ha per davvero commesso un sequestro di persona il bimbo verrà probabilmente riaffidato all’Italia, i cui tribunali dovranno poi decidere in modo definitivo sull’affidamento del bambino.

Dogana, controlli e segnalazioni

Eitan si è dunque trovato in mezzo a una diatriba familiare. Tra chi voleva farlo crescere in Europa e chi in Israele, tra chi voleva fargli frequentare una scuola cattolica e chi una scuola ebraica. Il Tribunale di Pavia aveva tra l’altro intimato al nonno (proprio per evitare che il bambino venisse portato in Israele) di restituire entro fine agosto il passaporto israeliano del bambino. Ordine che però il nonno non ha eseguito. E stando a Repubblica l’11 agosto un giudice aveva disposto un divieto di espatrio. Come è stato possibile che Eitan e suo nonno si siano potuti imbarcare a Lugano? Come ha potuto superare i controlli doganali all’aeroporto? Lo abbiamo chiesto all’Amministrazione federale delle dogane che però, per questioni di privacy e protezione dei dati, ha preferito non esprimersi sul caso specifico. «In linea di principio - ci viene però spiegato - un controllo dei documenti viene effettuato nel Sistema d’Informazione Schengen (SIS) quando una persona lascia il Paese. Se una persona è segnalata come scomparsa o rapita nel SIS, il doganiere può impedire alla persona di lasciare la nostra Nazione». Un modo, forse, di farci capire tra le righe che il nome di Eitan non figurava nel sistema SIS. «Nessun provvedimento di divieto d’espatrio - ci spiega Paolo Sevesi, che difende il nonno - in area Schengen è stato mai notificato al mio assistito o ai suoi avvocati».

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