Il nuovo obiettivo di Biden: «Per il 4 luglio, il 70% di adulti sarà vaccinato»

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Il presidente USA fissa un nuovo traguardo per l’Independence day: «La metà della popolazione sarà pienamente immunizzata»

 Il nuovo obiettivo di Biden: «Per il 4 luglio, il 70% di adulti sarà vaccinato»
©EPA/Alex Edelman

Il nuovo obiettivo di Biden: «Per il 4 luglio, il 70% di adulti sarà vaccinato»

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Almeno il 70% degli adulti americani vaccinati con la prima dose e 160 milioni pienamente immunizzati, ossia la metà della popolazione: è il nuovo ambizioso traguardo annunciato da Joe Biden per il 4 luglio, l’Independence day. Gli USA saranno inoltre il primo Paese a lanciare una campagna vaccinale per gli adolescenti: «Siamo pronti a muoverci non appena la Food and Drug Admnistration autorizzerà il vaccino Pfizer per i ragazzi dai 12 ai 16 anni», ha assicurato il presidente.

Per premere sull’acceleratore, Biden ha messo sul piatto altri sforzi e nuovi fondi per un totale di 630 milioni di dollari: aumento delle vaccinazioni nelle farmacie senza prenotazioni, sostegno alle cliniche pop-up, alle cliniche mobili: ai siti delle comunità più piccole, soprattutto quelle rurali. E ha cambiato la strategia delle forniture federali agli Stati, spostandole da quelli dove si registra un calo della domanda a quelli dove invece c’è una maggiore richiesta.

Il commander in chief ha inoltre allentato la stretta sull’export dei vaccini made in USA, partendo da Pfizer. I primi a beneficiarne saranno Canada e Messico, i due Paesi confinanti e partner dell’accordo di libero scambio nordamericano: una scelta che rafforza anche la sicurezza degli Stati Uniti, dati i reciproci flussi di persone e merci tra questi tre Paesi.

Ma il presidente resta sotto la crescente pressione della comunità internazionale e dell’ala sinistra del suo partito perché aumenti la disponibilità dei vaccini allentando le protezioni sui brevetti e sulla proprietà intellettuale, in particolare di fronte alla crisi della pandemia in India e in America latina. Una questione che farà capolino mercoledì e giovedì al WTO, dove India e Sudafrica spingono per una esenzione dell’accordo internazionale che tutela i segreti commerciali di Big Pharma, mentre USA, UE e Gran Bretagna per ora hanno bloccato l’iniziativa. Le case farmaceutiche fanno lobbying per evitare che una mossa del genere possa ridurre in futuro i loro profitti e mettere a rischio il loro modello di business, preferendo rafforzare le loro forniture nel mondo, come hanno annunciato Pfizer e Moderna.

La Casa Bianca è divisa: da un lato chi sostiene che Biden ha un imperativo morale ad agire e che schierarsi con Big Pharma è controproducente, oltre che in contrasto con le sue promesse elettorali. Dall’altro chi mette in guardia che un simile passo danneggerebbe l’innovazione e lo spirito imprenditoriale dell’industria americana, senza peraltro contribuire ad accrescere le forniture di vaccini: ottenerne la ‘ricetta’, spiegano, non significa automaticamente poterli produrre, e sicuramente non velocemente. Meglio, suggeriscono, che Biden trovi altri modi: ad esempio premere sulle case farmaceutiche perché donino grandi quantità di dosi o le vendano a basso costo. Anthony Fauci, il consigliere medico della Casa Bianca per la pandemia, ha sintetizzato così la sua posizione: «Rispetto sempre la necessità delle aziende di proteggere i loro interessi, ma non possiamo fare questo completamente al prezzo di non permettere che i vaccini non raggiungano le persone che ne hanno bisogno». Quindi, ha aggiunto, o aumentano le loro forniture ad altre nazioni a prezzi estremamente ridotti o dovrebbero trasferire la loro tecnologia ai Paesi in via di sviluppo per produrre copie poco costose.

Intanto Pfizer, che prevede per il 2021 ricavi per 26 miliardi di dollari dopo aver chiuso il primo trimestre con un boom di 14,58 miliardi di dollari, attende per l’inizio della prossima settimana l’ok della FDA per il vaccino agli adolescenti tra i 12 e i 15 anni. E a settembre quello per la fascia dai 2 agli 11 anni. Una platea che consentirà di contrastare il calo di oltre il 25% del tasso di vaccinazione in Usa rispetto al picco di metà aprile.

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