Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»

Vaticano

Bergoglio ha scelto l’Angelus per esprime il suo dolore alla decisione del Presidente della Turchia Erdogan di riconvertire Santa Sofia in moschea

Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»
©AP Photo/Emrah Gurel

Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»

©AP Photo/Emrah Gurel

Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»
©EPA/GIUSEPPE LAMI

Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»

©EPA/GIUSEPPE LAMI

Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»
©AP Photo/Emrah Gurel

Il Papa su Santa Sofia: «Sono molto addolorato»

©AP Photo/Emrah Gurel

Tre parole che pesano come un macigno: «Sono molto addolorato». Papa Francesco ha scelto l’Angelus per esprime il suo dolore alla decisione del Presidente della Turchia Erdogan di riconvertire Santa Sofia in moschea.

Una decisione che scuote il mondo cristiano e sulla quale già si erano duramente espressi i massimi capi delle Chiese ortodosse. Una novità che il presidente turco ha assunto in un momento di difficoltà politica interna, rispondendo ai desideri della frangia islamica più radicale, ma che potrebbe essere foriera di «nuovi conflitti», come teme anche il Consiglio Mondiale delle Chiese che ha scritto una lettera al presidente per chiedergli di rivedere la decisione.

La Santa Sede aveva in questi giorni scelto la strada del silenzio. Unica voce era stata la cronaca dei fatti, senza commenti, sui media vaticani, dall’Osservatore Romano al portale Vatican News. Un silenzio che non era passato inosservato. «Il silenzio ingiustificato della Santa Sede e personalmente di Papa Francesco sulla questione incandescente della conversione della emblematica chiesa di Santa Sofia in una moschea provoca preoccupazione e tristezza nel mondo cristiano», scriveva il portale Orthodox Times. Ma anche la stampa greca, a partire dalla Cnn locale, aveva parlato di «silenzio assordante» del pontefice.

E invece, con una frase aggiunta oggi all’ultimo momento a braccio, il pontefice ha espresso pubblicamente la sua contrarietà. Probabilmente il pensiero in quel momento era per il suo amico e «fratello», come lo chiama in ogni occasione, il Patriarca greco-ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, che, dalla sua Turchia, ha più volte ribadito che «la conversione di Santa Sofia in moschea deluderebbe milioni di cristiani nel mondo».

Ci sono i preziosi mosaici che raffigurano la Madonna e i santi in quel luogo che dal 24 luglio ospiterà la preghiera del venerdì dei musulmani. Fu infatti originariamente una cattedrale bizantina dedicata alla Sapienza Divina, inaugurata nel 537 sotto l’imperatore cristiano Giustiniano; poi moschea, quando gli Ottomani nel 1453 conquistarono Costantinopoli e ribattezzarono la città Istanbul. Poi ancora convertita in museo nel 1934 con un decreto del padre fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk. E ora di nuovo moschea.

Ma le parole del Papa risuonano come un messaggio diretto ad Erdogan del quale aveva accettato l’invito nel novembre 2014. Una visita difficile, quella in Turchia, tra gli sfarzi esibiti dal presidente non consoni allo stile di Francesco. Ma poi era rimasto un filo diretto tra i due, con telefonate e una visita di Erdogan in Vaticano nel 2018. Nonostante la delicata questione del genocidio armeno (che la Turchia continua a negare e che il Papa a più riprese ha ricordato come il primo massacro di un popolo nel Novecento), il dialogo tra Santa Sede e Turchia non si è mai interrotto. Ci sono le questioni legate all’accoglienza dei migranti ma anche la gestione del terrorismo, lo status di Gerusalemme, e i conflitti in Medio Oriente. Tra i temi di confronto c’è sempre stato anche il dialogo interreligioso che la decisione di Erdogan su Santa Sofia rischia ora di minare profondamente.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 1