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«Il primo obiettivo è la crescita»

L’europarlamentare Silvia Sardone rilancia l’impegno della Lega in seno all’UE – «Farò conoscere in Europa i problemi legati al degrado delle periferie milanesi»

«Il primo obiettivo è la crescita»
Silvia Sardone, europarlamentare della Lega. (foto da Facebook)

«Il primo obiettivo è la crescita»

Silvia Sardone, europarlamentare della Lega. (foto da Facebook)

Silvia Sardone, 36 anni, già consigliera comunale a Milano dal 2016 e consigliera regionale in Lombardia dal 2018, lo scorso 26 maggio è stata eletta europarlamentare tra le file della Lega con oltre 44 mila voti preferenziali. Giro d’orizzonte sul fronte sovranista di Matteo Salvini «Identità e democrazia». La deputata rimarca come «popolari e socialisti saranno costretti a fare i conti con noi, non potranno più ignorarci. L’Europa ha bisogno di un cambio radicale».

Silvia Sardone, che effetto le fa poter fare politica nell’aula di Strasburgo e quali sono i suoi obiettivi nell’immediato?

«Essere eletta all’Europarlamento nelle file della Lega è motivo di grande orgoglio e per questo ringrazio ancora Matteo Salvini per avermi concesso un’opportunità così importante. L’approccio con la realtà di Bruxelles è stato molto positivo. Nei prossimi cinque anni daremo battaglia in Europa per difendere il nostro Paese. Ci attendono sfide importanti e dovremo lottare per dire no ai diktat dell’Europa e alle manovre di chi non vuole consentire all’Italia di crescere».

A Milano si è sempre battuta per denunciare il degrado delle zone più problematiche. Su quali dossier punterà all’Europarlamento?

«Al Parlamento Europeo non mi dimenticherò certo della mia città, dove rimarrò consigliere comunale per continuare a fare opposizione contro il malgoverno della sinistra. In Europa mi piacerebbe portare le istanze delle periferie abbandonate di Milano, ghetti dove gli stranieri sono spesso la maggioranza e i pochi italiani rimasti sono costretti a convivere con degrado, spaccio, prostituzione e occupazione abusive di case popolari: attraverso i fondi europei si potrebbe procedere alla necessaria riqualificazione delle periferie. All’Europarlamento vorrei occuparmi anche di tutela del Made in Italy, costantemente penalizzato da tutti quei prodotti provenienti dai Paesi extra-UE che non seguono le stesse regole di qualità della produzione, difesa dei lavoratori e dei consumatori. Negli ultimi dieci anni i falsi prodotti Made in Italy sono aumentati del 70% e i cibi taroccati rubano all’Italia 300 mila posti di lavoro: come si può tollerare un situazione del genere? Mi batterò anche per difendere le nostre radici classiche e cristiane, troppo spesso rinnegate per compiacere i musulmani che stanno prendendo sempre più piede in Europa».

Nell'estate dell’anno scorso ha deciso di lasciare Forza Italia aderendo al Gruppo misto. Poi è passata tra le file della Lega di Matteo Salvini, un partito più vicino alla gente, ma che spesso è accusato di usare più la pancia che la testa.

«Forza Italia per me è un capitolo chiuso. Sono felicissima di fare politica nella Lega di Matteo Salvini, l’unico partito che può davvero cambiare l’Europa a partire dalla sua grandissima capacità di stare a contatto con la gente sul territorio. A chi dice che usiamo più la pancia che la testa rispondo coi fatti messi a punto dalla Lega: sbarchi calati dell’87%, due decreti sicurezza per combattere l’immigrazione clandestina e inasprire le pene per chi aggredisce le forze dell’ordine, quota 100, la nuova legge sulla legittima difesa, flat tax per partite IVA e professionisti con reddito fino a 65.000 euro. La sinistra se ne faccia una ragione: la Lega riceve tantissimi consensi ovunque perché ascolta i problemi dei cittadini, non sta chiusa nei palazzi a discutere di argomenti che non incidono minimamente col benessere del popolo».

Il neocostituito gruppo sovranista «Identità e democrazia» si compone di 73 deputati della destra europea. L’obiettivo di Matteo Salvini era quello di dar vita al primo gruppo, per numero di parlamentari, al Parlamento europeo. Per ora, invece, è il quinto. Cosa può cambiare rispetto a quanto auspicato in campagna elettorale?

«Popolari e socialisti saranno costretti a fare i conti con noi, non potranno più ignorarci. L’Europa ha bisogno di un cambio netto e radicale, chi finora ha fallito in questo compito non può fregarsene del parere popolare. È arrivato il momento del cambiamento e noi ne saremo partecipi, rifiutando quell’idea di Superstato europeo che toglierebbe ancora più sovranità agli Stati e battendoci per un’Europa dei popoli e delle differenze».

In altre parole, il sogno salviniano di riformare l’UE in favore degli interessi dei popoli (e non dei poteri forti, delle banche e dell’alta finanza) potrà ancora essere realizzato?

«Certamente. La Lega è il partito che ha preso più voti in tutta Europa e ovviamente farà sentire la sua voce e farà valere gli interessi dei cittadini. Il voto in Europa ha detto che i popoli vogliono rimettere al centro il lavoro vero, non la finanza o le multinazionali. Con le regole imposte dall’UE negli ultimi dieci anni, tra tagli, austerità e precarietà, il debito è aumentato di 650 miliardi di euro ed è aumentata anche la disoccupazione: come si può andare avanti così? Faccio l’esempio del rapporto deficit/PIL: chiederemo che il tasso di disoccupazione venga utilizzato come parametro per spendere o non spendere. Fino a quando la disoccupazione non scenderà attorno al 5%, abbiamo il diritto di investire su lavoro, infrastrutture, strade, scuole ospedali, sicurezza. La Francia ha sforato il rapporto deificit/PIL cinque volte in sette anni: perché loro sì e noi no? A Bruxelles ricontratteremo i vincoli europei che bloccano gli investimenti per far tornare a crescere l’Italia».

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