Il Senato affossa il DDL Zan

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La votazione, avvenuta a scrutinio segreto, è stata accolta da un lungo applauso del centrodestra trionfante che si è detto pronto a «ripartire da zero» – Il disegno di legge mirava a contrastare discriminazione e violenze in relazione al sesso o all’orientamento sessuale

Il Senato affossa il DDL Zan
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Con 154 voti favorevoli, 131 contrari, e due astenuti il Senato italiano archivia definitivamente il disegno di legge Zan, che in sostanza mirava a contrastare discriminazione e violenze in relazione al sesso o all’orientamento sessuale.

È stato affossato, ad un anno dall’approvazione della Camera, dalla «tagliola» chiesta da Lega e Fratelli d’Italia, che ha messo fine a un percorso ad ostacoli fatto di ostruzionismo, rinvii, incontri, scontri, tentativi di mediazione tra favorevoli e contrari che ha tenuto banco a palazzo Madama dalla primavera all’autunno. La votazione, avvenuta a scrutinio segreto, è accolta da un lungo applauso del centrodestra trionfante che si dice pronto a «ripartire da zero».

Il disegno di legge, che reca misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per sesso, genere o disabilità, non potrà più essere riproposto e un nuovo ddl con un tema analogo dovrà aspettare sei mesi per essere trattato in Senato. Queste sono le regole. Le stesse che hanno portato la presidente del Senato Elisabetta Casellati a dare il via libera al voto segreto. «La mia decisione, per quanto legittimo contestare, perché si tratta di interpretazione, ha delle solide fondamenta di carattere giuridico», chiarisce Casellati e mette un punto alle accese contestazioni che si levano dall’area Pd e M5s.

Sono 288 i senatori presenti in Aula per il voto e 287 i votanti e sono 23 i voti di scarto che decretano la sconfitta di Pd, M5s e Leu. Eppure in casa democratica fino a ieri si contava su almeno su 140 voti a favore, «ne mancano all’appello almeno 16», spiegano fonti Pd al Senato. I parlamentari democratici puntano l’indice su Italia viva anche se qualcuno non esclude sabotatori interni di area riformista. Lo stesso Goffredo Bettini della direzione del partito è convinto che siano state le «giravolte di sovranisti e riformisti ad affossarlo».

Ma la risposta arriva da Matteo Renzi che parla di ben 40 franchi tiratori e invita a non pensare alle assenze. «La responsabilità di oggi è chiara - dice il leader di Iv - Non importava conoscere la politica, bastava conoscere l’aritmetica». I renziani, che ora accusano Pd, M5s e Leu, alla Camera avevano votato compatti in favore del ddl Zan, poi in Senato si sono presi il ruolo di mediatori tra le due fazioni, puntando a una rivisitazione del testo e proponendo come testo base il ddl Scalfarotto.

Sempre tabulati alla mano gli assenti nel centrosinistra sono almeno 10, mentre nel centrodestra solo 5. Gli assenti di Italia viva 4, uno di questi Matteo Renzi. Tutti presenti i senatori di Fratelli d’Italia.

«Meglio lo stop di una porcata», chiosa il Leghista Roberto Calderoli gongolando per la vittoria di cui si intesta la paternità per aver puntato sulla ‘tagliola’. «Sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle», esulta il leader leghista Matteo Salvini, mentre Enrico Letta scandisce «hanno fermato il futuro e riportato l’Italia indietro con i loro inguacchi».

«Chi oggi gioisce per questo sabotaggio dovrebbe rendere conto al Paese» sono le parole del presidente M5s Giuseppe Conte, mentre per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ritiene «vergognoso» che il ddl Zan sia stato «spazzato via, nel segreto dell’urna».

Secondo la leader di FdI Giorgia Meloni « i primi ad aver affossato la legge sono i suoi stessi firmatari, Alessandro Zan in testa» e definisce «patetiche le accuse di Letta, Conte e della sinistra». La capogruppo di Fi in Senato, Anna Maria Bernini, accusa la Sinistra di voler solo «prevaricare» senza un reale interesse per una trattativa.

Nel pomeriggio volano gli stracci anche tra gli alleati: Il «M5s si è fidato dell’esperienza del Pd, questo è il risultato», commenta Alessandra Maiorino (M5s). Tutti contro tutti. Ma Loredana De Petris navigata senatrice di Leu le definisce «Prove generali per il Quirinale», lasciando intendere, ai giornalisti davanti alla buvette, che il problema dei franchi tiratori si ripresenterà molto presto.

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