Il vaccino di AstraZeneca cambia nome, cosa c’è dietro?

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Il farmaco non si chiama più come prima o è solo ora che gli è stata data una denominazione? Facciamo chiarezza attorno al prodotto di una casa farmaceutica spesso immotivatamente al centro delle discussioni

Il vaccino di AstraZeneca cambia nome, cosa c’è dietro?
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Il vaccino di AstraZeneca cambia nome, cosa c’è dietro?

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AstraZeneca ha cambiato nome al proprio vaccino in Vaxzevria. O meglio, glie ne ha attribuito uno, dato che finora il siero era conosciuto con la denominazione generica di «Covid-19 AstraZeneca vaccine» e visto che è prassi, al momento della messa sul mercato di un farmaco, dargli un nome. La procedura concernente i vaccini contro il coronavirus è stata velocizzata in molti dei suoi passaggi all’evidente scopo di limitare al più presto l’ulteriore diffondersi del virus. Tutto questo, sommato alla mole di informazioni diffuse su questo tema, ha portato l’opinione pubblica a conoscere quali fossero le aziende intente a produrre vaccini ancora prima che questi fossero pronti alla distribuzione. Prima, quindi, che i farmaci in questione avessero effettivamente una denominazione ufficiale.

La notizia dell’attribuzione di un nome al vaccino di AstraZeneca – se di notizia effettivamente si può parlare – ha destato non poche perplessità dopo la comunicazione della multinazionale farmaceutica anglo-svedese. Anche perché, il siero in questione è già stato al centro di dubbi e polemiche, benché questi dubbi fossero debolmente supportati da motivazioni scientifiche. Registrare un vaccino con un altro nome è quindi una prassi? La risposta è stata fornita direttamente dall’azienda che ha precisato come «dare un nome a un farmaco nuovo è una consuetudine ed è un processo che avviene in maniera separata dall’approvazione normativa e regolatoria del farmaco stesso».

© AP/Alvaro Barrientos
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Una prassi comune per i farmaci
Non si tratta quindi di una strategia di marketing per sgravare AstraZeneca dalle critiche da cui è stata investita. Bensì di un iter che viene eseguito da tutte le case farmaceutiche quando immettono sul mercato un nuovo prodotto.

Facciamo un paio di esempi: BioNTech e Pfizer sono le due aziende farmaceutiche che hanno prodotto il primo vaccino anti-COVID distribuito in Svizzera, a cui hanno dato il nome commerciale di Comirnaty. Il centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica N.F. Gamaleja ha invece sviluppato il vaccino russo che ha chiamato Sputnik V. Uscendo per un momento dal seminato dei vaccini possiamo vedere che lo stesso procedimento viene applicato a tutti i farmaci: le compresse Dafalgan, per citarne uno, che contengono il principio attivo paracetamolo, sono state chiamate così dalla casa farmaceutica UPSA che le produce. È bene precisare, però, che non tutte le multinazionali che operano nel settore della produzione e commercializzazione dei farmaci hanno già registrato il nome del vaccino che hanno creato. Ad esempio, il siero prodotto dall’azienda statunitense Moderna possiede ancora la sigla mRNA-1273, ma non un nome vero e proprio.

E il Covishield, allora?

Appurato che non sia AstraZeneca ad aver cambiato nome, aggiungiamo un altro elemento da sapere in merito alle denominazioni attribuite alla compagnia. Ricapitolando: AstraZeneca è il nome dell’azienda biofarmaceutica anglo-svedese; Vaxzevria è il nome del suo vaccino. E Covishield cos’è? Se avete sentito parlare di Covishield si tratta di un termine per il farmaco di AstraZeneca usato unicamente in India, dove gli era stato attribuito un nome ben prima di quello ufficiale. Alla base di una propria denominazione per il siero distribuito a livello internazionale, vi è probabilmente il fatto che l’India ospita la produzione del farmaco di AstraZeneca, realizzato dal locale Serum Institute of India, il più grande produttore di vaccini al mondo. Lì si stanno infatti producendo più di 50 milioni di dosi di Vaxzevia/Covishield al mese.

Con l’arrivo del nome cambia anche il foglietto illustrativo
Se con la denominazione Vaxzevria il vaccino rimane invariato, come confermato dall’Agenzia europea del farmaco (EMA) assicurando «benefici nella prevenzione della COVID-19», non si può dire la stessa cosa del nuovo foglietto illustrativo (potete consultarlo a partire dalla pagine 24) dove sono stati inseriti, tra gli effetti collaterali, anche «i rarissimi casi di eventi avversi tromboembolici». Sul sito dell’EMA sono già state aggiornate le informazioni relative agli eventi collaterali di reazioni anafilattiche o altre reazioni allergiche «che saranno incluse nell’informazione sul prodotto come effetti collaterali noti», la cui frequenza «non può ancora essere stimata».

«È stata osservata molto raramente - si legge nel bugiardino - una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. Ciò include casi severi che si presentano come trombosi venosa, inclusi siti insoliti come trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi della vena mesenterica e trombosi arteriosa, concomitante con trombocitopenia». La maggior parte di questi casi «si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata in donne di età inferiore a 55 anni. Tuttavia ciò potrebbe riflettere l’aumento dell’uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto esito fatale».

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