«In Svezia tutelati senza lockdown e Green pass»

L’intervista

La pandemia in Scandinavia - Jennifer Wegerup, corrispondente in Italia per la Sveriges Television-SVT spiega come il suo Paese ha realmente gestito la crisi del coronavirus

«In Svezia tutelati senza lockdown e Green pass»
«Troppi luoghi comuni e fake news sulla pandemia in Svezia», spiega la corrispondente in Italia di Sveriges Television-SVT.

«In Svezia tutelati senza lockdown e Green pass»

«Troppi luoghi comuni e fake news sulla pandemia in Svezia», spiega la corrispondente in Italia di Sveriges Television-SVT.

La Svezia è l’unico Paese europeo che ha affrontato la pandemia controcorrente. Niente restrizioni e lockdown. Soprattutto nell’ultimo anno avrebbe giocato favorevolmente il successo della campagna vaccinale.

«Sulle modalità con cui la Svezia ha affrontato l’emergenza coronavirus sono state scritte molte cose false. Sono girate fake news che ci hanno dipinto come un Paese irresponsabile, governato quasi da folli. Non è vero che non ci sono state restrizioni. Le restrizioni, da quando è iniziata la pandemia fino alle sue fasi più calde, ci sono state eccome. Anche se non abbiamo avuto un lockdown totale dato che la nostra Costituzione lo vieta. Sono state però introdotte limitazioni alle lezioni nelle scuole e la didattica a distanza. Lo studio in presenza è stato limitato in primis negli istituti superiori e nelle università, mentre nella scuola dell’obbligo le aule sono rimaste frequentate. C’è stata, questo sì, una riduzione delle attività ricreative. Lo sport – è un altro esempio - è stato permesso, ma solo all’aria aperta. Similmente è stato ridotto l’accesso nei negozi e negli esercizi pubblici, le persone vi potevano accedere ancorché in numero minore, a seconda degli spazi disponibili. Privatamente, il numero dei commensali è stato ridotto a quattro persone e via discorrendo. In Svezia non c’è sempre stata una vita normale come molti insistono nell’affermare. Le restrizioni sono state tolte tutte il 29 settembre scorso. Certo, il numero dei vaccinati, conta: in Svezia si parla di un ottanta per cento».

Quali sono le prospettive per i mesi a venire?

«In Svezia la gente è convinta che la pandemia sia un qualcosa con cui dover convivere, la si affronta senza patemi d’animo, serenamente, senza tensioni sociali».

L’introduzione del Green pass o certificato COVID ha creato malcontento in diversi Stati europei. L’argomento, oggi, in Italia, in Francia, ma anche in Svizzera, non è più soltanto sì o o no alla vaccinazione, ma è – ancora di più - sì o no al Green pass. Qual è il suo commento?

«In Svezia non esiste il Green pass e non ci sarà mai. Vale lo stesso discorso del lockdown. I cittadini svedesi sono contrari a ogni forma di costrizione. È un fatto di democrazia. Del resto siamo un Paese piuttosto piccolo con dieci milioni di abitanti e siamo quasi tutti vaccinati, almeno nei centri. In periferia, tra le famiglie più povere e di origine straniera, la percentuale degli immunizzati è inferiore. Le ragioni? Probabilmente la gente in queste regioni del Paese si fida meno dello Stato, è più diffidente e comprende meno la lingua autoctona. Vi sono diverse ragioni per queste resistenze verso la campagna di vaccinazione, è un problema complesso».

C’è chi afferma che la crisi pandemica ha creato danni alla società e all’economia che potranno essere risolti soltanto dopo lunghi anni. E in Svezia?

«Una pandemia mondiale non può non lasciare tracce. Ciò vale per tutte le nazioni. In Svezia l’economia ha ripreso bene. La gente è serena, si lavora».

In uno studio svedese (di cui si parla anche in Svizzera) realizzato su un campione di più di 8.000 cittadini è emerso che se si pagassero le persone con un bonus aumenterebbe la loro disponibilità a farsi immunizzare. Cosa ne pensa?

«È un discorso che riguarda soltanto coloro che non hanno voluto o non intendono vaccinarsi. Un bonus di 30 euro per convincere gli indecisi a sottoporsi all’immunizzazione mi sembra francamente una proposta poco incisiva ai fini del successo della campagna vaccinale e che non cambierà assolutamente nulla. Ripeto: in Svezia la percentuale dei vaccinati è di gran lunga inferiore nelle aree periferiche del Paese. Tanto che nei momenti più gravi della pandemia, nel nostro Paese vi è stato un numero di morti per coronavirus molto più elevato tra gli immigrati, più di quanto non sia capitato in altri Stati scandinavi come la Norvegia, la Finlandia e la Danimarca, dove il numero di persone di origine extraeuropea è inferiore».

La Svezia ha fatto da apripista nell’opporsi ai lockdown. Terza dose di vaccino e cure alternative sono già in discussione?

«Non c’è una vera e propria ’via svedese’ in questo senso. Si è parlato di terza dose di vaccino soltanto per proteggere le persone più esposte a rischi per la propria salute, in primis nelle case per anziani. Di cure alternative, per ora, non si parla. Ma le mascherine - quelle no - in Svezia non sono mai state utilizzate neppure al chiuso, semplicemente perché sono ritenute inutili e da qualcuno perfino dannose. La cosa più importante sui cui hanno sempre insistito le autorità è il mantenimento di una distanza minima di due metri l’uno dall’altro».

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