Keir Starmer è il nuovo leader dei laburisti

Gran Bretagna

Già capo della Procura della Corona, poi deputato dal 2015, Starmer rimpiazza Jeremy Corbyn, travolto dalla batosta elettorale di dicembre

 Keir Starmer è il nuovo leader dei laburisti
Epa/Neil Hall

Keir Starmer è il nuovo leader dei laburisti

Epa/Neil Hall

Keir Starmer, 57 anni, è il nuovo leader del Partito Laburista britannico e dell’opposizione al governo Tory di Boris Johnson. È stato eletto oggi, superando come da pronostici le due rivali Rebecca Long-Bailey e Lisa Nandy.

Già capo della Procura della Corona, poi deputato dal 2015, Starmer rimpiazza Jeremy Corbyn, travolto dalla batosta elettorale di dicembre. Al fianco di Corbyn come ministro ombra nei cinque anni di svolta a sinistra del Labour, Starmer si dichiara «socialista», ma è ritenuto più moderato dell’ex leader.

Ancora in attesa della sua prima leader della storia, malgrado la presenza femminile e femminista storicamente superiore a quella di qualunque altro partito del Regno Unito, il Labour britannico torna ad avere da oggi almeno una numero 2 donna. Angela Rayner, 40 anni, è stata infatti proclamata vice-leader.

Originario di un quartiere nel sud di Londra, figlio di un tecnico e di un’infermiera, sir Keir Starmer ha titolo di cavaliere, ottenuto dalla regina a conclusione del mandato come procuratore della Corona.

Sostenuto anche da due dei tre maggiori sindacati affiliati al movimento laburista, ha prevalso col 56,2% dei voti degli iscritti al primo scrutinio (3,2 punti meno del 59,5 di Corbyn nel 2015), con la corbyniana ortodossa Long-Bailey seconda al 27,6% (con l’appoggio di un terzo sindacato e dell’emergente movimento giovanile radicale Momentum) e l’outsider Nandy terza al 16,2%.

Nel discorso registrato per la vittoria - il Labour aveva rinunciato a un previsto congresso straordinario a causa dell’epidemia da coronavirus - il nuovo leader, congratulato oggi da esponenti di primo piano di tutte le anime del partito, ha ringraziato per «l’onore e il privilegio» concessogli dai militanti, ha detto di voler guidare «una forza per il bene e una forza per il cambiamento», ha reso «omaggio a Jeremy Corbyn» - definito «un amico» - per aver diretto «il partito in tempi difficili», e per avergli infuso «nuova energia» attirando numerosi giovani con la sua svolta a sinistra.

Ma ha anche sottolineato di voler ricostruire «l’unità» interna. E non ha mancato di chiedere scusa per i rigurgiti di «antisemitismo» denunciati fra alcune sacche del Labour nell’era Corbyn, riconoscendo «il dolore» causato alla comunità ebraica.

Inevitabile un riferimento alla pandemia in corso. Starmer - destinatario oggi di una lettera dal premier conservatore Boris Johnson a tutti i leader dei partiti di opposizione con l’invito a «lavorare insieme» di fronte a «un’emergenza nazionale» - ha risposto a tono: impegnando il Labour a «confrontarsi costruttivamente con il governo» Tory e a non strumentalizzare l’emergenza per cercare «vantaggi di partito».

Rayner invece, ministra ombra dell’Istruzione sotto Corbyn, esponente della sinistra interna, ma di un’ala più pragmatica rispetto al cosiddetto ‘corbynismo’ ortodosso, ha superato secondo le previsioni nello scrutinio fra gli iscritti gli altri candidati alla carica lasciata libera da Tom Watson prima delle elezioni di dicembre: tre ex colleghi del gabinetto ombra uscente (Richard Burgon, Dawn Butler, Rosena Allin-Khan) e il deputato scozzese Ian Murray, unico orfano di Tony Blair in corsa.

Nata in una famiglia della working class di Manchester, già ragazza madre a 16 anni, poi assistente sociale e attivista laburista, Rayner è deputata dal 2015. Nei giorni scorsi è stata costretta a isolarsi per sospetto contagio da coronavirus.

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