Kevin Strickland e quel milione per tornare a vivere

il caso

Dopo 43 anni in carcere, il 62.enne afroamericano è stato scagionato martedì dalla condanna di triplice omicidio - Come tornare al mondo dopo così tanto tempo passato in prigione? Il Midwest Innocence Project ha lanciato un’iniziativa per sostenere l’uomo

Kevin Strickland e quel milione per tornare a vivere
© Rich Sugg/The Kansas City Star via AP

Kevin Strickland e quel milione per tornare a vivere

© Rich Sugg/The Kansas City Star via AP

È una storia di mala giustizia quella di Kevin Strickland, l’uomo che, dopo 43 anni di carcere, è stato scagionato martedì negli Stati Uniti. Protagonista del più lungo caso di errata condanna nel Missouri (e uno dei più lunghi nella storia del Paese), l’afroamericano oggi 62.enne fu condannato nel 1978 per triplice omicidio: quello di Sherrie Black, Larry Ingram e John Walker (di rispettivamente 22, 21 e 20 anni). E questo nonostante l’assenza di una prova fisica che lo legasse alla scena del crimine, oltre all’alibi fornito dai famigliari e le dichiarazioni degli altri (veri) killer, che negavano fosse presente al momento del delitto.

Ora Strickland potrà tornare al mondo e i suoi progetti, all’indomani della scarcerazione, sono semplici: visitare la tomba della madre e vedere con i suoi occhi l’oceano. Ma dopo una vita passata in prigione, chi lo aiuterà ad andare oltre la mera sopravvivenza? La legge statale prevede una compensazione di 50 dollari per ogni giorno passato in reclusione dopo la falsa condanna. Il problema? Per accedervi bisogna essere stati scagionati attraverso prove del DNA. E non è questo il caso di Strickland. Trentasei dei cinquanta Stati (oltre Washington D.C.) hanno regole ben più generose nei riguardi di chi, innocente, è stato incarcerato: un minimo di 50 mila dollari per ogni anno passato in galera, più un ulteriore importo per anno passato nel braccio della morte.

Grazie al Midwest Innocence Project, organizzazione no-profit che sostiene gli ingiustamente condannati, le cose potrebbero prendere però una buona piega per Strickland. Sua infatti l’idea di aprire, durante l’estate, un account sulla piattaforma GoFundMe in favore del 62.enne. Il risultato? Ad oggi oltre un milione di dollari sono stati raccolti.

Non parliamo però di lieto fine.

Il caso

Tutto cominciò il 25 aprile 1978, quando il 21.enne Vincent Bell, Kim Adkins (19), Terry Abbott (21) e un sedicenne si fermarono fuori dell’abitazione di Strickland, che dopo una breve chiacchierata preferì restare a casa con la figlioletta nata da poco. Il gruppo poi organizzò una spedizione punitiva in un bungalow per vendicare una perdita al gioco con dadi truccati, legando e uccidendo tre giovani che si trovavano all’interno. Cynthia Douglas, che era la fidanzata di una delle vittime, restò ferita e finse di essere morta. Poi riuscì a liberarsi e a cercare aiuto. Quindi la polizia piombò a casa di Strickland e lo portò in caserma per un riconoscimento insieme ad altri afroamericani. Uno degli investigatori fece pressioni sulla giovane perché indicasse lui e così fu processato e condannato.

A nulla sono valsi gli alibi, e l’ammissione di Bell e di Abbott che il loro amico non era presente nel luogo del massacro. La prima volta che Douglas avvicinò il procuratore dopo la testimonianza di Bell che scagionava Strickland fu allontanata e minacciata di venir incriminata di spergiuro. Un episodio simile accadde anche negli anni ‘90.

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