L’addio di Merkel, «lascio in una fase preoccupante»

Bruxelles

Dopo centosette vertici europei, la cancelliera tedesca è arrivata al momento dei saluti

L’addio di Merkel, «lascio in una fase preoccupante»
© EPA/OLIVIER HOSLET

L’addio di Merkel, «lascio in una fase preoccupante»

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Un addio in chiaroscuro. A brillare la sua immagine di bussola nella notte che per oltre tre lustri ha guidato il Continente, mentre le crepe tra gli Stati membri su stato di diritto, migrazione ed economia gettano un’ombra sul futuro dell’Europa. E su chi dovrà prendere il suo posto. Dopo centosette vertici europei, la cancelliera tedesca Angela Merkel oggi saluta.

E, con il proverbiale pragmatismo e la pacatezza di chi - come ha ricordato anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama - «non ama stare al centro dell’attenzione», accetta gli omaggi arrivati un po’ da ovunque, persino dal Papa. Ma poi torna subito a fare i conti con la realtà e avverte senza remissione che per i leader Ue ci sarà molto lavoro da fare perché i «problemi irrisolti» sono più di uno. E il successo nel superare «le crisi del passato» non garantisce la riuscita anche per quelle in corso o che verranno.

«Lascio ora questa Unione europea sotto la mia responsabilità di cancelliera in una situazione che mi preoccupa», ha scandito Merkel citando le inquietudini suscitate dal caso Polonia. Per la Bundeskanzlerin, che in questi giorni si è spesa in prima persona parlando anche con il premier polacco Mateusz Morawiecki, le sanzioni e le cause legali non risolveranno il problema dello stato di diritto in Ue, che invece è questione più ampia, tutta politica e di prospettiva. E se dialogare è sempre necessario, rispettare i valori comuni è la base da cui partire. Perché per «coloro che hanno aderito all’Unione europea in un secondo momento» comunque «i Trattati erano ben noti».

La cancelliera comunque non nasconde che la «spirale discendente» dell’Est è motivo di preoccupazione tanto quanto i nodi della migrazione e della pressione sull’economia del Continente. Con il vuoto lasciato dal suo commiato che potrebbe rendere le cose ancora più difficili. Perché, nell’immagine usata dal premier lussemburghese Xavier Bettel, «Frau Merkel era come una macchina per gli accordi» anche quando «appariva impossibile» raggiungerli.

Tra elogi, standing ovation e omaggi di diversa natura a sorpresa, in un video messaggio, è spuntato anche Barack Obama. Che ha voluto ringraziare la cancelliera per le tempeste superate grazie alla sua guida. E si è detto uno tra i tanti che a lei guardano e si affidano nei momenti più difficili. A mancare all’Europa di domani sarà, in una parola, quella scelta dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, «un monumento». Come se, senza paura di mescolare sacro e profano, Roma restasse senza il Vaticano.

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