L’America esulta per Floyd, Chauvin è in cella di isolamento

Stati Uniti

L’ex agente condannato per l’omicidio dell’afroamericano è isolato per 23 ore al giorno e secondo indiscrezioni del New York Times la sentenza è prevista per il 16 giugno - Intanto la maggior parte degli americani sono convinti che il verdetto di condanna nei suoi confronti non basterà a risolvere le discriminazioni sistemiche della polizia

L’America esulta per Floyd, Chauvin è in cella di isolamento
© AP/Julio Cortez

L’America esulta per Floyd, Chauvin è in cella di isolamento

© AP/Julio Cortez

(Aggiornato alle 20.45) Derek Chauvin, l’ex agente condannato per la morte di George Floyd, è in cella di isolamento in un carcere di massima sicurezza in Minnesota. Chauvin è isolato per 23 ore al giorno: un’ora gli è riservata per fare dell’esercizio fisico ma anche in questo caso è solo e costantemente sotto osservazione. Il timore è infatti per la sua sicurezza incolumità in carcere, dove resterà fino alla sentenza che, secondo indiscrezioni riportate dal New York Times, è prevista il 16 giugno.

Intanto l’America esulta per il verdetto di condanna nel processo per l’uccisione di George Floyd, dalla politica (nonostante tra i repubblicani prevalga il silenzio) al mondo dello sport e dello spettacolo, sino alle piazze gremite di folla che piange e applaude. «Un passo da gigante nella marcia verso la giustizia nel Paese», lo ha definito Joe Biden, ammonendo che «le sue ultime parole, ‘non riesco a respirare’, non possono morire con lui».

«La giuria ha fatto la cosa giusta», hanno esultato Barack Obama e Michelle. «Giustizia è fatta», ha twittato il patrono della Nba Adam Silver. «Finalmente riesco a respirare di nuovo», ha sospirato il fratello della vittima, che Biden ha promesso di portare alla Casa Bianca con tutta la famiglia.

Ma tutti, dal presidente in giù, sono consapevoli che il verdetto, preceduto nel 2020 dalla più grande ondata di protesta vista in Usa dagli anni ‘60, non basterà a risolvere la brutalità e le discriminazioni sistemiche della polizia né a prevenire altri «incidenti» del genere, che negli ultimi anni hanno causato quasi mille morti.

Come l’uccisione di una adolescente afroamericana a Columbus, Ohio, proprio poco prima della sentenza, anche se pare trattarsi di un episodio meno controverso di altri. La polizia aveva risposto alla segnalazione di una lite e quando è arrivata sul posto ha trovato una scena concitata con diverse persone di fronte al giardino di una casa. Nel video della body cam di un agente si vede una ragazza che si avventa contro una donna, dopo che un’altra è caduta a terra, e viene raggiunta da diversi colpi mentre brandisce un coltello, accasciandosi al suolo ancora viva mentre l’uomo in divisa continua a tenerle puntata contro la pistola.

Inutile però la corsa all’ospedale. La vittima, Makiyah Bryant, aveva 15 anni e viveva in una famiglia adottiva nelle vicinanze. «Il poliziotto ha sparato per difendere un’altra donna», hanno spiegato i suoi superiori, ma intanto è stato sospeso in attesa della conclusione delle indagini. La diffusione del video, in cui si vede chiaramente il coltello, ha contribuito a sedare per il momento gli animi della comunità locale. Ma in America sono ancora freschi i ricordi di altri adolescenti afroamericani uccisi nonostante fossero disarmati, come il 13/enne Adam Toledo a Chicago.

Il ministro della giustizia Merrick Garland ha intanto annunciato una nuova indagine civile federale sulle pratiche della polizia a Minneapolis, dall’uso eccessivo della forza, anche nelle proteste, alle discriminazioni, comprese quelle verso persone con disabilità mentali di comportamento. L’indagine si aggiunge a quella già in corso per accertare se l’ex agente Derek Chauvin, dichiarato colpevole dell’omicidio di George Floyd per averlo soffocato tenendo il ginocchio sul suo collo per 9 minuti e 29 secondi, abbia violato i suoi diritti civili.

Il verdetto del processo «non risolve le questioni sistemiche dell’operato delle forze dell’ordine della città», ha spiegato Garland. Se verranno individuate illegalità, il ministero potrà fare una causa civile al dipartimento di polizia della città o patteggiare un accordo col governo locale per una riforma delle forze dell’ordine. Come hanno già fatto dopo l’uccisione di Floyd oltre 30 dei 50 Stati Usa, approvando più di 140 leggi che limitano l’uso della forza, rendono obbligatorie le body cam, agevolano le cause civili, ridimensionando alcune delle maggiori protezioni ottenute dalla polizia negli ultimi 50 anni. Ora però tocca anche al Congresso approvare la legge di riforma federale intitolata proprio a Floyd. Ed è questa la sfida maggiore perchè con la risicata maggioranza al Senato i dem dovrebbero forzare la mano.

Intanto Chauvin attende in carcere, isolato per motivi di sicurezza, la pena che il giudice Peter Cahill emetterà tra 4 settimane: secondo il codice rischia sino a 75 anni per i tre capi di imputazione, una trentina in base alle linee guida del Minnesota. Dipenderà anche da attenuanti e aggravanti. Il 23 agosto invece comincerà il processo contro gli altri tre ex poliziotti accusati di favoreggiamento nell’omicidio, ora in libertà dopo il versamento di una cauzione di 750 mila dollari: sulla carta rischiano fino a 40 anni di carcere

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1 ats
  • 2 Black Lives Matter
Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 1