L’appello dei neo-medici: «Non fateci stare sul divano, vogliamo aiutare»

coronavirus

Sono circa 5.700 i giovani dottori in Italia bloccati a casa dalla burocrazia, aspettando di sostenere l’esame di Stato per poter lavorare - Il coro di richieste sui social perché il test si possa fare online

L’appello dei neo-medici: «Non fateci stare sul divano, vogliamo aiutare»
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L’appello dei neo-medici: «Non fateci stare sul divano, vogliamo aiutare»

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C’è Francesco, dottore in Medicina e Chirurgia laureato da sei mesi all’Università di Pisa. Ci sono Manuela e Matteo, laureati otto mesi fa a Roma, e c’è Riccardo, dottore anche lui a Ferrara. Come loro, ci sono altri 5.700 giovani medici, e c’è un Paese, l’Italia, che nella lotta contro il coronavirus avrebbe tanto bisogno del loro aiuto. Eppure, questi giovani medici che potrebbero stare in corsia, nelle settimane di emergenza sono costretti a stare sul divano. Bloccati a casa da un test di abilitazione che si sarebbe dovuto tenere il 28 febbraio. L’ultimo via libera perché possano indossare il camice.

L’appello di questi giovani corre sui social. Chiedono di poter svolgere l’ultima parte dell’esame di abilitazione online, così da potersi rendere utili. «Vorrei aiutare il mio Paese, lavorando per quello per cui ho studiato», scrive Francesco in un post. «Invece siamo dottori ma non medici, bloccati da un test di abilitazione che si sarebbe dovuto tenere il 28 febbraio e che arriva dopo sei anni di studio e altri tre mesi di tirocinio post laurea». «Vorrei aiutare – continua il post –, sono pronto a dare una mano per tutto quello che servirà. Ma ancora una volta la burocrazia italiana ci blocca, un test con una percentuale di successo vicina al 99% ci chiude le porte. Ci impedisce di renderci utili come disperatamente vorremmo in questo momento. Il nostro sistema sanitario è già al collasso, vorrei fare qualcosa. Vorremmo alzarci, indossare il camice e fare del nostro meglio. Ma non possiamo. Diffondete il nostro appello, facciamoci sentire. Non fateci restare sul divano ancora».

Il problema, appunto, è che per diventare medici serve superare un esame di Stato: una parte pratica di tirocinio e un test teorico. La prova scritta è stata spostata dal 28 febbraio al 17 aprile. «Perché non farcela fare online?», si chiedono Francesco e i suoi colleghi. «Con ciò che abbiamo studiato possiamo dare respiro a tanti colleghi che non ce la fanno più».

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