L’assessore alla sicurezza leghista spara, muore un marocchino

ITALIA

È accaduto ieri sera a Voghera – «Ho tirato il grilletto per sbaglio, mentre cadevo, dopo uno spintone, non volevo», si è difeso Massimo Adriatici – L’imputazione è stata cambiata in eccesso colposo in legittima difesa

L’assessore alla sicurezza leghista spara, muore un marocchino
© CdT/Gabriele Putzu (archivio)

L’assessore alla sicurezza leghista spara, muore un marocchino

© CdT/Gabriele Putzu (archivio)

Un arresto per omicidio volontario e poi un’indagine che è virata quasi subito nell’accusa meno pesante di «eccesso colposo in legittima difesa». Sta anche in questi dubbi giuridici, a cui gli inquirenti stanno cercando di dare risposte valutando elementi e testimonianze, l’eccezionalità di quanto accaduto ieri sera di fronte a un bar vicino al centro di Voghera (Pavia). Con un assessore alla Sicurezza, il leghista Massimo Adriatici, per ora ai domiciliari per aver sparato, a suo dire per «errore» mentre cadeva dopo una spinta, a un marocchino senzatetto di 39 anni, Youns El Boussettaoui, che stava infastidendo alcuni clienti del locale.

Un episodio cruento, accaduto nella città dell’Oltrepò pavese, che ha già diviso ovviamente la politica sulle tematiche della sicurezza, ma di cui danno una lettura diversa pure gli stessi cittadini. Come quelli che frequentano proprio il bar Ligure La Versa e gli altri nella zona, che si dividono tra chi descrive la vittima come «uno capace solo di andare in giro a spaccare vetrine e a dare fastidio» e altri che parlano di Adriatici come di «uno sceriffo, che aveva smesso di fare il poliziotto, ma lo faceva ancora e aveva preso di mira Musta», soprannome del 39enne, «che spesso chiedeva solo qualche soldo».

«Altro che far west a Voghera si fa strada l’ipotesi della legittima difesa», ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini, mentre per il segretario del Partito democratico (Pd) Enrico Letta «un uomo è morto, per colpa di una pistola» e «una cosa dobbiamo e possiamo farla: StopArmiPrivate». A dire di tutti dovrà essere la magistratura a fare chiarezza e certamente tra le analisi necessarie, oltre a quelle sulle telecamere della zona (una è piazzata vicino al locale e riprende la piazza girando), c’è pure un accertamento balistico.

«Ho tirato il grilletto per sbaglio, mentre cadevo, dopo uno spintone, non volevo», si è difeso Adriatici (che si è autosospeso dalla carica), 47 anni, anche stimato avvocato in zona, con un passato da poliziotto in città e che poteva ora detenere e portare in giro la pistola Calibro 22. È stato interrogato nella notte, difeso dal legale Colette Gazzaniga, dopo l’arresto in flagranza eseguito dai carabinieri per omicidio volontario con l’ok del pubblico ministero (pm) Roberto Valli.

Poco dopo le 22.00, stando a una prima ricostruzione, Adriatici è arrivato in piazza Meardi davanti al bar perché El Boussettaoui, con molti precedenti, tra cui resistenza, spaccio, porto di armi atte a offendere, «faceva ciò che faceva di solito», stando alle parole di alcuni testimoni. Ossia, stava importunando gli avventori (si è parlato di una ragazza, ma il particolare non è stato confermato), e Adriatici, dopo aver chiamato la polizia e aver litigato con lui, ha tirato fuori la pistola, carica e col colpo in canna. Colpo che, a suo dire, sarebbe partito «per errore» mentre andava giù a terra, spinto dal marocchino che si era accorto che lui aveva allertato le forze dell’ordine.

Qualcuno ha parlato di una «bottiglia di birra» lanciata contro Adriatici, anche se agli investigatori non risulta e potrebbe essere stata scagliata prima, quando la vittima stava dando in escandescenza forse sotto effetto di alcol e droga (saranno gli esami autoptici a determinarlo). «Mio figlio lo conosceva», ha detto una donna che ha portato dei fiori con un cartello con scritto «ti sia lieve almeno la terra, Musta, perché la vita per Te non è stata lieve». E ha aggiunto: «Non mi sento sicura in una città dove l’assessore alla sicurezza va in giro con un pistola e spara a una persona che aveva sofferenze psichiche». Altri ricordano che il 39.enne «aveva moglie e figlio in Marocco e un padre in Italia».

Nel frattempo, il pm Valli, con l’aggiunto Mario Venditti, ha modificato l’imputazione in eccesso colposo in legittima difesa, accusa che equivale in pratica all’omicidio colposo. In sostanza, una valutazione che pare seguire la ricostruzione difensiva. E la Procura sta decidendo se, oltre alla convalida dell’arresto, richiedere al giudice delle indagini preliminari (gip) anche una misura cautelare per l’assessore. Per ora resta ai domiciliari, ma dipenderà dalla decisione del gip sulla misura cautelare o meno se Adriatici tornerà libero. Mentre la sindaca Paola Garlaschelli confida «nell’operato della magistratura».

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