«L’epidemia durerà mesi e non va sottovalutata: il virus può mutare»

Epidemia

Secondo gli esperti, il coronavirus è ormai «fuori dalla gabbia» e al momento non «fa troppo male» - Ci sono comunque categorie a rischio e va circoscritto anche per impedire che muti in forme più letali

 «L’epidemia durerà mesi e non va sottovalutata: il virus può mutare»
©EPA/CHRISTIAN BRUNA

«L’epidemia durerà mesi e non va sottovalutata: il virus può mutare»

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Dopo la sua rapida diffusione in Italia, ieri si è registrato il primo caso di coronavirus Sars-CoV-2 in Ticino. Attualmente nel nostro cantone ci sono altri 6 casi sospetti e solo prossimamente avremo i risultati dei test. Ma quanto durerà l’epidemia? Secondo il direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità Gianni Rezza dovremo convivere con il coronavirus per mesi, come già spiegato dalla virologa Ilaria Capua, probabilmente la sua diffusione tenderà a diminuire verso la primavera o in estate. Rezza spiega a Repubblica.it: «Abbiamo un numero non piccolo di casi. Siamo arrivati alla seconda o terza generazione di contagi» e rassicura: «Il focolaio principale è circoscritto. I nuovi casi sono quasi tutti riconducibili all’epicentro dell’epidemia nel Lodigiano e ai due focolai più piccoli in Veneto», aggiungendo però che «ci aspettiamo ancora un aumento dei casi, fino a quando le misure adottate non daranno gli effetti sperati». Il direttore del Dipartimento di Patologia alla Emory University ad Atlanta Guido Silvestri aggiunge che il coronavirus è ormai «fuori dalla gabbia», ma sottolinea che fortunatamente «non fa troppo male, soprattutto sotto ai 60 anni. I giovani restano in buone condizioni e i bambini sembrano resistenti», aggiungendo che «il rischio più grande è per anziani e malati in dialisi, con scompenso cardiaco o insufficienza respiratoria». È quindi necessario prevenire i contagi soprattutto per le categorie più a rischio. Non bisogna inoltre sottovalutare il fattore mutazione, variabile questa molto difficile da prevedere. Stando ai rapporti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ad oggi non sono state riscontrate mutazioni significative nel genoma del coronavirus. Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus biomedico di Roma, spiega infatti che un virus «più circola e più si replica. E più si replica, più alcune lettere del suo RNA vengono modificate. Sono mutazioni casuali, possono essere dannose per l’ospite o anche no. Ma è comunque un rischio. Per questo le epidemie vanno affrontate di petto sempre, anche quando non sembrano gravi». La prossima settimana si dovrebbero avere i primi report sul genoma del «ceppo italiano». Il nuovo coronavirus ha un genoma molto simile a quello della Sars che circolò nel 2003, con due mutazioni evidenti. Secondo Ciccozzi «la prima rende il nuovo coronavirus più contagioso, mentre la seconda per fortuna fa sì che sia meno letale».

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