L’Europa salva l’estate: pronto il green pass COVID

Pandemia

Con il lasciapassare è possibile viaggiare senza restrizioni nel Vecchio continente: si attende il riconoscimento del certificato svizzero

L’Europa salva l’estate: pronto il green pass COVID
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L’Europa salva l’estate: pronto il green pass COVID

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La corsa dell’Europa per salvare l’estate taglia il traguardo. A soli tre mesi e mezzo dal primo coraggioso ma dibattuto annuncio di Bruxelles, è tutto pronto per l’esordio del green pass COVID, il lasciapassare pensato per ridare agli europei la libertà di viaggiare nel Vecchio continente dopo la paralisi causata dalla pandemia.

E per ripopolare spiagge, città, montagne e luoghi d’arte aiutando il turismo a rialzare la testa dopo il periodo peggiore che si possa ricordare a memoria (l’ONU ha stimato perdite globali per oltre 4 mila miliardi).

Valigie alla mano, da domani basta avere con sé il pass in formato cartaceo o digitale per varcare i confini nazionali e non essere più soggetti a restrizioni. Ma non solo: rispetto all’idea iniziale di usarlo soltanto per i viaggi, ora Bruxelles incita gli Stati membri a mettersi d’accordo e adoperare il documento anche per garantire in sicurezza l’ingresso a concerti, festival, teatri e ristoranti.

Scongiurando il tanto temuto «rischio di confusione e frammentazione», tratto troppo spesso tipico dell’UE, evocato anche dal commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders, responsabile della buona riuscita del progetto sin dal suo inizio.

Strumento tecnico ma non «apriti sesamo», il pass consiste in un codice QR da tenere nello smartphone o in tasca, come quelli dei biglietti aerei, con tre alternative per dimostrare di poter viaggiare: aver completato il ciclo di vaccinazione, essere risultati negativi a un tampone, oppure essere guariti dalla COVID-19 ed avere sviluppato gli anticorpi.

Sulla carta insomma tutto bene, ma non mancano i punti ancora opachi. A partire dalla validità dello stesso green pass. La prova di vaccinazione nella maggior parte dei Paesi vale dopo quattordici giorni dopo aver ricevuto la seconda dose (o la dose unica, per i monodose), ma per esempio in Austria viene riconosciuta soltanto dopo 22 giorni.

Stesso discorso per i risultati negativi dei tamponi, accettati a seconda dei Paesi tra le 72 e le 48 ore precedenti al viaggio. E anche la possibilità di incorrere in eccezioni e misure unilaterali come quarantene e divieti per l’ingresso e l’uscita sui diversi territori nazionali resta presente.

Perché le raccomandazioni stabilite a livello UE non sono vincolanti. Basti pensare all’ultima interdizione di viaggio in ordine cronologico imposta nei giorni scorsi dalla Germania per chi proviene dal Portogallo, che ha costretto Bruxelles a richiamare nuovamente tutti i Ventisette all’ordine.

A tutto questo si aggiunge poi lo spettro della variante Delta, che potrebbe velocemente cambiare il quadro epidemiologico e le regole nel Continente, riproponendo divisioni e sfiduciando i cittadini.

Svizzera pronta a riconoscimento

Certi di aver messo in piedi la piattaforma a tempo di record, i funzionari UE hanno fatto sapere che tutti gli Stati membri (e i sei vicini Andorra, Islanda, Liechtenstein, Monaco, Norvegia e Svizzera) sono pronti per partire con il mutuo riconoscimento dei certificati. All’appello manca soltanto l’Irlanda, alle prese con un attacco hacker che ne ha messo ko i circuiti tecnici. E se qualcuno dovesse ancora incontrare difficoltà nel rilasciare i documenti è comunque previsto un periodo di transizione di sei settimane (fino al 12 agosto) durante il quale possono essere presentate altre prove di vaccinazione e/o test per varcare i confini nazionali. E godersi l’estate.

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