L’evoluzione dei social network da ieri a oggi

Mondo digitale

Intervista al Facebook advertising specialist Francesco Agostinis: «La pubblicità non è il male, il problema è l’utilizzo sconsiderato delle piattaforme da parte degli utenti»

 L’evoluzione dei social network da ieri a oggi
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L’evoluzione dei social network da ieri a oggi

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Nel corso dell’ultimo anno, a causa dell’emergenza sanitaria, molte attività locali - ma anche numerosi organismi nazionali e internazionali dalla politica all’economia, dal mondo della scuola a quello della cultura - si sono per la prima volta trovati confrontati con la necessità di aggiornare le proprie modalità di comunicazione avvalendosi di piattaforme digitali innovative. Si pensi al boom di app come Zoom o Teams entrate ormai nella vita quotidiana delle aziende e delle istituzioni pubbliche e private per permettere lo svolgimento di webinar in tempo reale, abbattendo la lontananza e quindi il bisogno di spostarsi: una vera e propria rivoluzione. Le stringenti misure di contenimento e di protezione dalla COVID-19, in questo senso, hanno infatti indotto le persone a sviluppare nuove abitudini personali e professionali in rete, dal telelavoro, all’ordinazione di una cena a domicilio per arrivare all’utilizzo di app dedicate a una moltitudine di attività sportive e di svago, fino alla creazione di gruppi di interesse su Facebook. Abbiamo approfondito l’argomento interpellando uno dei massimi esperti di Facebook advertising in Italia, Francesco Agostinis, per capire quali dinamiche e opportunità si celano oggi dietro a queste piattaforme, che fino a poco tempo fa erano considerate soltanto come uno strumento per il mantenimento di contatti della propria cerchia di conoscenze. A tal proposito, e in attesa di una completa riapertura degli esercizi pubblici, gli abbiamo chiesto anche alcuni consigli per sfruttare al meglio i social network per il proprio business.

L’evoluzione dei social network da ieri a oggi

Lei è co-fondatore di Loop srl, agenzia di marketing composta da un team di 35 specialisti, gestita da 4 anni completamente in remoto. Numerosi impiegati attivi nel settore terziario, con l’improvviso arrivo della pandemia, hanno riscontrato alcune difficoltà nell’eseguire il lavoro da casa, qual è il segreto per una gestione ottimale di team e delle proprie mansioni a distanza?

«Io credo che il segreto stia nella comunicazione e nella selezione dei collaboratori. Una struttura come la nostra, full remote per natura, necessita di comunicazione costante tra tutti i membri del team impiegati nei vari progetti. Per far sì che questo avvenga, servono processi chiari, il loro miglioramento e soprattutto le persone giuste. Se l’approccio di chi collabora al progetto è proattivo e costantemente di valore, la distanza, per fortuna, non è un problema. Tuttavia, capisco che per molti possa non essere semplice vivere e lavorare in questo modo e di conseguenza consiglio di migliorare almeno la prima parte, cioè di ottimizzare il modo di comunicare».

Molte persone, nel corso dell’ultimo anno, hanno sperimentato per la prima volta un’esperienza di acquisto online. Crede che questo possa influire negativamente sull’economia delle piccole realtà locali che non hanno ancora adattato la loro strategia anche in ambito digitale?

«Sì certamente, soprattutto perché se non si tratta di attività con prodotti ad alta necessità, lentamente saranno costrette ad adattarsi alle nuove condizioni di mercato. Il futuro è l’integrazione tra online e offline, se non si capisce questo concetto, sarà il mercato stesso a escludere in modo naturale chi resta indietro».

Lei ha un’esperienza quasi decennale come specialista di campagne pubblicitarie su Facebook, cosa è cambiato sui social network da quando ha iniziato la sua attività, e come vede il futuro di queste piattaforme tra 10 anni?

«Inizialmente Facebook era un social, ora è un media. Inizialmente le persone erano al centro, ora è il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti ad avere la meglio. Da questo ne deriva che l’evoluzione dell’utilizzo di tali strumenti è stata e sarà continua. Il futuro non lo posso prevedere, ma credo che le piattaforme siano abbastanza grandi e potenti da potersi evolvere a seconda delle necessità».

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della pubblicità sui social network per l'utente? E per il business?

Per l’utente il vantaggio è la possibilità di scoprire prodotti interessanti. Gli svantaggi sono legati ad acquisti incauti, dovuti alla facilità con cui si possono effettuare. Per il business il vantaggio è una maggior visibilità targettizzata. Gli svantaggi sono rappresentati dai costi, che non sempre sono alla portata di tutti, e la necessità di essere seguiti da personale competente, data la complessità della macchina pubblicitaria».

In questo periodo, un tema molto discusso, è quello del trattamento dei dati personali da parte delle multinazionali hi-tech come Facebook e Google, che sono spesso accusate di servirsi delle informazioni degli utenti per fare pubblicità mirata. Cosa ne pensa al riguardo?

«Io penso che questo sia il minore dei problemi. La pubblicità non è il male, soprattutto se targettizzata. Ciò che è male è invece l’utilizzo sconsiderato che gli utenti fanno dei social network, dove spesso riversano problemi e opinioni senza calcolarne le conseguenze».

Qual è il suo consiglio alle realtà locali che hanno sempre e solo lavorato offline e desiderano avvicinarsi per la prima volta al mondo dei social network per promuovere la propria attività in rete?

«Due consigli. Per prima cosa studiate: senza studio non si comprendono le dinamiche delle piattaforme. In secondo luogo, rischiate e investite: non sarà facile, costerà del denaro, vi serviranno dei consulenti bravi, ma i risultati arriveranno se farete scelte giuste e consapevoli».

In un mondo complesso come quello digitale, che evolve così velocemente, come si fa a mantenere il focus su ciò che è importante?

«C’è un solo modo: studiare giorno per giorno. L’approccio giusto, a mio avviso, è quello di cercare di apprendere qualcosa di nuovo ogni singolo giorno, evitando di restare indietro. Di fatto è una questione di mindset, più che di competenza, secondo me».

Lei all’Università Federico II di Napoli insegna Digital Combat Academy e, soprattutto, Marketers, «Il più grande movimento di imprenditori digitali in Italia». Da poco ha anche aperto la prima Facebook Ads School, a dimostrazione che il mercato è in continua crescita. Come funziona la scuola e quali sono gli obiettivi?
«La scuola è un grandissimo contenitore formativo, dove gli studenti possono apprendere tutto ciò che può aiutarli ogni giorno a migliorare il proprio modo di lavorare online. Non è una scuola semplice, ha bisogno di basi concrete, ma è utile per chi vuole fare dell’advertising e dell’e-commerce la propria professione, senza investire cifre folli».

Quali sono le abilità più importanti che un giovane deve avere al giorno d’oggi nel mondo del lavoro?

«Sarò forse banale, ma credo che entusiasmo e ambizione siano le due leve fondamentali. Se mancano queste subentra la noia e non ho mai visto nessuno eccellere se non si diverte. Si possono allenare entrambe con della crescita personale costante e sono sempre efficaci per attirare opportunità».

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