«L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

L’intervista

Il parere di Vincenzo Camporini dirigente dell’Istituto Affari Internazionali - LE FOTO

 «L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

«L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

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«L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

 «L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

«L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

 «L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

«L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

 «L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»
Una persona ferita nell’attentato compiuto ieri a Kabul viene caricata su un’ambulanza. Mentre nella zona dell’attentato sono intervenuti militari del contingente NATO. © AP/Gul

«L’intesa tra USA e talebani sull’Afghanistan è un colpo alla credibilità di Trump»

Una persona ferita nell’attentato compiuto ieri a Kabul viene caricata su un’ambulanza. Mentre nella zona dell’attentato sono intervenuti militari del contingente NATO. © AP/Gul

Pochi giorni dopo l’intesa sottoscritta a Doha tra USA e talebani volta a riportare la pace in Afghanistan, venerdì un attentato a Kabul ha causato oltre 30 morti. Fermare le violenze è un sogno irraggiungibile? Abbiamo sentito il parere del generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico e membro del comitato direttivo dell’Istituto Affari Internazionali di Roma.

L’ISIS ha rivendicato l’attentato di ieri a Kabul. È un segnale che la pace nel Paese è ancora lontana, nonostante il recente accordo tra americani e talebani?

«Diciamo che l’accordo tra Stati Uniti e talebani è avvenuto senza terzi incomodi, ossia senza la partecipazione del Governo di Kabul che noi consideriamo legittimo. Si tratta quindi di un’intesa che ricorda un tavolino a tre gambe a cui ne manca una. Pertanto tale tavolino non può stare in piedi».

Nelle trattative non sono stati coinvolti gli altri Paesi NATO presenti con loro contingenti in Afghanistan, e ciò ha suscitato irritazione nell’Alleanza Atlantica. È un duro colpo alla credibilità di questa organizzazione?

«No, si tratta di un nuovo colpo alla credibilità dell’amministrazione Trump che continua a ritenere di poter fare tutto da sola dovendo però poi scontrarsi con la dura realtà. L’accordo che Washington ha concluso con i talebani in realtà è semplicemente una dichiarazione che quello che finora è stato fatto in Afghanistan dal punto di vista militare è stato inutile. In pratica gli americani hanno detto: ‘noi ce ne andiamo, adesso sbrigatevela da soli’».

Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca ha detto che i talebani potrebbero prendere il potere in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe USA. È l’ammissione indiretta che l’intesa sottoscritta il 29 febbraio a Doha è destinata a riportare a casa i soldati USA piuttosto che favorire la pace in Afghanistan?

«Assolutamente sì. In tutti questi anni la NATO ha cercato di formare delle forze di sicurezza afghane che fossero meno evanescenti di quanto lo fossero nel passato. Se questo sarà sufficiente per il Governo di Kabul per resistere alle pressioni che arrivano da talebani, ISIS e al Qaeda lo vedremo presto. Adesso la cosa importante, vista la decisione di Trump, è che dal punto di vista tecnico si organizzi il ritiro delle truppe di tutti i Paesi NATO presenti in Afghanistan in modo ordinato, senza che ci siano incidenti. La cosa è assolutamente fattibile, ma non è scontata».

Cosa si può dire sull’affidabilità della parola dei talebani?

«I talebani possono contare su degli appoggi esterni e la posizione del Pakistan è sempre stata molto ambigua. Quindi non abbiamo la più pallida idea se nei negoziati ci sia stato un coinvolgimento indiretto del Governo pakistano, affinché diventasse più neutrale, oppure no».

Ritornando al ruolo della NATO nel mantenimento della pace. In Siria non avrebbe potuto intervenire per bloccare i bombardamenti aerei nella regione di Idlib?

«Io sarei estremamente cauto, in quanto in Siria abbiamo un impegno militare esplicito e abbastanza consistente da parte russa. Una qualsiasi attività militare NATO nell’area rischierebbe di creare degli incidenti le cui conseguenze sono veramente non prevedibili. Per cui sarei estremamente cauto sull’ipotesi di un intervento in Siria nell’attuale situazione. Già c’è stato qualche sconsiderato che a seguito dell’attacco in cui sono morti 36 soldati turchi avrebbe invocato l’articolo 5 della NATO che si sollecita quando un Paese dell’Alleanza viene aggredito. Mentre in questo caso abbiamo un Paese della NATO (la Turchia ndr) che effettua operazioni militari al di fuori del proprio territorio, nell’ambito di un Paese sovrano. Quindi l’evocazione dell’articolo 5 è assolutamente fuori luogo».

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