L’Italia e l’Europa danno l’ultimo saluto a Sassoli

L’addio

Commovente carrellata di immagini per l’ultimo saluto al presidente del Parlamento europeo

L’Italia e l’Europa danno l’ultimo saluto a Sassoli

L’Italia e l’Europa danno l’ultimo saluto a Sassoli

Il compagno di classe che tutti vorrebbero, il fratello scout, il giornalista che con mitezza sfondava muri di gomma, il presidente di un’Europa senza barriere, l’uomo che non aveva spazio per odio e rancore e affrontava con dignità la malattia senza farla pesare: è stato una commovente carrellata di immagini l’ultimo saluto a David Sassoli, un funerale di Stato diventato un funerale europeo, con la bandiera blu e le stelle dorate sul feretro, con le massime istituzioni UE nelle prime file della basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

L’ultima tappa del viaggio è il cimitero di Sutri, la cittadina medievale nel Viterbese dove Sassoli si ritirava nel tempo libero con la famiglia e gli amici più cari, cornice di tante memorie rievocate dall’altare, davanti a una platea di autorità e politici, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella il premier Mario Draghi, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, quello del Consiglio UE Charles Michel, la maltese Roberta Metsola, destinata a subentrargli al vertice dell’Europarlamento, il premier spagnolo Pedro Sanchez, poi il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ministri, leader di partito, parlamentari ed europarlamentari.

Impossibile non commuoversi per le parole dei figli Livia e Giulio, e della moglie Alessandra Vittorini. «Senza di te sarà dura, durissima, ma in questi anni ci hai dimostrato che niente è impossibile», sospira la vedova, colpita dall’ondata di affetto ricevuta, prodotta anche dal fatto che la famiglia ha sempre dovuto «dividere e condividere» Sassoli con il lavoro, la politica e le passioni. «Ho avuto una vita decisamente molto bella, anche se un po’ complicata, e finirla a 65 anni è davvero troppo presto», le ha confidato il marito conosciuto sui banchi di scuola, mentre iniziava a capire che la malattia non lasciava più spazio a speranza e progetti.

L’ultimo glielo aveva proposto il segretario del Partito democratico (PD) Enrico Letta: «torna a Roma, vieni in Italia, fai il coordinatore del programma per le elezioni del 2023». Idea accettata poco prima del ricovero, racconta Letta, davanti al circolo romano Pd Mazzini Trionfale che da oggi porta il nome dello scomparso politico e giornalista e dove anche Nicola Zingaretti è andato a rendere omaggio. Dignità, passione e amore, «la parola che ripeteva con le ultime forze, gli ultimi sospiri», definiscono il suo lascito secondo la testimonianza dei figli Giulio e Livia, alla chiusura della messa celebrata dal cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, amico di Sassoli sin dal liceo.

«Era il compagno di classe che tutti avremmo desiderato, che sicuramente ci avrebbe aiutato. Era un uomo di parte e anche di tutti, la sua parte era quella della persona». Il suo staff ricorda l’invito all’umiltà ricevuto dopo l’elezione a presidente: «Ricordatevi che torneremo zucche». La ritrosia verso i social network (»Social è accogliere un migrante, dietro di lui c’è una comunità», diceva), gli arrivi trafelati in studio, le infinite discussioni politiche nella mensa Rai, sono finiti nel ricordo dei suoi ex colleghi del Tg1, letto con voce rotta da Elisa Anzaldo: «Partivi da De Gasperi, per concludere che qualcosa comunque bisognava farlo. E l’hai fatto. Dicevi, il problema degli altri è il mio problema, l’indifferenza non è un’opzione».

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