L’occhio dell’intellettuale sul coronavirus: «Ci piace sentirci in pericolo»

L’intervista

Lo scrittore italiano Andrea Kerbaker dà la sua visione dell’epidemia: «Io la chiamo ipocondria del mondo»

L’occhio dell’intellettuale sul coronavirus: «Ci piace sentirci in pericolo»
©EPA/Claudio Peri

L’occhio dell’intellettuale sul coronavirus: «Ci piace sentirci in pericolo»

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L’occhio dell’intellettuale sul coronavirus: «Ci piace sentirci in pericolo»
Andrea Kerbaker ©Flikr

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Andrea Kerbaker ©Flikr

Nel 2010 uscì il suo libro «Bufale apocalittiche, le catastrofi annunciate (e mai avvenute) del terzo millennio», in cui racconta la nascita, lo sviluppo e la rapida decadenza di vari allarmi globali (Millenium Bug, mucca pazza, SARS, aviaria e via discorrendo). Dieci anni dopo siamo confrontati con il coronavirus. Come dobbiamo collocarlo, mezza bufala o realtà?

«Non sono un tecnico, dunque non darò giudizi medici sul virus cinese. Fatta questa premessa, mi spingo in una prima osservazione: tutti gli esperti europei che abbiamo sentito parlare in questi giorni, e sottolineo tutti, hanno escluso qualsiasi allarmismo. Virologi, dottori, professori. Ognuno di loro ha dichiarato che la situazione non deve destare troppe preoccupazioni. E trovo che anche la politica stia reagendo in maniera composta,...

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