L’ombra di un nuovo Russiagate preoccupa Trump

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Il tycoon sosteneva di non essere al corrente delle presunte ricompense in denaro offerte da Mosca ai talebani per uccidere soldati americani o della coalizione in Afghanistan ma un’inchiesta giornalistica del New York Times smentisce questa tesi

L’ombra di un nuovo Russiagate preoccupa Trump
EPA/JIM LO SCALZO

L’ombra di un nuovo Russiagate preoccupa Trump

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Donald Trump trema. Ora teme lo spettro di un nuovo Russiagate per la vicenda delle presunte ricompense in denaro offerte da Mosca ai talebani per uccidere soldati americani o della coalizione in Afghanistan.

Una partita complicata, dove sono in gioco la vita delle truppe all’estero, la gestione della sicurezza nazionale, i rapporti con l’intelligence Usa e con gli alleati, le sue relazioni ambigue con Vladimir Putin, sullo sfondo della campagna per la rielezione con sondaggi sempre più a picco.

Il problema di fondo è che col passare dei giorni la sua linea di difesa si scioglie come neve al sole. Il tycoon ha sostenuto di non essere stato informato e che l’intelligence non lo ha fatto perché non riteneva credibili le notizie. La Casa Bianca ha sostenuto che non c’era consenso tra gli 007.

Ma il New York Times, autore del primo scoop, ha rivelato ora che il commander in chief ricevette una informazione scritta a fine febbraio nel briefing d’intelligence quotidiano. E che la conclusione dell’intelligence era così seria e solida da finire in una pubblicazione della Cia il 4 maggio. Non solo. Secondo l’Ap, la valutazione degli 007 era inclusa in almeno un altro briefing scritto all’inizio del 2019. Le informazioni di intelligence, tra l’altro, sono state condivise recentemente con la Gran Bretagna e, in teoria, dovrebbero essere state veicolate a tutti i Paesi alleati presenti in Afghanistan.

Ora Trump è sotto pressione perché deve spiegare se ha ricevuto quelle informazioni per iscritto, se le ha lette e, nel caso, perché non ha risposto adeguatamente, esponendo gli eroi di casa ad una ulteriore minaccia: nel 2019 sono morti 20 soldati americani in Afghanistan, anche se finora l’indagine dell’intelligence si e’ concentrata su un’autobomba dell’aprile 2019 che uccise tre marine.

E’ noto che il presidente non presta grande attenzione ai briefing degli 007, ma questo non lo esimerebbe da eventuali responsabilità. Ad aggravare il quadro le rivelazioni alla Cnn del giornalista del Watergate Carl Bernstein sulle centinaia di telefonate a ruota libera con i capi di Stato stranieri, che hanno indotto alcuni suoi ex alti dirigenti a ritenerlo un «pericolo alla sicurezza nazionale» per la sua impreparazione. Telefonate dove inseguiva la sua agenda personale e alternava le adulazioni di Putin alle offese verso la «stupida» Merkel.

I dem sono andati all’attacco costringendo la Casa Bianca ad informare un gruppo ristretto di repubblicani e democratici. Quest’ultimi sono rimasti insoddisfatti e hanno suggerito nuove sanzioni a Mosca. «Il presidente Usa non dovrebbe invitare la Russia al G7 o al G8. Dovremmo considerare quali sanzioni sono appropriate per prevenire ulteriormente le attività maligne della Russia», ha detto il presidente della commissione intelligence della Camera Adam Schiff. Ma anche diversi repubblicani incalzano Trump a verificare le informazioni e a dare eventualmente una risposta al Cremlino.

Mosca nega ogni coinvolgimento. «Si tratta solo di lotte politiche interne. Ci sono forze negli Usa che stanno cercando di ostacolare i piani di Trump di ritirare le truppe dall’Afghanistan: vogliono rimanere perché questo è un business redditizio per un’intera categoria di rappresentanti politico-militari», ha accusato l’inviato presidenziale russo per l’Afghanistan Zamir Kabulov.

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