L’UE apre ai passaporti vaccinali

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I certificati potranno consentire a chi ha ricevuto le dosi di muoversi e viaggiare

L’UE apre ai passaporti vaccinali
© CdT/Putzu

L’UE apre ai passaporti vaccinali

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Al summit europeo i 26 hanno trovato oggi un primo accordo per il via libera ai passaporti vaccinali: certificati che potranno consentire a chi ha ricevuto le dosi di muoversi e viaggiare. Vanno fatti entro tre mesi, è stato l’impegno politico.

Con 51,5 milioni di dosi di vaccini distribuiti complessivamente nell’Unione a fine febbraio, e solo l’8% di europei che hanno ricevuto almeno la prima immunizzazione, i capi di Stato e di governo hanno chiesto che la Commissione adotti un approccio più rigido nell’applicazione del controllo dell’export per quelle aziende farmaceutiche che non rispettano i patti.

«Non sarà un blocco dell’export», ha detto Emmanuel Macron, «perché questo comporterebbe una frammentazione della produzione mondiale». Ma la strada è quella di penalizzare chi non rispetta le consegne.

Un chiaro messaggio per AstraZeneca, che sembra aver favorito Regno Unito e Israele, a discapito dell’Unione, e di cui si narra vi siano svariati milioni di dosi in mano ad intermediari pronti a servire il miglior offerente. D’altra parte le giustificazioni del ceo Pascal Soriot, che sulla graticola del Parlamento europeo ha confermato la distribuzione di solo 40 milioni di dosi entro marzo e la sforbiciata del 60%, hanno inferto un nuovo colpo alla pazienza dei leader.

L’obiettivo, come ribadito dalla presidente dell’Esecutivo comunitario Ursula Von der Leyen, resta quello di immunizzare il 70% della popolazione adulta, ovvero 255 milioni di persone entro fine estate, ma i grafici presentati sulle dosi previste in consegna nel secondo e nel terzo trimestre non rassicurano, perché non offrono certezza.

Von der Leyen ha illustrato un grafico a colori ma privo di numeri, secondo il quale nel secondo trimestre si potrebbe raggiungere la consegna di qualcosa vicino a 600 milioni di dosi, tra quelle confermate, da confermare e di vaccini ancora da autorizzare. Ed il numero nel terzo trimestre dovrebbe salire fino a circa un miliardo e mezzo, ma sempre tra quanto deciso, pendente e sieri ancora da approvare. Insomma, il quadro è ancora piuttosto vago.

Invece serve certezza sulla data delle consegne, come messo nero su bianco nella dichiarazione congiunta dai 27, sollecitando ad «un’accelerazione sull’autorizzazione, la produzione, e la distribuzione» dei sieri, con l’endorsement al lavoro compiuto dalla task force guidata dal commissario Thierry Breton, che punta ad ampliare il numero di impianti coinvolti nella filiera, attualmente 41.

«I passi avanti si vedono già, con le nuove produzioni di BioNtech in Austria e Germania. In particolare la fabbrica di Marburg potrebbe arrivare alla produzione di un miliardo di dosi per luglio», ha annunciato Von der Leyen.

Bisogna correre di più con le immunizzazioni per rallentare il dilagare delle varianti, ha sostenuto il premier italiano Mario Draghi, e richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono ben stretti i loro vaccini, ha chiesto perché l’Europa non faccia altrettanto. Su questa scia, pur dando il suo sostegno al Covax, lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti-Covid, il premier italiano ha messo in rilevo il problema di credibilità nei confronti dei cittadini europei, che non capiscono donazioni in questo momento in cui l’Unione è ancora troppo indietro con le sue immunizzazioni.

Sul tema del passaporto Covid, come sottolineato dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nonostante restino vari interrogativi, la strada è aperta. L’obiettivo è scongiurare «misure unilaterali», come quelle ventilate dal cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, e dal greco Kyriakos Mitsotakis. Ora serviranno tre mesi per lo sviluppo tecnico di un sistema interoperabile europeo, la base necessaria per un pass per tornare a viaggiare, e dare una boccata di ossigeno alle economie che vivono di turismo. Paesi del sud in testa.

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