La Cina nega una seconda indagine e attacca l’OMS

Pandemia

Pechino reagisce con stizza alla proposta di una nuova missione a Wuhan alla ricerca delle origini del coronavirus - Gli USA: «Chiusura irresponsabile e pericolosa» - L’UE: «Si faccia in nome della trasparenza»

 La Cina nega una seconda indagine e attacca l’OMS
©AP Photo/Mark Schiefelbein

La Cina nega una seconda indagine e attacca l’OMS

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La Cina ha reagito con stizza alla proposta dell’OMS di una nuova missione a Wuhan alla ricerca delle origini del coronavirus, definendo l’iniziativa, che punta anche a verificare l’ipotesi di un incidente di laboratorio, come «arroganza verso la scienza».

Zeng Yixin, numero due della Commissione sanitaria nazionale, ha stroncato le velleità di riapertura del capitolo che Pechino considera definitivamente chiuso dopo la missione di inizio anno degli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità compiuta assieme a colleghi cinesi nella città dove per primo è stato rilevato il virus alla fine del 2019.

Una chiusura che la Casa Bianca ha definito «irresponsabile» e «pericolosa» per bocca della portavoce Jen Psaki e che anche l’UE ha censurato, appoggiando apertamente la richiesta dell’OMS in nome della «trasparenza».

Pechino invece non ha alcuna intenzione di tornare sul banco degli imputati e, a pochi giorni dalla richiesta più dettagliata dell’agenzia ONU, ha tenuto una conferenza stampa dedicata al ‘tracciamento dell’origine del Sars-CoV-2’, schierando la prima linea dei suoi esperti in materia.

La Cina non accetterà mai una seconda indagine «poiché ignora il buon senso e sfida la scienza», ha tuonato Zeng con toni mai così duri verso l’OMS, accusata finora al contrario dall’Occidente di essere stata troppo morbida con Pechino. La scorsa settimana, il numero uno dell’organizzazione Tedros Adhanom Ghebreyesus ha affermato che c’è stata una «spinta prematura» ad escludere la teoria secondo cui il virus sarebbe uscito dal laboratorio di Wuhan.

Zeng dal canto suo ha affermato di essere rimasto sorpreso quando ha letto per la prima volta il piano dell’OMS perché ha elencato, tra l’altro, l’ipotesi di una violazione cinese dei protocolli di laboratorio come causa del rilascio del virus durante le attività di ricerca.

La proposta dell’OMS è maturata tra le crescenti pressioni internazionali, in gran parte degli Stati Uniti, per ulteriori indagini a Wuhan e in particolare sull’Istituto di virologia. «C’è già stato uno studio dell’OMS sulle origini del coronavirus, ma occorre portare avanti il lavoro per capire l’origine del virus e la sua diffusione tra la popolazione, senza escludere qualsiasi possibilità a priori», ha ribadito da Bruxelles un portavoce della Commissione europea in merito al rifiuto cinese.

A maggio il presidente americano Joe Biden ha ordinato all’intelligence USA di trovare risposte in 90 giorni alle numerose domande sull’origine del nuovo coronavirus, con un rapporto che potrebbe essere pronto al più tardi per settembre.

Zeng ha esortato l’agenzia di Ginevra ad espandere gli sforzi di ricerca oltre la Cina, puntando su altri Paesi. «Abbiamo presentato il 4 luglio all’OMS le nostre raccomandazioni per la fase 2, ritenendo che lo studio dovrebbe essere basato sul lavoro congiunto OMS-Cina e condotto in molti altri luoghi in tutto il mondo dopo le consultazioni complete con gli Stati membri».

I funzionari cinesi, di fronte al crescente accerchiamento, hanno tra le varie ipotesi riesumato le teorie non dimostrate che hanno collegato il virus alla base militare USA di Fort Detrick: una petizione online sui social in mandarino ha raccolto oltre 5 milioni di adesioni per chiedere sul punto «un’indagine internazionale approfondita».

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