La comunità ebraica internazionale rilancia l’emergenza antisemitismo

Convegno a Cracovia

La European Jewish Association rimarca che contro il fenomeno servono l’educazione e la cooperazione tra Stati

La comunità ebraica internazionale rilancia l’emergenza antisemitismo
L’odio contro gli ebrei preoccupa per la sua ampiezza: molti temono un ritorno ai tempi del «Judenfrei», un’ombra inquietante. ©CDT/A.A.

La comunità ebraica internazionale rilancia l’emergenza antisemitismo

L’odio contro gli ebrei preoccupa per la sua ampiezza: molti temono un ritorno ai tempi del «Judenfrei», un’ombra inquietante. ©CDT/A.A.

Mantenere viva la memoria storica sulla tragedia della Shoah, per permettere, in primis alle giovani generazioni, di poter continuare a sviluppare solidi anticorpi contro ogni forma di totalitarismo o discriminazione razziale o religiosa, nel presente e nel futuro. È questo il messaggio di fondo diretto emerso a chiare lettere dal convegno internazionale sull’antisemitismo organizzato ieri a Cracovia dalla European Jewish Association (EJA) in occasione dell’83. della Notte dei cristalli, la più grave strage nazista che ebbe luogo nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 con un bilancio di alcune migliaia di morti e 500 sinagoghe bruciate e rase al suolo dalle milizie hitleriane. Un simposio, quello organizzato in Polonia, che ha visto la partecipazione di oltre una ventina di relatori provenienti da diverse comunità ebraiche e da vari Stati europei dell’Est e dell’Ovest.

L’assunto di fondo scaturito dai lavori è che il fenomeno dell’antisemitismo, dopo tanti anni, è - nonostante tutto - in crescita. Tanto che il rabbino Menachem Margolin, presidente e fondatore dell’EJA, non ha esitato a rimarcare che «molti ebrei sparsi per il mondo temono fortemente un ritorno ai tempi delle nazioni e città Judenfrei». Un grido d’allarme, ha sottolineato, che è sostenuto anche da ripetuti e allarmanti attacchi contro le comunità ebraiche, verificatisi ancora nell’anno in corso dagli Stati Uniti alla Germania, dall’Austria alla Francia e in altri Paesi europei.

In un sondaggio pubblicato sul quotidiano «The Times of Israel» lo scorso 12 ottobre è emerso che i sentimenti di maggiore avversione verso la comunità ebraica si registrano in Polonia, Ungheria e Grecia, anche se, in questi stessi Paesi, gli attacchi violenti contro cittadini di questa religione sono stati in realtà piuttosto contenuti. Fatto sta, ha insistito Margolin, che «l’Europa, nel combattere l’antisemitismo, ha completamente mancato gli obiettivi». Come si spiega? Ha risposto, in un video inviato da Bruxelles, la prima vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: «L’antisemitismo, purtroppo, è ancora vivo. Non abbiamo fatto abbastanza per fermare la discriminazione. È il nostro fallimento collettivo, ma al contempo la nostra sfida di domani». Poi Metsola (che ha anche citato Primo Levi) ha detto che «l’Olocausto resta un monito forte per tutti noi, una realtà sulla quale è un dovere riflettere e agire di conseguenza». «Anno dopo anno, i testimoni delle epurazioni naziste che hanno provocato complessivamente 6 milioni di morti non sono più tra noi, «ricordare e studiare quel dramma è un dovere degli Stati». Se il presidente dell’Assemblea nazionale slovena Igor Zorzic ha poi messo l’accento sulla prevenzione e sull’esigenza di intervenire con la «tolleranza zero contro ogni manifestazione di antisemitismo», Artur Hofman, presidente della TSKZ, Associazione socio-culturale ebraica in Polonia, ha evidenziato gli sforzi messi in atto nel suo Paese a livello educativo. In modo particolare, ha puntualizzato, «ottimi risultati si possono ottenere nell’ambito dei progetti di studio e di scambio culturale nelle scuole, anche con il sostegno dell’Unione europea».

«Gli insegnanti hanno un ruolo vitale nel mantenere viva la memoria sulle vittime dell’Olocausto», gli ha fatto eco Nadhim Zahawi, segretario di Stato del Regno Unito, che ha anche ricordato come dal 1991 il suo Paese abbia reso obbligatorio nelle scuole di base lo studio della storia ebraica legata al dramma dell’Olocausto. Forte sensibilità sul tema esiste anche in Germania, non solo per evidenti ragioni storiche. Stefanie Hubig, ministra dell’Educazione della Renania-Palatinato, ha messo in guardia su come «l’antisemitismo può facilmente rifiorire», come dimostrano i nuovi episodi di cronaca verificatisi di recente nel suo Paese. «Occorre essere vigili, ora più che mai. Istruire adeguatamente le nuove generazioni contro l’odio razziale e contro gli ebrei in particolare». Una delle soluzioni è coinvolgere la società civile con tutti i mezzi a disposizione. Serve una vera e propria offensiva anche a livello di informazione: è questo il messaggio scaturito forte, e a più voci, ieri a Cracovia.

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