La crociata anti-aborto di Trump: «Ogni bimbo è sacro»

Usa

Il presidente degli Stati Uniti infiamma gli animi di migliaia di persone radunatesi a Washington per la marcia per la vita: «Le posizioni radicali dei dem non passeranno mai»

 La crociata anti-aborto di Trump: «Ogni bimbo è sacro»
©AP Photo/Patrick Semansky

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«I non nati non hanno mai avuto alla Casa Bianca un difensore così forte come me»: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump infiamma il popolo dei ‘crociati’ anti-aborto, migliaia di persone radunatesi nel cuore di Washington per sfilare nella ‘March of Life’, la marcia per la vita, che per la prima volta nella storia vede la partecipazione di un presidente in carica.

Una mossa ben studiata quella del tycoon, che a due passi dalla Casa Bianca si concede un bagno di folla sfidando chi nello stesso momento tra le mura del Senato lo sta processando. Un gesto di sfida verso chi ha voluto il suo impeachment, per dimostrare che ciò che conta davvero è il sostegno della gente, mentre i democratici inseguono quella che lui ha sempre considerato una mera caccia alle streghe.

«Vinceremo ancora una volta», assicura Trump dal palco allestito al National Mall, riportando il delicato tema dell’aborto al centro della campagna elettorale per le presidenziali a pochi giorni dall’anniversario della storica sentenza con cui nel 1973 la Corte Suprema degli Stati Uniti legalizzò l’interruzione della gravidanza.

Una grande conquista per molti, una ferita ancora aperta per tanti altri. «Ogni bambino è un dono prezioso e sacro. Fin dall’inizio della mia presidenza mi sono impegnato a difendere le famiglie e continuerò a farlo», ha affermato il presidente, promettendo che finché alla Casa Bianca ci sarà lui le «posizioni radicali» dei democratici sull’aborto non passeranno mai.

Strappa molti applausi Trump. Pronti a marciare verso la sede della Corte Suprema degli Stati Uniti attivisti, religiosi, ma anche tante famiglie, tanti giovani e numerose scolaresche, soprattutto degli istituti cattolici. Il colore dominante è il rosso, e in molti indossano la maglietta con la scritta «Crociato».

Il presidente forse non immaginava tanto entusiasmo. Ma, nell’ultimo giorno delle argomentazioni dell’accusa in Senato, sulla testa del tycoon cade una nuova tegola. Si tratta di un audio rubato durante una cena privata in cui si può ascoltare la voce di Trump dire: «Cacciatela via». Il riferimento è all’ex ambasciatrice Usa in Ucraina, Marie Yovanovitch, per gli accusatori di Trump silurata perché considerata non gradita dalla Casa Bianca e un ostacolo alle pressioni sul governo di Kiev per avviare indagini sui Biden e sui democratici Usa.

La registrazione, diffusa da Abc News, risalirebbe al 30 aprile 2018, un anno prima che l’ex ambasciatrice venisse effettivamente richiamata, e cattura un colloquio tra il presidente americano e i due soci di Rudolph Giuliani coinvolti nell’Ucraiangate. Si tratta di Lev Parnas e Igor Fruman, che il tycoon ha sempre negato di aver conosciuto nonostante ci siano alcune foto che lo ritraggono insieme ai due. «Dobbiamo sbarazzarcene subito, domani, non mi importa niente, ok?», insiste Trump nell’audio.

Una grana in più, insomma, per il ‘dream team’ di legali che difendono il presidente. Nelle prossime ore nell’aula del Senato toccherà a loro smontare l’impianto accusatorio per tre lunghi giorni illustrato nei minimi dettagli dai sette rappresentanti dell’accusa. E dimostrare come da parte di Trump non ci sia stato né abuso di potere né ostruzione al Congresso.

Intanto lo show dell’impeachment sembra non decollare, con gli ascolti tv crollati rispetto agli undici milioni del primo giorno. Secondo gli esperti la spiegazione è la noia, col pubblico americano che sembra non aver retto alle troppe questioni procedurali che stanno caratterizzando l’andamento del processo.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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