La guerra di Biden al coronavirus

Stati Uniti

Le strategie del neopresidente con il potenziamento di test e tracciamento e vaccinazioni anche negli stadi - Ecco le persone chiave della nuova amministrazione

La guerra di Biden al coronavirus
©EPA/JONATHAN ERNST

La guerra di Biden al coronavirus

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Potenziamento di test e tracciamenti, 100 milioni di vaccinazioni (usando anche gli stadi) e riapertura delle scuole nei primi 100 giorni, ricorso ad una vecchia legge di guerra per aumentare la produzione di mascherine e altro materiale protettivo, test antiCOVID prima dell’imbarco per chi arriva negli Usa: sono alcune delle linee della nuova strategia nazionale contro la pandemia illustrate da Joe Biden nel suo primo giorno a tempo pieno alla Casa Bianca, dove ha firmato un’altra decina di ordini esecutivi per combattere il virus.

Una priorità assoluta in un momento in cui gli Usa oltrepassano le 406 mila vittime, superando quelle della Seconda guerra mondiale (405.399 morti americani fra militari e civili, secondo la cifra ufficiale del Dipartimento per i reduci). «Non c’è tempo da perdere», ha ricordato, dopo aver ammonito nel suo discorso d’investitura che è in arrivo «la fase più dura e mortale», lanciando un appello agli americani a «mettere da parte la politica» per affrontare questo «inverno buio».

Una corsa contro il tempo, resa più difficile dalla scoperta che l’amministrazione Trump non aveva un piano per la distribuzione dei vaccini. «Quello che stiamo ereditando è molto peggio di quello che potevamo immaginare», ha denunciato Jeff Zients, il nuovo coordinatore della task force antiCOVID della Casa Bianca. Al ritmo attuale, tutti gli adulti non saranno vaccinati prima dell’estate del 2022.

Il nuovo commander in chief ha deciso di lanciare una vera offensiva per colmare lacune e ritardi del suo predecessore, presentando un piano di 200 pagine per dare una ‘regia’ nazionale a questa battaglia. Si punta innanzitutto a rafforzare l’esercito di operatori sanitari necessari per eseguire test, tracciamenti e vaccinazioni.

Prevista anche la creazione di siti di vaccinazione di massa, usando stadi, palestre, centri comunitari. Si cercherà inoltre di indirizzare fondi agli Stati per aiutarli a realizzare questi obiettivi. Per riaprire le scuole, almeno quelle sino alle medie, sono in programma rimborsi per l’acquisto di materiale protettivo attraverso i fondi della protezione civile.

Nel suo primo giorno nello Studio Ovale Biden aveva già firmato tre decreti contro il coronavirus: l’obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale nelle proprietà federali, il ripristino alla Casa Bianca dell’unità per la sicurezza sanitaria globale e la biodifesa e il rientro nell’OMS, dove l’immunologo Anthony Fauci, esautorato da Trump, ha partecipato oggi ad una riunione come delegato americano, annunciando che gli Usa si uniranno al Covax, il programma internazionale per l’acquisto e l’equa distribuzione dei vaccini nel mondo.

Ma per affrontare più incisivamente la pandemia Biden confida nell’approvazione al Congresso di un nuovo maxi pacchetto di aiuti da 1.900 miliardi di dollari: sarà il primo banco di prova di quell’unità e collaborazione bipartisan che ha chiesto, nonostante ora i dem controllino entrambe le camere.

Biden volta pagina anche in tema di comunicazione, dedicando ciascuno dei prossimi dieci giorni ad un problema diverso. Ma i suoi primi 17 ordini esecutivi hanno già dato il ‘la’ alla rottamazione dell’eredità di Trump: il rientro nell’accordo di Parigi sul clima, la revoca del bando ai Paesi a maggioranza musulmana, lo stop al muro col Messico e la sospensione per 100 giorni delle espulsioni dei clandestini, la moratoria degli sfratti, dei fallimenti e del pagamento dei debiti per l’università, il blocco dell’oleodotto Keystone, che è stato tra i temi della telefonata con il premier canadese Justin Trudeau, primo leader straniero con cui ha parlato. Infine l’invio al Congresso di una coraggiosa proposta di legge per dare cittadinanza a dreamer e clandestini.

La squadra di Biden

L’amministrazione più variegata della storia americana. Non solo Kamala Harris, prima donna vicepresidente, Joe Biden ha scelto molte figure nuove per la sua squadra di governo, dando ampio spazio alle donne e alle minoranze con l’obiettivo di rispecchiare al meglio la società americana.

Fra gli uomini chiave del presidente c’è ANTHONY BLINKEN, il nuovo segretario di Stato, colui che ha la responsabilità di rilanciare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo e riallacciare i rapporti con gli alleati storici, dimenticati o accantonati negli ultimi quattro anni.

A JANET YELLEN è invece affidato il ministero dell’Economia: la dura di Brooklyn, ex presidente della Fed, è la prima donna nominata alla guida del dicastero del Tesoro. E’ lei che deve portare avanti il piano da 1.900 miliardi di dollari proposto da Biden per salvare e rilanciare l’economia.

Il ruolo di segretario alla Difesa va invece al generale in pensione LLOYD AUSTIN, il 67enne afroamericano ex comandante delle truppe americane in Iraq. XAVIER BECERRA e JEFFREY ZIENTS, lo zar della COVID, guidano invece la risposta della nuova amministrazione alla pandemia.

Al vertice degli 007 americani il presidente ha scelto un’altra donna: è AVRIL HAINES, la prima a ricoprire tale incarico. Per la Cia Biden ha invece optato per il diplomatico WILLIAM BURNS. La deputata democratica del New Mexico DEB HAALAND è stata invece nominata all’Interior Department, il ministero che ha in capo la tutela e la conservazione delle terre federali e delle risorse naturali. Una scelta storica: Haaland è infatti la prima nativa americana a dirigere un ministero.

PETE BUTTIGIEG, l’ex sindaco di South Bend ed ex rivale di Biden nella corsa alla Casa Bianca, è designato a titolare del dicastero dei Trasporti. Buttigieg, primo ministro dichiaratamente gay, assume così un ruolo chiave in un’amministrazione che vede nelle infrastrutture e nei trasporti un volano per la ripresa economica americana.

Nutrita all’interno del governo Biden anche la presenza di ex funzionari dell’era Obama. Il presidente ha scelto JAKE SULLIVAN come consigliere alla Sicurezza nazionale e JEN PSAKI come portavoce. Di origini greche e polacche, l’ex portavoce del Dipartimento di Stato guiderà il gruppo di sette donne a cui fa capo la comunicazione della Casa Bianca. Nella compagine c’è anche JOHN KERRY con un incarico ad hoc: zar del clima.

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