La prima premier svedese si dimette dopo solo 7 ore

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La già risicata maggioranza di Magdalena Andersson è stata affondata dai Verdi che si sono sfilati subito dopo che la legge finanziaria voluta dalla prima ministra era stata bocciata

La prima premier svedese si dimette dopo solo 7 ore
© EPA/Erik Simander

La prima premier svedese si dimette dopo solo 7 ore

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Poco più di sette ore: tanto è durata la permanenza alla guida del governo svedese della socialdemocratica Magdalena Andersson, prima donna premier nella storia del Paese scandinavo. La sua già risicata maggioranza è stata affondata dai Verdi, che si sono sfilati subito dopo che la legge finanziaria voluta dalla prima ministra era stata bocciata e il Parlamento aveva invece approvato una versione del budget proposta dai partiti di destra.

«La pratica costituzionale vuole che un governo di coalizione si dimetta dopo che uno dei partiti abbandona la coalizione. Non voglio essere leader di un governo la cui legittimità è messa in discussione», ha spiegato la Andersson in una conferenza stampa durante la quale ha espresso l’auspicio di poter essere nuovamente votata alla guida dell’esecutivo - stavolta un monocolore socialdemocratico, ancora più minoritario - in un prossimo passaggio parlamentare.

In una giornata politica a dir poco turbolenta, la Andersson era stata eletta dopo aver raggiunto un accordo in extremis con il Partito di sinistra, concedendo un aumento delle pensioni in cambio di un appoggio esterno. A quel punto il piccolo Partito di centro ha ritirato il suo sostegno al bilancio, in polemica con le concessioni fatte a sinistra.

La maggioranza - Socialdemocratici e Verdi - non aveva così abbastanza voti per varare la propria finanziaria: l’aula del Riksdag, il parlamento svedese, ha invece approvato il budget presentato da Moderati, Cristiano-democratici e Democratici svedesi, partito di estrema destra.

Cosa che ha fatto insorgere i Verdi, il cui leader Per Bolund - vicepremier nell’esecutivo durato mezza giornata - ha annunciato che il suo partito non poteva tollerare una legge di bilancio «redatta per la prima volta insieme all’estrema destra». E si è sfilato. Tra le contestazioni, i previsti tagli fiscali alla benzina, che avrebbero a suo avviso aumentato le emissioni nocive, invece di farle diminuire.

L’uscita dalla maggioranza degli ecologisti ha suonato la campana a morto per il governo Andersson. Il presidente del Riksdag, Andreas Norlén, ha accettato le dimissioni ed ha annunciato consultazioni con i partiti per i prossimi passaggi politico-parlamentari.

La Andersson, 54 anni, una politica abile e determinata, già ministra delle finanze rigorista, era stata eletta con con 117 voti favorevoli, 57 astenuti e 174 contrari. Non un plebiscito: ma in base al sistema svedese un candidato premier non ha bisogno della maggioranza favorevole, basta che non ce ne sia una contraria.

La premier, ai primi di novembre, era stata nominata per acclamazione leader del suo partito socialdemocratico, proiettandola verso la storica elezione a premier, durata poche ore. Anche se riuscirà a tornare alla guida dell’esecutivo, la Andersson avrebbe davanti a sé un percorso tutto in salita: mancano meno di dieci mesi alle prossime elezioni e dovrebbe governare mentre è già in corso la campagna elettorale, con i socialdemocratici ai minimi storici nei sondaggi e il blocco Conservatori-Democratici svedesi in forte ascesa.

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