Le tappe della rotta balcanica, quando tutto è cominciato

Migrazione

Il tema torna d’attualità, ma come è iniziata: ripercorriamo i principali eventi del 2015, all’«occupazione» dell’isola greca di Kos, ai soprusi delle forze dell’ordine magiare e croate, passando per l’iconica immagine del piccolo Alan Kurdi, morto a Bodrum

Le tappe della rotta balcanica, quando tutto è cominciato
Migranti mangiano nel bosco dietro Velika Kladusa, Bosnia, gennaio 2021. AP Photo/Kemal Softic

Le tappe della rotta balcanica, quando tutto è cominciato

Migranti mangiano nel bosco dietro Velika Kladusa, Bosnia, gennaio 2021. AP Photo/Kemal Softic

Era il 2015, la guerra in Siria non accennava a placarsi. Pochi mesi prima, una coalizione guidata dagli USA aveva iniziato a bombardare le zone occupate dall’ISIS che nel frattempo combatteva contro i curdi che controllavano territori al confine con la Turchia. Le forze curde riuscirono poi ad avvicinarsi a Raqqa, roccaforte dell’ISIS, che contrattaccò a sua volta. È in questo clima che migliaia di persone partirono alla volta dell’Europa, nella speranza di poter poi essere raggiunti dalle famiglie. E non si trattava unicamente di siriani, a seguire la rotta dei Balcani, c’erano anche molti iracheni ed afghani in fuga dai loro Paesi.

La drammatica estate 2015

Nel corso dell’estate 2015, l’isola greca di Kos, così come diverse altre, dovettero dimenticarsi per un po’ la loro vocazione turistica, in quanto si trovarono invase da migranti. Alla fine di agosto un fiume di persone, oltre 8 mila in un solo giorno, varcò il confine tra Macedonia e Serbia, chiuso fino ad allora, e proseguì il tragitto. Ma le fughe dal Medio Oriente non terminarono con la fine dell’estate. Diversi gli episodi drammatici. Come quello del piccolo Alan Kurdi, 3 anni, trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, il 3 settembre. Una delle tante tragedie legate ai profughi, rimasta nella memoria collettiva dopo la diffusione della fotografia che ritraeva quel corpicino inerme accarezzato dalle onde.

Le tappe della rotta balcanica, quando tutto è cominciato

Alle porte dell’Unione europea

Arrivati a Belgrado molti rifugiati tentarono di varcare le porte dell’UE dal confine ungherese. La repressione ordinata dal leader magiaro Victor Orban è però durissima. I profughi vengono fermati con lacrimogeni e muri di filo spinato. Per chi si è diretto verso il confine serbo-croato, la sorte non è stata molto differente con respingimenti fatti anche di manganellate. Dopo Macedonia e Ungheria la costruzione di «muri» è stata al centro del dibattito anche in Croazia e in Italia. La Germania di Angela Merkel ha invece agito contro corrente offrendo, tra il 2015 e il 2016, asilo a circa 1,2 milioni di rifugiati. Una scelta audace, elogiata e criticata che non ha mancato di creare qualche difficoltà, soprattutto quando si parla di integrazione sociale dei migranti. Nei Balcani, intanto, gli inverni passano e i profughi sono ancora lì, e continuano a bussare alle porte europee.

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