Le varianti che spaventano il mondo intero

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La loro maggiore contagiosità sta creando problemi in molti Paesi, che temono di venire travolti da una nuova ondata - Dalla mutazione inglese al «Cluster 5» dei visoni, una breve guida sui cambiamenti del Sars-Cov-2

Le varianti che spaventano il mondo intero
© AP Photo/Frank Augstein

Le varianti che spaventano il mondo intero

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I virus per sopravvivere mutano e anche il Sars-Cov-2 non fa eccezione. Le migliaia di varianti individuate dagli scienziati finora non sono state considerate particolarmente significative. Nell’ultimo periodo, invece, ce ne sono tre che fanno sempre più paura.

Il ceppo inglese, stando all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è già diffusa in almeno 60 Paesi. In Europa, l’incremento dei contagi sta subendo un’impennata tale da indurre alcuni Governi a non escludere un ripristino dei controlli alle frontiere. A spingere in questa direzione sono soprattutto Germania e Francia, mentre la Commissione UE frena. Il tema sarà al centro di una videoconferenza dei leader UE oggi, e Berlino proporrà l’adozione di misure coordinate per chi viaggia dalle aree dove sono state individuate le mutazioni.

In Svizzera, finora l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha registrato 582 infezioni da ceppi mutati. Un dato, secondo le autorità, certamente inferiore alla realtà. La variante inglese è stata riscontrata in 306 persone, quella sudafricana in 12. A queste si aggiungono altre 264 infezioni causate da un coronavirus di un lignaggio non chiaro. Le mutazioni sono state rilevate in 16 cantoni, a guidare la classifica è Ginevra, con 112 segnalazioni, seguita dal canton Berna, con 110. In Ticino, ricordiamo, il ceppo mutato è all’origine dei due focolai nella casa per anziani di Balerna e nella scuola media di Morbio Inferiore.

Ecco le varianti che preoccupando:

Variante inglese

Indicata con la sigla B.1.1.7, è stata individuata nel Regno Unito alla fine di settembre ed è stata resa nota a metà del dicembre scorso. È caratterizzata da 23 mutazioni, alcune delle quali influenzano il modo in cui il virus si aggancia, tramite la proteina Spike, alle cellule umane per infettarle. Si ritiene che la variante sia fino al 50% più trasmissibile rispetto alle altre in circolazione, mentre non ci sono ancora elementi chiari per sostenere che causi forme più gravi di COVID-19, o che renda meno efficaci i vaccini finora autorizzati. La maggiore contagiosità è comunque un fattore importante: se si ammalano più persone, aumentano i ricoveri, con il rischio di portare al collasso il sistema sanitario.

Variante sudafricana

È indicata invece con la sigla N501Y la variante del virus isolata in ottobre Sudafrica. Caratterizzata da una maggiore capacità di contagio e da una carica virale più alta, anche questa è legata a più mutazioni localizzate sulla proteina Spike. Non ci sono prove che dia sintomi peggiori o una mortalità superiore.

Variante brasiliana

L’ultima ad essere arrivata, è stata isolata il 6 gennaio scorso dall’Istituto nazionale giapponese per le malattie infettive (NIID) e avrebbe avuto origine nello Stato brasiliano di Amazonas. Viene indicata con la sigla B.1.1.248 ed anche conosciuta come P.1. Nasce da 12 mutazioni concentrate sulla principale arma del virus, la proteina Spike. Fra queste, ce ne sono due già note per rendere il virus più efficace nel contagio, chiamate N501Y e E484K. Secondo la ricerca dell’Imperial College di Londra con l’Università di Oxford e di San Paolo che ha sequenziato la variante a Manaus, il lignaggio denominato P.1 contiene una costellazione unica di mutazioni, comprese diverse mutazioni di importanza biologica note come E484K, K417T e N501Y. La N501Y è comune alla variante inglese, invece P.1 e la variante sudafricana condividono tre posizioni di mutazione nella proteina Spike, tra cui E484K. Secondo gli studiosi la variante brasiliana avrebbe una contagiosità ancora maggiore, superiore persino a quella della variante inglese.

Cluster 5

È la mutazione comparsa negli allevamenti di visoni in Danimarca e trasmessa all’uomo. Denominata variante «Cluster 5», presenta una combinazione di mutazioni non osservate in precedenza. Ad oggi, le autorità danesi hanno identificato solo pochi casi tra gli uomini. Ma il ceppo negli animali ha portato all’abbattimento di quasi 20 milioni di visoni.

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