Lo sfogo del primario: «No-vax, vi curerò ma sappiate che vi disprezzo»

PESARO

Umberto Gnudi lavora al pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore di Pesaro – «Vedere morire boccheggiando un anziano mi fa schifo, e quando nell’ambulatorio accanto il medico che sono curerà, in scienza e coscienza, l’autore del contagio, l’uomo che sono non potrà provare rispetto per lui»

Lo sfogo del primario: «No-vax, vi curerò ma sappiate che vi disprezzo»
© Facebook (Umberto Gnudi)

Lo sfogo del primario: «No-vax, vi curerò ma sappiate che vi disprezzo»

© Facebook (Umberto Gnudi)

«Venite in pronto soccorso malati? Vi curerò, ma senza parlarvi. Vi disprezzo. Non è questione di libertà di pensiero, ma di rispetto per la comunità. Non ne avete, non ne meritate. Avrete le mie cure al meglio che posso. Ma sappiate che mi fate schifo». È uno sfogo duro quello che Umberto Gnudi, primario facente funzioni del pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore di Pesaro, ha affidato alla sua pagina Facebook. Un messaggio indirizzato ai no-vax, frutto dell’«ennesimo caso positivo, un anziano con figli no-vax, strafottente cinquantenne “tanto a me non capita”, trentenne palestrato “con questo fisico non ho paura di niente”».

Quello del medico è uno sfogo che nasce anche e soprattutto in favore dei «sanitari stremati» e della situazione che si ritrova tutti i giorni sotto gli occhi: «meno risorse e posti letto per tutti gli altri malati, vittime innocenti di cieca stupidità». È questo ad aver fatto perdere al dottor Gnudi - che per sua stessa ammissione «sui social cerca di essere il più possibile politicamente corretto» - la pazienza. «Adesso non posso più farlo».

Sul suo profilo social il medico di Pesaro condivide messaggi legati al mondo della sanità, ma soprattutto al lavoro svolto dagli addetti al settore. Il 10 ottobre, ripostando la notizia degli scontri dei no-Green-pass a Roma con «bilancio da guerriglia», aveva fortemente criticato i manifestanti che avevano devastato il pronto soccorso dell’ospedale Umberto I. «Questa è la vostra idea di libertà? - scriveva -. Vergognatevi, se ancora ne siete capaci! Ho la nausea».

Qualche giorno prima, a fine settembre, Gnudi aveva postato una foto con i colleghi del pronto soccorso. Risaliva al 27 marzo 2020, erano sorridenti e speranzosi. «Ma ora noi del PS non sorridiamo più - scriveva -. Siamo stati colpiti, e feriti, a fondo; non abbiamo avuto tempo e modo per guarire: sembra non ci siano motivi per sorridere. I medici scappano dal pronto soccorso. Li capisco. Sono stato tentato anch’io. Molto, molto tentato. Rispetto e comprendo chi se ne va: il nostro mestiere è un padrone esigente. Ma non ora. Il mio posto è ancora qui».

E ora, sotto al post contro i no-vax di un primario esausto, sono comparsi centinaia di commenti. Alcuni solidali, altri carichi di odio. Contro i no-vax, che «meriterebbero di morire e non di essere curati», ma anche contro il dottor Gnudi. Qualcuno parla ancora di «vaccino sperimentale», qualcun altro accusa il medico di aver usato «parole piene di odio tali che andrebbe sospeso e radiato». Tanto che lui ha pensato di dover «giustificare» il suo sfogo: «Temo che la frustrazione con la quale ho scritto il post lo abbia reso irritante per chi ha idee diverse, e di conseguenza abbia fatto sì che se ne travisasse il messaggio. Chi non mi conosce deriva la sua opinione solo da quelle poche righe. Visto che il post sta girando un po’ troppo, provo a chiarire». E ha quindi aggiunto: «Sono medico di pronto soccorso e 118 da vent’anni e in questi anni ho imparato che l’empatia, la buona parola, la compassione sono esse stesse cura, spesso altrettanto efficace dei farmaci. Ma non posso provare empatia per un atteggiamento distruttivo ed egoista quale è il rifiuto ideologico del vaccino. Come medico, curo con la scienza; come uomo, guarisco assieme al paziente. La pietas per il paziente è sempre presente e cresce esponenzialmente nel caso di persone esposte loro malgrado al virus, perché familiari più in salute hanno deciso per loro di non vaccinarle. Vedere morire boccheggiando un anziano mi fa schifo, e quando nell’ambulatorio accanto il medico che sono curerà, in scienza e coscienza, l’autore del contagio, l’uomo che sono non potrà provare rispetto per lui».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 1