Lo spettro del lockdown bis in Gran Bretagna, record di casi in Francia

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Nel Regno Unito lo strumento scelto è quello di un rafforzamento localizzato delle restrizioni, esteso tuttavia a territori che coinvolgono oltre 15 milioni di persone - In Francia registrati 13 mila contagi in un solo giorno

Lo spettro del lockdown bis in Gran Bretagna, record di casi in Francia
© Yui Mok/PA via AP

Lo spettro del lockdown bis in Gran Bretagna, record di casi in Francia

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Lo spettro di un lockdown nazionale bis torna ad allungarsi, almeno come minaccia, sul Regno Unito, alle prese come molti altri Paesi - europei e non - con un rimbalzo allarmante di contagi da coronavirus. Con la Francia che supera i 13 mila nuovi casi. E Madrid costretta a richiudere gran parte della città mentre a livello mondiale i contagi hanno ormai superato quota 30 milioni.

Di fronte alla crescita dei casi nel Regno Unito il governo Tory di Boris Johnson non si vuol far trovare stavolta esitante o in ritardo. Per ora lo strumento scelto è quello di un rafforzamento parziale e localizzato delle restrizioni, esteso tuttavia a territori che si vanno ampliando di giorno in giorno fino a coinvolgere una vasta parte dell’Inghilterra e oltre 15 milioni di persone solo sull’isola.

La stretta - già adottata da settimane a Leicester e poi a Bolton (ai margini della Grande Manchester), a Birmingham (seconda città del Regno), nonché in alcune aree e Comuni di Scozia, Galles o Irlanda del Nord - si allarga ora al nord-est inglese, inclusi i centri urbani di Newcastle o Sunderland; e da martedì 22 ad altri territori dell’Inghilterra centrale e nord-occidentale, dal Lancashire, a Liverpool, a un ulteriore pezzo delle Midlands o dello West Yorkshire. Zone densamente popolate dove si reintroduce il bando su qualunque contatto sociale privato, all’aperto o all’esterno, al di là dei nuclei familiari conviventi; limitazioni più serrate sugli orari di ristoranti, pub e caffè; l’indicazione di non usare i trasporti pubblici se non per «esigenze essenziali» come andare al lavoro o a scuola.

Una strategia che dilaga del resto a macchia d’olio anche altrove nel globo, sullo sfondo dei moniti sempre più pressanti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di un totale d’infezioni globali ormai stimata a 30 milioni.

Le ultime conferme arrivano dalla Francia, dove i contagi e i decessi (balzati oggi a 13.215 e 123, record di questa fase) sono tripli rispetto al Regno di Elisabetta; o dalla Spagna, costretta ad annunciare un nuovo giro di vite persino nella capitale Madrid.

Mentre oltre i confini europei, il Brasile sale a 4,5 milioni di contagi - secondo soltanto a Usa e India - e Israele apre le celebrazioni del Capodanno ebraico sotto la cappa d’un secondo lockdown nazionale già operativo (primo Paese del pianeta a ricorrervi), oltre che di dati da record mondiale di casi in rapporto alla popolazione.

Scenari da incubo se osservati dalla Gran Bretagna, dove il prezzo pagato alla pandemia in questi mesi è stato ufficialmente di quasi 42.000 morti, il più micidiale in cifra assoluta dell’intero Vecchio Continente. Di qui le parole con cui il ministro della Sanità, Matt Hancock, si è rifiutato di escludere a priori qualsiasi misura per frenare una nuova diffusione del virus e affrontare una situazione che sta tornando a farsi «molto grave».

«Un lockdown nazionale (bis) è ciò che vogliamo scongiurare e non è un’ipotesi che abbiamo adesso sul tavolo» - ha premesso alla Bbc dopo che Johnson aveva indicato ieri come «disastrosa» per l’economia l’ipotesi di un nuovo blocco che rimettesse le ganasce alle attività di business -, ma è anche «l’ultima linea di difesa» poiché «abbiamo imparato negli ultimi 9 mesi a non escludere nulla».

La previsione dei media è che in realtà una qualche forma temporanea di lockdown nazionale - per quanto meno stringente di quella imposta per 3 mesi a primavera, almeno sull’economia - possa riapparire davvero all’orizzonte fra 2 settimane o giù di lì. Mentre il Telegraph, testata vicina a Boris Johnson, scrive che gli ospedali sono già stati sollecitati a prepararsi alla possibile nuova impennata di ottobre.

Hancock d’altronde non cela i rischi dell’accelerazione dei contagi in atto, giunti nelle ultime 24 ore oltre quota 4300 (su 230.000 test) con 27 morti e un totale di ricoveri non elevato, ma che da inizio settembre è tornato a salire al ritmo d’un raddoppio ogni 8 giorni. Senza contare che crescono pure i contagi sintomatici fra i più giovani, sebbene in dimensione relativa.

Dati che hanno portato l’indice nazionale d’infezione Rt già oltre la soglia 1 di rischio nel Regno, con il timore di arrivare a 2 se non s’invertirà la rotta. E hanno indotto il governo Tory a ripristinare il divieto di contatti sociali e familiari a un massimo di 6 persone in tutto il Paese, con l’aggiunta della minaccia inedita di conseguenze legali e multe pesanti estese pure all’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. «È fondamentale che le persone seguano le regole se vogliamo evitare di dover prendere altre misure più serie», ha concluso Hancock: come in una sorta di ultimo avviso.

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