Ma è tornata la guerra fredda?

Il caso

La tenuta dell’Ucraina per Euro 2020 ha scatenato le ire della Russia: nella mappa stilizzata, infatti, è presente anche il territorio annesso dalla Federazione nel 2014 – Britannici e americani hanno subito sostenuto la scelta della nazionale gialloblù mentre Mosca sta battagliando con l’UEFA

Ma è tornata la guerra fredda?
© Federazione calcistica dell’Ucraina

Ma è tornata la guerra fredda?

© Federazione calcistica dell’Ucraina

Hai voglia a dire, e ribadire, che politica e calcio non possono stare sullo stesso campo. Prendete l’Ucraina. O, meglio, la nuova maglia della nazionale gialloblù. Da indossare, per intenderci, a Euro 2020. Presentata domenica, è caratterizzata da una mappa del Paese stilizzata. Niente di eccezionale, si dirà. E invece, la mappa include la Crimea. Ovvero, un territorio che risponde de iure all’Ucraina ma de facto appartenente alla Federazione Russa dal 2014. Logico, scontato e prevedibile il cortocircuito. Anche perché sulla maglia sono presenti due slogan: «Gloria all’Ucraina» e «Gloria ai nostri eroi».

Fra rivendicazioni e ribalta

L’obiettivo dell’Ucraina, più o meno dichiarato, è riportare alla ribalta tanto la questione della Crimea quanto il conflitto nel Donbass. E di sfruttare il palcoscenico (anche) mediatico degli Europei di calcio per alzare la voce. Non a caso, la mossa della Federcalcio è stata appoggiata dal governo ucraino. Nel 2014, oramai sette anni fa dunque, la rivoluzione di Piazza Maidan, l’annessione della Crimea da parte della Russia e la guerra nel Donbass avevano occupato l’agenda mediatica del mondo intero. Per mesi e mesi. Oggi, il conflitto è ancora in corso ma è meno mediatizzato. La Crimea del 2021 è in tutto e per tutto territorio russo, sebbene soltanto 11 membri dell’ONU sui 193 totali riconoscano la validità del referendum tenutosi nel 2014, quando il 96,77% della popolazione scelse appunto di lasciare l’Ucraina per la Russia. E i Paesi che hanno dato il benestare all’operazione non sono esattamente i più democratici e trasparenti: Bielorussia, Afghanistan, Venezuela, Siria, Corea del Nord, Bolivia, Nicaragua e Kirghikistan.

© Federazione calcistica dell’Ucraina
© Federazione calcistica dell’Ucraina

Ma di chi è la Crimea?

La partita, quindi, è tutta qui. Fra chi considera la maglia dell’Ucraina una provocazione e chi, invece, ne comprende le rivendicazioni al di là del solito, diciamo pure banale, spirito nazionalistico che accompagna una competizione pallonara. Lunedì, quando le foto della nuova tenuta da gara hanno cominciato a circolare in rete, dapprima il Regno Unito e poi gli Stati Uniti hanno abbracciato il cambiamento. L’ambasciata a stelle e strisce a Kiev ha twittato con entusiasmo: «Adoriamo la nuova maglia». Quindi l’hashtag #CrimeaIsUkrane. La Crimea è Ucraina.

Per non farsi mancare nulla, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba è entrato a gamba tesa affermando che nessuno può «insultare i nostri simboli nazionali». E quel nessuno, va da sé, è la Russia. Che ha reagito, ovviamente, con forza. E violenza, quantomeno verbale. Schierando diversi membri della cosiddetta «Sportkratura», il sistema politico-economico-sportivo messo in piedi da Vladimir Putin. «Politicizzare lo sport è brutto» ha tuonato Nikolai Valuev, il gigante ex pugile. La direttrice del Dipartimento informazione e stampa del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, ha usato un tono sarcastico. Della serie: e così una squadra di calcio estera ha annesso un territorio russo. C’è chi, a Mosca, più o meno scherzando ha affermato: «A questo punto sulle nostre maglie disegniamo anche territori dell’ex Unione Sovietica. In fondo erano parte della Grande Russia». Igor Kolyvanov, ex calciatore con un passato importante anche in Italia, ha dato degli ubriachi agli ucraini. «Ma l’orso (la Russia, ndr) non può incazzarsi» per sciocchezze simili.

Il paradosso russo

Diversi osservatori, fra cui l’esperto di geopolitica Lukas Aubin, fanno notare un paradosso. La Russia chiede una sorta di depoliticizzazione dello sport quando, a conti fatti, ha sempre usato lo sport per altri fini. Parole e azioni, per farla breve, non sarebbero in sintonia. E a proposito di parole, gli slogan presenti sulla maglia dell’Ucraina secondo i russi sarebbero nazisti e fascisti. Al contrario, le autorità ucraine hanno parlato di semplice patriottismo. Quegli slogan, al netto dei rispettivi schieramenti, diventarono popolari durante la rivoluzione di Maidan. Una rivoluzione che culminò con la cacciata di Viktor Yanukovich, alleato storico del Cremlino, e che la Russia etichettò subito come una rivoluzione di estrema destra.

Detto di Ucraina e Russia, qual è la posizione dell’UEFA? Il governo del calcio europeo ha dichiarato all’AFP che la maglia ucraina è conforme al regolamento. Per alcuni, si tratta di una presa di posizione bella e buona. Concretamente, la Crimea agli occhi dell’UEFA fa parte dell’Ucraina. È quello che ha affermato, d’altronde, il presidente Zelensky mentre la Federcalcio russa ha insistito presso l’UEFA definendo una volta di più «politica» la maglia. Nelle prossime ore dovremmo saperne di più in merito. Intanto, però, ci godiamo (si fa per dire) questa guerra fredda a sfondo calcistico.

© Federazione calcistica dell’Ucraina
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