Macron ora si sente isolato nella lotta al terrore

estremismo

«Abbiamo avuto un professore decapitato, diverse persone sgozzate. E molte condoglianze sono state timide», lamenta il presidente francese, che ha apertamente attaccato la stampa anglosassone

Macron ora si sente isolato nella lotta al terrore
© EPA/LOIC VENANCE

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È finita l’epoca di #JesuisCharlie, la mobilitazione mondiale per la strage nella redazione del settimanale nel 2015. «Abbiamo avuto un professore decapitato, diverse persone sgozzate. E molte condoglianze sono state timide», lamenta Macron, che ha apertamente attaccato la stampa anglosassone, in particolare il New York Times, per una copertura che «legittima» la violenza anti-francese.

In prima fila nella protesta contro Parigi c’è sempre il Pakistan, che ha annunciato la prossima rottura delle relazioni con la Francia a causa delle caricature di Maometto.

Il malumore francese covava da giorni e soprattutto il presidente della Repubblica sembra guidare questa protesta contro chi si sente «scioccato» dal suo comportamento «laico».

«Cinque anni fa - ha lamentato il capo dell’Eliseo in una lunga intervista due giorni fa alla rivista Le Grand Continent - quando uccisero quelli che facevano le caricature, il mondo intero manifestò a Parigi e difese i loro diritti. Adesso abbiamo un professore decapitato, diverse persone sgozzate e molte condoglianze sono state timide. E - continua Macron - ci sono stati dirigenti politici e religiosi di una parte del mondo musulmano che hanno detto ‘devono cambiare le loro leggi’».

«Sono per il rispetto delle culture, delle civiltà - ha concluso - ma non cambierò le mie leggi perché altrove sono scioccati». Quello di Macron è un appello a chi si lascia trascinare ad «accettare che dei leader, dei capi religiosi, mettano sullo stesso piano chi pubblica una cosa scioccante e la morte per terrorismo. Lo hanno fatto. E siamo abbastanza impauriti da non osare condannare queste cose».

Citato nella versione francese di un articolo pubblicato domenica sera sul sito del New York Times, Marcon ne ha avute anche per il prestigioso quotidiano: «Quando vedo giornali che penso facciano parte di Paesi che condividono i nostri valori, che sono i figli naturali dei Lumi e della Rivoluzione francese, legittimare queste violenze, affermare che il cuore del problema è che la Francia è razzista e islamofoba, allora dico: sono andati smarriti i fondamentali».

Il NYT aveva pubblicato un articolo dal titolo ‘La Francia alimenta il terrorismo musulmano cercando di combatterlo?’. Il Washington Post è andato oltre, consigliando ai francesi di lottare contro il razzismo invece di provare a «riformare l’islam».

Dilaga, intanto, la protesta del mondo musulmano contro la Francia per le caricature di Maometto, nonostante in un’intervista rivolta al mondo arabo e concessa da Macron all’emittente Al Jazeera, il capo dell’Eliseo abbia spiegato che le vignette sono opera di un giornale che in base alle leggi francesi può farlo, ma non sono pubblicate dallo Stato francese.

In prima linea c’è il Pakistan che ieri, andando incontro alle richieste dei manifestanti, ha annunciato che espellerà l’ambasciatore francese entro due o tre mesi, che non nominerà un suo ambasciatore in Francia e boicotterà tutti i prodotti francesi.

Un accordo è stato firmato dal premier Imran Khan e dai ministri dell’Interno e degli affari religiosi con i leader del movimento fondamentalista islamico Tehreek-i-Labbaikh (Tlp) che da due giorni ha mobilitato migliaia di manifestanti in un sit-in di protesta contro Parigi. Accusando, della pubblicazione delle caricature, «il governo francese».

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