Mascherine sì, no, e poi quali?

Coronavirus

Come orientarsi tra regole e modelli - Non è affatto semplice per il mondo occidentale trovare dei punti di riferimento - Proviamo a fare un minimo di chiarezza

Mascherine sì, no, e poi quali?
© CdT/Gabriele Putzu

Mascherine sì, no, e poi quali?

© CdT/Gabriele Putzu

L’Organizzazione mondiale della sanità sin qui ha sempre ripetuto alcuni concetti, in relazione al tema specifico, ribadendo come l’utilizzo delle mascherine non sia per tutti, bensì solo per qualcuno. Non è il caso di indossarle - leggiamo nel sito dell’organizzazione - se si è in buona salute. Lo è se si è comunque costretti alla vicinanza con una persona che si sospetta possa essere stata infettata dal coronavirus. Lo è, poi, nel caso in cui ci si accorgesse di avere tosse o starnuti ricorrenti. E si ricorda: «La mascherina è efficace solo se associata a un frequente lavaggio delle mani con una soluzione a base di alcol o con acqua e sapone». L’ultimo punto, tra quelli citati dall’OMS, riguarda il corretto utilizzo delle mascherine: «Se indossate una mascherina, è importante che voi sappiate utilizzarla e eliminarla correttamente».

Mascherine sì, no, e poi quali?

Come utilizzarle e smaltirle
Qui ritorniamo insomma a quanto spiegato venerdì scorso dal farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, che faceva un paragone sulla capacità di utilizzare le mascherine tra Occidente ed Estremo Oriente. Davvero non siamo capaci di indossarle nel modo corretto, e neppure a smaltirle? Nessuno, in effetti, ha mai pensato di imparare a utilizzarle. Lo stesso sito dell’OMS prova a fare chiarezza, proponendo alcune regole di base. La prima: «Prima di mettere una mascherina, lavarsi le mani con una soluzione alcolica o con acqua e sapone». La seconda: «Indossare la mascherina in modo da coprire naso e bocca, adattandola al meglio al proprio volto». La terza: «Una volta che si indossa una mascherina, evitare di toccarla. Ogni volta che si tocca una mascherina usata, lavarsi le mani con una soluzione alcolica o con acqua e sapone». La quarta: «Non appena si fa umida, sostituirla con una nuova mascherina. Non riutilizzare due volte una mascherina monouso». Infine, la quinta, riguarda lo smaltimento: «Togliere la mascherina da dietro senza toccare la parte anteriore, poi gettarla immediatamente in un cestino chiuso. Lavarsi quindi le mani con una soluzione alcolica o con acqua e sapone». Regole banali, forse, ma appunto basilari.

Quali sul mercato
Posto che nelle nostre farmacie raramente si trovano in vendita le mascherine - mentre qualcosa ancora si trova su internet, se si ha tempo e pazienza di aspettarle -, quali sarebbero i modelli realmente utili? La risposta in realtà dipende in gran parte da chi pone la domanda. Ovvero, sappiamo che sul mercato si «vedono» principalmente tre modelli, ma le loro caratteristiche sono ben distinte. In primis ci sono le comuni mascherine igieniche, note anche come «mascherine chirurgiche», abitualmente di colore verde, che coprono naso e bocca. Queste sono utili non tanto per se stessi, quanto per gli altri, perché proteggono i nostri interlocutori dalle nostre stesse emissioni di «goccioline». Ecco allora che sono da indossare in particolare se si soffre di almeno un sintomo legato alla COVID-19. Contro le emissioni altrui, rappresentano uno scudo assai fragile, sufficiente soltanto a chi tende a dire «meglio di niente».

Oltre a quelle chirurgiche, per le nostre strade già si vedono circolare mascherine più sofisticate, come le FFP2 e le FFP3 - dove FFP sta per «filtering facepiece», mentre i numeri rappresentano il grado di efficacia in fase di filtraggio - Esse servono in effetti soprattutto a proteggere chi le indossa dalle infezioni. Sono pensate principalmente per l’esposizione professionale a malati nelle strutture di cura e in situazioni in cui sui pazienti sono svolte attività che generano aerosol. Le FFP2, spesso caratterizzate da un elastico bianco o blu, garantiscono un filtro efficace contro l’aerosol almeno al 94%, mentre le FFP3 (elastico rosso) al 99%.

Egoiste o altruiste
Negli ultimi giorni, sul web spopola un video-tutorial realizzato da Alessandro Gasbarrini, chirurgo dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, un video da lui indirizzato ai suoi figli e poi diventato virale. Gasbarrini parla di mascherine «altruiste» e di mascherine «egoiste», ma anche di mascherine «intelligenti». Quelle chirurgiche, a suo dire, sono quelle altruiste, proprio perché pensate per evitare ogni rischio di infezione altrui. Al netto di ogni discorso relativo al personale sanitario, le FFP2 e le FFP3 sarebbero invece quelle egoiste, in quanto evitano il passaggio dell’infezione all’interno ma non verso l’esterno, al punto che - si suggerisce - potrebbero essere abbinate a una di tipo chirurgico. E quelle intelligenti? Le altre classi FFP, a cominciare dalle FFP1, di cui sin qui non si era accennato, quelle insomma prive di valvola, meno efficaci delle FFP2 e delle FFP3, ma perlomeno bilanciate tra le due differenti fasi.

L’opinione di Burioni
All’interno del suo sito, «Medical Facts», il noto virologo e divulgatore Roberto Burioni cita l’ormai noto studio da «Nature Medicine» e conclude: «Nel complesso lo studio ribadisce l’importanza potenziale di indossare la mascherina, anche di quelle chirurgiche, per limitare le trasmissioni A nostro parere, però, il vero messaggio dello studio è un altro. I limiti osservati dalle mascherine chirurgiche nel trattenete le goccioline più fini ribadisce, infatti, il concetto di come le misure più efficaci siano soprattutto quelle legate al mantenimento della distanza interpersonale. Solo così, mantenendo la giusta distanza, si può davvero essere sicuri dell’efficacia della mascherina che si sta indossando».

E cosa dice il piano pandemico?
Il piano pandemico nazionale dedica un intero capitolo (il decimo) alle mascherine, citando i differenti modelli e le relative funzioni. E poi si dice: «In situazioni di grandi assembramenti, l’effetto protettivo collettivo è duplice: le mascherine possono da un lato ridurre la diffusione dei germi presenti nelle goccioline prodotte da persone infette, dall’altro offrire ai soggetti sani una certa protezione dal contagio. In tal modo si riduce il

rischio generale d’infezione». Tra le raccomandazioni per lo stoccaggio delle mascherine di protezione, si suggerisce alla popolazione di tenere «cinquanta mascherine igieniche per persona quale scorta d’emergenza personale». Si aggiunge che, per la popolazione sana, l’uso delle stesse mascherine igieniche, non quindi di modelli come le FFP, è raccomandato non tanto nella fase di contenimento dell’epidemia, quanto in fase di mitigazione della stessa.

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