Matteo Messina Denaro e quel clamoroso scambio di persona

Da trento all’aja

La soffiata di un informatore e un imponente blitz in un locale olandese hanno portato all’arresto di un semplice turista inglese (poi rilasciato) erroneamente scambiato per il boss di Cosa Nostra – Imbarazzo e malumori dalla procura di Palermo e dall’Antimafia messi al corrente dopo i fatti

Matteo Messina Denaro e quel clamoroso scambio di persona

Matteo Messina Denaro e quel clamoroso scambio di persona

Poteva sembrare un po’ meno irraggiungibile, Matteo Messina Denaro, quando alla Procura di Trento, seguendo altre indagini che non riguardavano il latitante, era giunta una preziosa soffiata da un informatore: «Il boss sarà al ristorante Het Pleidooi dell’Aja, insieme ad altre due persone, mercoledì 8 settembre». Che colpo, avranno pensato. Il blitz per acciuffarlo, in collaborazione con la polizia olandese, è stato imponente, fulmineo e organizzato con una certa attenzione visto il calibro dell’obiettivo. È orario di cena. Fuori dal locale una decina di mezzi e agenti dei reparti speciali con il volto coperto da un passamontagna nero, armi in mano e la faccia di Messina Denaro stampata bene a mente. Dentro tre persone sedute al tavolo che mangiano e chiacchierano in inglese. Accade tutto in una manciata di minuti. Gli agenti irrompono nel locale, spingono faccia a terra i tre clienti che in pochissimo tempo si ritrovano su tre mezzi diversi, ammanettati, bendati e trasportati al Nieuw Vosseveld di Vught, il carcere più sicuro e inviolabile dei Paesi Bassi.

L’attenzione delle autorità si focalizza subito su una sola persona. La fotografia di un vecchio identikit del boss realizzato dalla polizia italiana ipotizzandone l’invecchiamento non lascia dubbi. La somiglianza è incredibile. Non si può sbagliare. «Se lui è un capo della mafia, io sono il Papa», ha ironizzato l’avvocato al termine del colloquio con quello che avrebbe dovuto essere Matteo Messina Denaro. Ancora prima di realizzare che qualcosa non era andato per il verso giusto, la frittata era stata fatta e la storia era già diventata di dominio della stampa. «Un clamoroso fiasco», «Un clamoroso scambio di persona», hanno titolato i quotidiani italiani dopo che l’improvvisata macchina delle investigazioni imbastita per l’occasione dalla Procura di Trento si è inceppata proprio quando era convinta di aver messo nel sacco l’ultimo grande latitante di Cosa Nostra. Perché il malcapitato finito in manette (poi rilasciato) era un semplice turista inglese, con uno spiccato accento di Liverpool, che si trovava all’Aja con il figlio per assistere al Gran Premio di Formula 1 di Zadwoort. E di Matteo Messina Denaro? Nessuna traccia. Sparito nel nulla come un fantasma. Come da ventotto anni a questa parte.

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Palermo e l’Antimafia all’oscuro
Tralasciando per un momento l’operazione che si è rivelata un fiasco clamoroso, a creare parecchi malumori e imbarazzo è stato un fattore chiave antecedente al blitz. La procura di Trento non ha mai condiviso alcuna informazione né con la procura di Palermo né con la direzione investigativa Antimafia che da anni si occupano di dare la caccia a Matteo Messina Denaro. In altre parole sono stati avvisati a cose fatte. A gettare acqua sul fuoco sull’operatore del procuratore di Trento Sandro Raimondi ci ha pensato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho che, intervistato sull’argomento da «la Repubblica», ha escluso una qualsiasi invasione di campo. «Abbiamo operato in maniera corretta. Se l’indagine di Trento avesse avuto profili di sovrapposizione con l’inchiesta della procura di Palermo allora sarebbe stato dovuto il coinvolgimento anche di quell’ufficio. Ma l’indagine di Trento, che non riguardava il latitante, era fondata su fatti autonomi. In nessun modo si è intaccato il lavoro dei colleghi di Palermo, perché si è operato in un contesto del tutto avulso e separato».

Discepolo di «U Curtu’»
Ricercato dal 1993 per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto e altri reati. Il «curriculum» di Matteo Messina Denaro, il più ricercato tra i latitanti italiani, nonché attuale capo di Cosa Nostra, non è tanto diverso da un qualunque altro ricercato mafioso, se non fosse per aver tristemente ereditato il modus operandi del suo predecessore, «U Curtu’» Totò Riina. Oltre ad aver partecipato alla strategia degli attentati dinamitardi di Firenze, Milano e Roma, viene spesso ricordato – tra le tante cose – per essere stato uno degli organizzatori del sequestro e dell’omicidio del dodicenne Giuseppe Di Matteo nel tentativo di costringere il padre, collaboratore di giustizia ed ex-mafioso, a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci. Il cadavere del bambino non venne mai ritrovato perché venne disciolto in un fusto di acido nitrico dopo 779 giorni di prigionia. Ventotto anni di segnalazioni (frequenti) e continua a essere introvabile. Ma ancora dopo ventotto anni serpeggia sempre la stessa domanda senza risposta: può diventare un fantasma colui che conosce la stragrande maggioranza dei segreti di Stato italiani e le tresche fra Stato e mafia?

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