Migranti maltrattati in Croazia

CONFINI

Durante una visita condotta nell’agosto del 2020 sono emersi trattamenti gravissimi da parte della polizia al confine con la Bosnia

Migranti maltrattati in Croazia
© KEYSTONE (AP Photo)

Migranti maltrattati in Croazia

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Schiaffi, calci, manganellate, inflitti intenzionalmente dalla polizia ai migranti intercettati, in detenzione, o rinviati oltre la frontiera con la Bosnia. Ma anche migranti che affermano di essere stati costretti a marciare a piedi nudi nella foresta, per poi essere gettati ammanettati nel fiume Korana, che separa la Croazia e la Bosnia, o ancora di essere stati respinti in Bosnia con indosso solo la biancheria intima e in alcuni casi nudi. È quanto denuncia il CPT, l’organo anti-tortura del Consiglio d’Europa, nel rapporto sulla visita che ha condotto nell’agosto del 2020 in Croazia.

Un rapporto che sarebbe restato confidenziale se un alto funzionario croato non avesse fatto delle dichiarazioni sul suo contenuto, osserva il CPT nel suo documento. Sottolineando come queste considerazioni non corrispondano al vero e mettendo inoltre in dubbio l’integrità professionale dei componenti dell’organo di Strasburgo.

Nel rendere pubblico il documento, il CPT domanda alle autorità croate «di prendere immediatamente misure energiche per impedire alla polizia di maltrattare i migranti e di garantire delle inchieste efficaci sulle denunce sporte nei confronti delle forze dell’ordine». Il CPT afferma infatti di aver raccolto numerose prove e testimonianze che avvalorano quanto descritto dai migranti incontrati durante la visita.

Chiuso il caso italiano

L’Italia ha dimostrato di aver introdotto nella legislazione una possibilità per i migranti di rivolgersi alla giustizia per far esaminare la legalità, la durata e le condizioni della loro detenzione amministrativa nei centri di accoglienza. È quanto ha stabilito il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che ha deciso di chiudere il caso dopo aver esaminato quanto fatto dall’Italia per rimediare alle violazioni riscontrate dalla Corte europea dei diritti umani nella sentenza, emessa nel dicembre del 2016, sulla detenzione arbitraria di alcuni migranti avvenuta nel 2011.

Nel chiudere il fascicolo il comitato dei ministri osserva che «dopo gli interventi legislativi adottati dalle autorità italiane, l’attuale quadro giuridico che disciplina la detenzione amministrativa dei migranti nei centri di accoglienza fornisce una base giuridica chiara e accessibile». Inoltre «impone alle autorità di fornire informazioni alle persone sui loro diritti e sui motivi della loro detenzione, e prevede un controllo giudiziario automatico della legittimità di qualsiasi decisione di detenzione».

Strasburgo evidenzia poi che le informazioni fornite dal governo italiano mostrano che i migranti hanno a disposizione vie legali per far esaminare le loro condizioni di vita nei centri e ottenere un risarcimento «se raggiungano la soglia di gravità richiesta per essere qualificate come trattamenti inumani o degradanti».

Il comitato dei ministri si augura che ora le autorità italiane «prendano tutte le misure necessarie per garantire che il nuovo quadro giuridico sia applicato rigorosamente e coerentemente nel pieno rispetto dei requisiti della Convenzione europea dei diritti umani», anche per rispondere alle «preoccupazioni sollevate dalla società civile» sul rispetto dei diritti dei migranti nel contesto della loro detenzione amministrativa.

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