Mladic: la Bosnia divisa attende il verdetto finale

L’Aja

L’ex capo militare dei serbi di Bosnia era stato condannato in primo grado all’ergastolo per crimini di guerra e contro l’umanità

Mladic: la Bosnia divisa attende il verdetto finale
© AP/Peter Dejong

Mladic: la Bosnia divisa attende il verdetto finale

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In Bosnia-Erzegovina c’è grande attesa per la sentenza d’appello (e definitiva) che i giudici dell’Aja pronunceranno domani a carico di Ratko Mladic, ex capo militare dei serbi di Bosnia, condannato in primo grado all’ergastolo per crimini di guerra e contro l’umanità, in particolare per il genocidio di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo durante il conflitto in Bosnia del 1992-95.

Tutti nella Federazione croato-musulmana, a cominciare dai parenti delle vittime, si aspettano che il verdetto di domani confermi la condanna al carcere a vita per l’ex generale, il «Boia di Srebrenica». E resta al tempo stesso l’amarezza per il fatto che ci siano voluti 26 anni perché, almeno nel suo caso, venisse fatta giustizia.

Di tenore diverso le posizioni nella Republika Srpska, l’entità di Bosnia a maggioranza serba, dove al pari della Serbia in tanti continuano a considerare Mladic un eroe, condannato ingiustamente. Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik ha detto oggi che il tribunale dell’Aja non è luogo di giustizia, e le sue sentenze non hanno riappacificato i popoli della Bosnia-Erzegovina.

In primo grado, nel 2017, i giudici hanno condannato Mladic all’ergastolo per 10 degli 11 capi di accusa, assolvendolo dal genocidio, oltre che a Srebrenica, in altri sei comuni della Bosnia - Foca, Vlasenica, Kljuc, Sanski Most, Kotor-Varos e Prijedor.

«Tutto ciò che rientra nel concetto di genocidio - ha commentato Halida Konjo-Uzunovic, presidente dell’associazione «Foca 92-95» - è stato commesso anche a Foca, o a Prijedor, e in altre città: stupri sistematici, provati grazie alle testimonianze di 16 donne coraggiose, campi di concentramento, persecuzioni, la distruzione di 17 moschee di Foca e la cancellazione di ogni traccia dell’esistenza dei bosgnacchi in questa città».

Per questo, ha detto Konjo-Uzunovic, «ci aspettiamo dai giudici dell’Aja di dire a tutto il mondo che il genocidio è stato perpetrato, oltre che a Srebrenica, anche in altre città: solo così si può impedire che si ripeta il male che si sta preparando con la glorificazione dei criminali di guerra e il disegno dei loro murales in diverse città», mentre cresce sempre più il problema della negazione dei crimini di guerra, in particolare del genocidio di Srebrenica. Un tema sul quale insiste in particolare Serge Brammertz, procuratore capo del Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali, l’organismo che negli anni scorsi ha preso il posto del Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi).

All’annuncio della sentenza definitiva per Mladic, nel pomeriggio di domani, assisteranno in aula alcuni rappresentanti di associazioni delle vittime provenienti dalla Bosnia-Erzegovina. Le restrizioni legate alla pandemia di coronavirus hanno limitato il loro afflusso all’Aja.

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