Morto il medico eroe che diede l’allarme sul coronavirus

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Il medico cinese Li Wenliang lanciò per primo l’allarme, avvertendo i colleghi, ma venne minacciato dalle autorità

Morto il medico eroe che diede l’allarme sul coronavirus

Morto il medico eroe che diede l’allarme sul coronavirus

(Aggiornato alle 21.33) - I sintomi gli ricordavano la Sars, la sindrome che nel 2003 contagiò migliaia di persone, uccidendone 349 solo in Cina. Aveva notato sette casi dalle caratteristiche simili oltre un mese fa e aveva lanciato l’allarme all’ospedale di Wuhan, dove lavorava. Ma rimase inascoltato.

Oggi il cuore di Li Wenliang ha smesso di battere, dopo aver combattuto per giorni contro il coronavirus. L’oftalmologo di 34 anni è restato attaccato alla vita per alcune ore solo grazie ad una macchina per l’ossigenazione extra-corporea, un trattamento di emergenza nel tentativo disperato di rianimarlo.

La notizia della morte, annunciata in un primo momento dai media cinesi e ripresa da tutta la stampa mondiale, è stata in serata corretta in parte dai medici dell’ospedale di Wuhan che lo avevano in cura e stavano ancora tentando di rianimarlo. Tentativi durati diverse ore, almeno cinque, fino a quando i medici si sono arresi e ne hanno annunciato la morte.

A fine dicembre Li aveva tentato invano di avvertire i colleghi, di condividere l’allarme che quei casi sospetti gli avevano suscitato, ma le autorità locali per tutta risposta lo invitarono a non insistere. Se gli avessero dato retta, il corso dell’epidemia probabilmente avrebbe preso una direzione diversa invece di portare al blocco totale di oltre 50 milioni di persone e alla paralisi di un intero Paese negli sforzi per frenare un contagio letale, dilagato anche all’estero.

Il Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo, gli ha reso un omaggio tardivo annunciandone la morte con un tweet: lo ha definito «uno degli otto informatori che tentarono di mettere in guardia gli altri medici» dal coronavirus, «ma fu rimproverato dalla polizia locale».

Un mese dopo la disavventura di fine dicembre, Li ripropose la sua storia in un post, scritto questa volta da un letto d’ospedale dove si trovava ormai ricoverato dopo essere stato contagiato. La sua foto con la maschera dell’ossigeno e il tesserino di identità mostrato quasi con fatica è diventata virale sui social in mandarino, perché nel frattempo si è trasformato in un eroe: ha sfidato il potere dell’autorità locale per una «nobile causa» a favore della collettività.

La Bbc ha raccontato la sua vicenda personale ricostruendola dal 30 dicembre scorso, quando inviò un messaggio in una chat tra colleghi, avvertendoli del pericolo e suggerendo di adottare le protezioni necessarie contro il contagio. Era solo un’intuizione, perché il giovane dottore ignorava di trovarsi di fronte al nuovo coronavirus, dello stesso ceppo della Sars. Quattro giorni dopo il post diffuso via chat, Li fu convocato nell’Ufficio di Sicurezza pubblica, dove gli fu chiesto di firmare una lettera in cui ammetteva di «aver affermato il falso» e di aver creato «grave disturbo all’ordine sociale». Tra l’altro, a ridosso delle migrazioni bibliche del Capodanno lunare.

Non fu il solo comunque: la polizia fece sapere che Li era una delle otto persone oggetto di indagine per la «diffusione di notizie false». A fine gennaio, il giovane medico ripubblicò su Weibo, il Twitter in mandarino, copia della lettera spiegando quanto era accaduto, mentre le autorità avevano già presentato le dovute scuse, sotto la minaccia delle sanzioni contro i funzionari locali «incapaci e infedeli» decise dal partito e dal presidente Xi Jinping in persona.

Nel frattempo, tornato in corsia, l’oftalmologo aveva avuto in cura una donna contagiata a sua insaputa dal coronavirus, nei giorni in cui le autorità a Wuhan insistevano sul fatto che solo chi era entrato in contatto con animali infetti era a rischio, e nessun protocollo specifico era previsto per i medici. Nel suo post, Li descrisse minuziosamente i sintomi e le relative evoluzioni, fino alla diagnosi dopo diversi test.

Il suo coraggio è diventato un esempio per Pechino contro i funzionari locali, in una fase delicata che sta scuotendo come non mai la solidità della leadership del Dragone. I commenti al suo post sono migliaia: «Il dottor Li è un eroe», «per la pubblica sicurezza sanitaria servono decine di milioni di Li Wenliang». Omaggi che suonano ormai tardivi e dal sapore amaro.

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