Mottarone, «Il bloccafreno era stato messo anche altre volte»

tragedia a stresa

Il caposervizio della funivia dove sono morte 14 persone ha ammesso che non era la prima volta che veniva messo il forchettone - Davanti alla gip l’uomo ha spiegato che le anomalie manifestate dall’impianto non erano collegabili alla fune ed ha escluso collegamenti con i problemi ai freni - In Piemonte domani sarà osservato un minuto di silenzio per le vittime

Mottarone, «Il bloccafreno era stato messo anche altre volte»
©EPA/ALESSANDRO DI MARCO

Mottarone, «Il bloccafreno era stato messo anche altre volte»

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(Aggiornato alle 16) Ha ammesso di aver messo il ceppo blocca freno, e di averlo fatto altre volte, Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia del Mottarone, interrogato questa mattina nel carcere di Verbania dalla giudice per le indagini preliminari (gip) Donatella Banci Buonamici.

L’uomo ha spiegato che le anomalie manifestate dall’impianto non erano collegabili alla fune ed ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse», ha detto Tadini secondo quanto riferito dal suo avvocato.

«Porterò il peso per tutta la vita, sono distrutto perché sono morte vittime innocenti», avrebbe detto in sostanza Tadini, sempre stando a quanto spiegato fuori dal carcere di Verbania dal suo legale. «Sono quattro giorni che non mangia e non dorme», ha aggiunto il difensore.

Il legale ha precisato che Tadini ha risposto «in maniera compiuta» all’interrogatorio approfondito del gip, ma il difensore non ha voluto parlare delle eventuali chiamate «in correità» che potrebbe aver fatto il tecnico.

Tadini già nel primo verbale davanti ai pm aveva chiarito che la scelta di mettere i forchettoni ai freni, che andava avanti da tempo per il problema che si stava manifestando da oltre un mese, era stata avallata dal gestore, Luigi Nerini, e dal direttore di esercizio, Enrico Perocchi.

Al termine dell’interrogatorio il legale ha chiesto al gip la misura degli arresti domiciliari, non la libertà. Il difensore ha chiarito di non aver chiesto al giudice che non venga applicata una misura cautelare; per contenere le esigenze cautelari bastano i domiciliari. Dopo gli interrogatori degli altri due fermati, che sono in corso, «il giudice - ha detto l’avvocato - ci convocherà qua nel pomeriggio per la decisione».

La difesa ha anche fatto presente di aver contestato l’accusa di falso, imputata a Tadini assieme all’omissione dolosa aggravata dal disastro e all’omicidio e alle lesioni colpose, perché «lui non è pubblico ufficiale». Il falso riguarda la compilazione con «esito positivo dei controlli» nel «registro giornale» anche il giorno stesso della tragedia, malgrado sentisse dei «rumori».

«Una scelta scellerata»

«Non salirei mai su una funivia con ganasce, quella di usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini». Lo ha detto oggi al giudice per le indagini preliminari (gip) del tribunale di Verbania il direttore d’esercizio della funivia del Mottarone, Enrico Perocchi, secondo quanto riferito dal suo legale.

«Non sapevo dell’uso dei forchettoni, non ne ero consapevole», ha sostenuto Perocchi, secondo quanto riferito dal suo legale. L’uomo ha dunque negato quanto sostenuto da Gabriele Tadini, interrogato in precedenza, e cioè che fosse al corrente dell’uso dei forchettoni per bloccare il freno di emergenza che entrava in funzione a causa delle anomalie dell’impianto.

Il difensore ha aggiunto che Perocchi «è incredulo e inebetito»: nel corso dell’interrogatorio ha insistito sul fatto che «non poteva prevedere né sapeva che qualcuno avesse fatto uso scellerato delle ganasce». Il legale ha chiesto la libertà per il suo assistito.

Ora viene interrogato il gestore della funivia, Luigi Nerini.

In Piemonte domani un minuto di silenzio

Giornata di lutto in tutto il Piemonte, domani, per le vittime della funivia del Mottarone a Stresa. Il decreto firmato nelle scorse ore dal presidente della Regione, Alberto Cirio, invita la popolazione ad osservare un minuto di silenzio alle ore 12.00 e gli enti pubblici piemontesi a unirsi nella manifestazione del cordoglio a una settimana dall’incidente.

«Nulla può lenire il dolore, ma sentiamo il bisogno di ricordare in un modo solenne coloro che hanno perso la vita in questa follia. Il Piemonte non smetterà mai di stringersi alle loro famiglie e al piccolo Eitan», afferma il governatore.

Negli uffici regionali, in accordo con il Governo e con la Prefettura di Torino, la bandiera italiana e della Regione Piemonte, insieme a quella dell’Unione europea, saranno esposte a mezz’asta.

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