Multe e denunce non fermano i gilet arancioni

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Dopo Milano e Bari i manifestanti si sposteranno anche a Roma per chiedere le dimissioni del governo Conte

Multe e denunce non fermano i gilet arancioni
EPA/Carlo Cozzoli

Multe e denunce non fermano i gilet arancioni

EPA/Carlo Cozzoli

Ieri Milano, oggi Bari. E poi il 2 giugno a Roma, per chiedere le dimissioni del governo Conte. Dopo la pioggia di denunce, e presto anche di sanzioni per la manifestazione-assembramento di ieri a Milano senza mascherine, i gilet arancioni capitanati dall’ex generale Pappalardo proseguono il ‘tour’ antigovernativo all’insegna del turbo-populismo.

«La pandemia? Non esiste, è una cagata pazzesca», ha affermato Pappalardo oggi nel corso di un comizio nel capoluogo pugliese. «Il coronavirus non è letale, ammazza gli ultraottantenni malati». Il Covid come pretesto per imporre un nuovo ordine sociale è il fulcro della piattaforma politica dell’ex ufficiale, già alla testa dei ‘Forconi’. L’antigovernismo radicale è rimasto, così come la tentazione autarchica del ‘battere moneta’, ma si è aggiornato ai tempi del Covid.

La pandemia stessa è anzi, per gli ‘arancioni’, il centro di un sistema di «menzogne e falsità» allestito allo scopo di «terrorizzare e annichilire il popolo italiano». E quindi via la mascherina, simbolo di questo disegno, per rivendicare la «libertà» dal distanziamento sociale: «Mi aspettavo gente terrorizzata, spaventata all’idea di incontrarsi - ha detto il leader in una diretta Facebook riferendosi alla manifestazione di Milano - invece una folla enorme mi ha accolto. Ho parlato con tutti, ci siamo abbracciati. Perché la gente non ne può più di questa vergogna di essere costretti a stare lontani, non accadeva da tre mesi. Senza mascherine abbiamo ricominciato a respirare».

Ieri intanto sono arrivate, a decine, le denunce e le segnalazioni per la violazione delle norme anti-Covid. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, vedendo ieri Piazza Duomo gremita in barba a qualunque distanziamento sociale, è andato su tutte le furie. Oggi è tornato sull’argomento: «La qualità della manifestazione - ha detto - cosa volete che vi dica... Leggetevi un po’ le idee di questi signori in piazza. L’idea forte sembra essere quella del ritorno alla lira. Bisognerebbe chiedere loro se a questo punto l’Italia dovrebbe rinunciare subito ai fondi europei».

Certo è, ammette il primo cittadino di Milano, che nei prossimi giorni «dovremo confrontarci con una serie di proteste legittime, illegittime e dovremo tutti avere la forza e la pazienza di ascoltare tutti. Certo che mantenere un comune buonsenso in questa fase non sarebbe sbagliato». La pentastellata Chiara Appendino (anche Torino ha avuto ieri la sua manifestazione in gilet) prova pazientemente a metterla sul didattico, citando uno studio di ‘Science’: «Se la indossiamo tutti, il rischio si minimizza. Invece c’è chi sostiene senza alcuna evidenza che le mascherine non servano a nulla, come il rappresentante dei manifestanti di ieri. Sta a ognuno di noi decidere da che parte stare».

I gilet, a quanto pare, la loro parte l’hanno già scelta e sarà adesso Roma a doversela vedere il 2 giugno con una folla che potrebbe arrivare da tutta Italia, in contrasto con il divieto di mobilità interregionale, e che per di più rigetta per principio le misure di profilassi: «Il popolo si riunirà a Roma per ripristinare libertà e democrazia nel nostro Paese, per cacciare - parole di Pappalardo - questa dittatura nazista».

Intanto sull’improvvisato movimento piovono denunce e multe che vanno da un minimo di 400 ad un massimo di 4000 euro: in tanti le dovranno pagare per avere violato ieri a Milano le norme per il contenimento del Covid.

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