NATO, è scontro tra Trump e Macron

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Il vertice di Londra si apre con forti tensioni tra gli alleati e alcune centinaia di manifestanti che protestano a Trafalgar Square

NATO, è scontro tra Trump e Macron
© AP/ Evan Vucci

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© AP/Alberto Pezzali

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Un vertice Nato per celebrare 70 anni di storia comune, la storia di «un successo fantastico» a dar retta all’ottimismo preelettorale del padrone di casa Boris Johnson. Ma anche un vertice per ricomporre (o sotterrare) dissidi e litigi che fanno capolino come non mai, dalla digital tax al futuro stesso dell’Alleanza Atlantica: alimentati da Donald Trump, come sempre o quasi sempre, e giocati in prima battuta sul botta e risposta fra Washington e Parigi, sulle abituali polemiche, ma anche sul rapporto di amore/odio che sembra legare il presidente americano a Emmanuel Macron.

I due sono stati protagonisti del primo bilaterale di spicco, che ha fatto da antipasto al summit vero e proprio, in programma domani nel Grove Hotel dell’appartata e blindata Watford, alle porte della capitale britannica. Dopo il ricevimento reale offerto a Buckingham Palace da Elisabetta II ai leader dei 29 Paesi della coalizione - Giuseppe Conte per l’Italia -, con la partecipazione anche del segretario generale Jens Stoltenberg e del capo dell’opposizione britannica, Jeremy Corbyn, socialista non pentito che la polemica con Trump sembra talora cercarla. E sullo sfondo di una protesta non proprio oceanica, ma rumorosa di alcune centinaia di manifestanti della Stop Trump Coalition.

Un bilaterale preceduto dalla minaccia americana di mettere dazi sul 100% delle importazioni dalla Francia, pari a 2,4 miliardi di dollari, come rappresaglia per la tassa digitale evocata sui big Usa del web. Una minaccia allargata per le medesime ragioni a Italia, Austria e Turchia, che il governo transalpino non ha esitato a definire «inaccettabile». E a cui da Bruxelles l’Ue ha replicato ventilando contromosse unitarie.

Ma una minaccia che non è rimasta l’unica pietra d’inciampo di un vertice ‘festivo’ su cui pesa soprattutto il gelo innescato dalla controversa operazione unilaterale della Turchia contro le milizie curde dell’Ypg nel nord della Siria. La questione ha visto di nuovo protagonista Macron, che - malgrado il tentativo di ricucitura avviato da Johnson nell’ambito di una spinosa riunione serale a 4 sul dossier siriano in cui ha messo attorno a un tavolo a Downing Street il presidente francese, quello turco Recep Tayyip Erdogan e la cancelliera tedesca Angela Merkel - non ha abbassato affatto i toni verso Ankara. Accusandola anzi apertamente di collaborare, «a volte», con gruppi «alleati dell’Isis». E ignorando l’avvertimento di Erdogan di un possibile veto sulle missioni congiunte con gli alleati a «protezione» di Polonia e Paesi baltici a ridosso dei confini russi se prima i governi occidentali non accetteranno di etichettare l’Ypg come una formazione di «terroristi». Mentre è tornato a ribadire, a dispetto della bufera di reazioni già suscitate nelle scorse settimane, la convinzione che la Nato in queste condizioni sia destinata alla «morte cerebrale».

Parole assai poco celebrative, a cui Trump - in un improvviso ribaltamento di ruoli rispetto alla sua immagine di guastatore dei meccanismi dell’Alleanza - ha reagito ergendosi a difensore della stessa Nato. E bacchettando il giovane presidente della Francia per i toni «molto offensivi» e «molto, molto cattivi».

Alla fine, nel faccia a faccia, i due hanno comunque trovato ancora una volta il modo di evitare la rottura totale, se non altro manifestando l’impegno comune a «risolvere le dispute».

Anche se Trump ha insistito a denunciare come «ingiuste e inique» le relazioni commerciali Ue con gli Usa e non si è certo accontentato sulla digital tax - argomento che potrebbe essere oggetto domani anche dell’incontro a due in programma con Conte - della rassicurazione dell’uomo dell’Eliseo che non si tratta di un’imposta pensata per «prendere di mira specificatamente le aziende americane». Mentre è tornato a puntare il dito su quei Paesi che «continuano a non adempiere agli impegni finanziari» con la Nato su stanziamenti minimi del 2% del Pil alla difesa.

Sullo sfondo, sono rimasti invece sotto tono i tentativi del segretario generale Stoltenberg di minimizzare le discordie. In attesa dei compromessi che, in un modo o nell’altro, dovranno del resto saltar fuori nei comunicati finali.

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